Comunità di S.Egidio


Comunità di Sant'Egidio 
Osservazioni in merito alla bozza del DPCM di 
"Programmazione dei flussi di ingresso 
dei lavoratori extra comunitari nel territorio 
dello Stato per l'anno 2001"

 

In primo luogo va osservato che il numero complessivo di ingressi programmato, pari a 63.000 unità per l'intero anno, risulta sensibilmente inferiore alle stime, anche le più misurate, formulate dai soggetti istituzionali o dalle parti sociali a cui anche la relazione di accompagnamento si riferisce (Direzioni Regionali del Lavoro e Assinform) e che indicano valori non inferiori alle 100.000 unità.

Una quota che si attesti sulle 100.000 unità del resto rispecchia quasi esclusivamente la domanda esplicita del settore industriale, sia di occupazione in forma subordinata a tempo indeterminato, sia di attività lavorativa stagionale; non tiene invece conto del settore, certamente ampio e in alcune parti del paese prevalente soprattutto per la manodopera femminile, del lavoro di cura alla persona e di collaborazione domestica.

Per altro la stessa esperienza dello scorso anno conferma che una quota vicina alle 100.000 unità costituisce la previsione più realistica; infatti l'insufficienza della quota iniziale, stimata come quest'anno in 63.000 unità, ha costretto ad una successiva integrazione di ben 20.000 per il solo lavoro stagionale disposta nell'agosto. Dalle circolari del Ministero del Lavoro con cui si è provveduto a distribuire territorialmente la quota aggiuntiva, si desume chiaramente (l'ultima del novembre 2000) che la stessa quota è stata interamente assorbita. 

In analogia al criterio indicato dall'art.3 comma 4 della L.n.286/1999, secondo il quale i decreti di programmazione dell'anno precedente costituiscono criteri ed indicazioni per il successivo, la quota per l'anno 2001 programmata va individuata in un numero complessivo non inferiore alle 100.000 unità. 

Connessa a questa proposta è anche la constatazione che all'insufficienza della quota complessiva di ingressi corrisponde un significativo squilibrio interno delle varie componenti: le previsioni di ingresso per lavoro subordinato con chiamata nominativa (una delle forme più frequenti e collaudate di ingresso e avviamento al lavoro) per paesi diversi da quelli previsti all'art.3 costituiscono meno del 20% del totale (12.000 su 63.000). Appare realistico un significativo incremento di questa componente che la riporti ai valori già previsti lo scorso anno, quindi non inferiore alle 39.000 unità. Per altro costituisce un significativo e non ragionevole impedimento all'utilizzo della quota la previsione di redditi, anche familiari, notevolmente elevati nel caso di chiamata nominativa nei lavori domestici o di cura alla persona. Soprattutto quando si tratti di assistenza a persone anziane la previsione di redditi che oscillano tra gli 80 e i 98 milioni lordi annui rischia di fatto di tradursi in un'ingiustificata esclusione per questa popolazione dall'utilizzo delle risorse lavorative, spesso non sostituibili, costituite dagli immigrati.

La proporzione delle quote destinate dall'art. 3 risultano in alcuni casi sensibilmente inferiori alla percentuale che gli stessi gruppi nazionali rivestono attualmente nel complesso della presenza regolare straniera nel paese (in particolare questa notazione riguarda il Marocco per cui è stato previsto il dimezzamento degli ingressi rispetto all'anno precedente mentre questa componente si conferma la più numerosa, con storia, legami e vasta diffusione sul territorio nazionale); occorre valutare, anche sulla base delle provenienze nazionali degli ingressi del 2000, se la previsione dell'art.3 non rischi di tradursi in un'ingiustificata limitazione degli arrivi solo per questi paesi, vista la condizione di esclusione per gli stessi espressa agli art.1 e 2 lett .a, b e c. 

Roma, 7 gennaio 2001