La
Veglia di Preghiera in Santa Maria in Trastevere
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La
preghiera
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"La morte di un
cristiano chiama alla pace"
Meditazione di Andrea Riccardi nella veglia di preghiera in Santa Maria
in Trastevere, il 6 febbraio 2006, in ricordo di don Andrea Santoro,
sacerdote romano, ucciso barbaramente a Trebzon, in Turchia, al termine
della celebrazione liturgica. |
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«Ecco,
io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i
serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi
dagli uomini; perché vi metteranno in mano ai tribunali e vi
flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a
governatori e re per causa mia, per servire di testimonianza davanti a
loro e ai pagani. Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non
preoccupatevi di come parlerete o di quello che dovrete dire; perché in
quel momento stesso vi sarà dato ciò che dovrete dire. Poiché non
siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in
voi.
Il
fratello darà il fratello a morte, e il padre il figlio; i figli
insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. Sarete odiati da
tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà
salvato. Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra;
perché io vi dico in verità che non avrete finito di percorrere le
città d'Israele, prima che il Figlio dell'uomo sia venuto.
Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo
signore.
Matteo
10, 16-17; 21-24
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Cari fratelli e sorelle,
queste parole di Gesù sono rivolte ai discepoli. Ma noi spesso abbiamo
dimenticato che ci riguardano. Tuttavia una pecora, un servo del
Signore, un prete di Roma, Andrea Santoro, è stato ucciso come fosse in
mezzo ai lupi. Il funerale sarà celebrato Venerdì. Ricordo le parole
che Ghassan Tueni disse al funerale di suo figlio assassinato: "In
quest'occasione non invito alla vendetta e all'odio, ma, insieme a mio
figlio, voglio che anche l'odio sia seppellito per sempre". La
morte di un cristiano chiama alla pace.
Don Andrea è stato ucciso a Trebisonda, nella piccola chiesa di Santa
Maria, dove aveva celebrato l'Eucarestia della Domenica in quella
ridottissima comunità. Ci fu un tempo in cui lì c'era una grande
comunità cristiana. Chiese antiche, monasteri, liturgie in tante lingue
e riti, quando il canto degli armeni si intrecciava con quello dei
greci. Era l'inizio del secolo scorso. L'hanno cancellata massacri
terribili e spostamenti di popolazione in seguito alle vicende politiche
della prima guerra mondiale. La moderna città nasconde la storia di una
sofferenza antica e tanti morti cristiani in viaggi estenuanti, in
massacri, affogati in mare. Ma è storia di quasi un secolo fa.
Così è avvenuto in Turchia, un tempo terra anche di cristiani, perché
patria della predicazione cristiana, dell'apostolo Paolo, cittadino di
Tarso, e della sua evangelizzazione, delle Chiese dell'Apocalisse.
Alcuni cristiani, pochissimi, fantasmi di una storia, come quelli del
Tur Abdin siriaco (dove hanno resistito più di 1500 anni, ma ora non
sono più). Sembrano resti di un naufragio storico. Privi di futuro.
Storie antiche, su cui non si piange, anche se i nomi di quelle città
sono familiari all'amico della Bibbia. Eppure qualcuno torna. A che
fare? Andrea Santoro, sessant'anni, era partito attratto da una
vocazione per quella terra. Missionario? Ma non chiamato al
proselitismo, ma a dire con la presenza che Dio è amore: Dio ama tutti,
lui, i cristiani, i turchi, i musulmani, gli ebrei. Non è una missione
da poco.
Quella è una terra santa, benedetta dai piedi di coloro che hanno
annunciato l'Evangelo: quell'Oriente da cui è sorto il sole della
predicazione di Gesù, che ha illuminato il mondo. Non può restare
senza la missione d'amore la terra che ha dato Paolo e tanti. Andrea
Santoro, in una città turca del Mar Nero, lontano dal mondo romano,
quello ecclesiastico o quello della periferia dov'era stato parroco,
aveva scelto di vivere dal 2000 nella terra del tramonto del
cristianesimo. Con tenerezza per la gente, con una pietà tutta romana,
con simpatia, con tanta preghiera, aspettava l'aurora di un nuovo
giorno. Con pazienza, senza fretta…
Domenica è venuta la morte. Una morte che -dicono- è stata inflitta da
un giovane che ha gridato "Allah akbar" come grido di guerra.
Follia? Certo un atto che si inquadra nel clima infuocato del mondo
musulmano, almeno di una sua parte, dopo la scoperta delle vignette
satiriche su Maometto. No, in quell'ora Dio non era grande, ma umiliato
come nell'ora della passione: umiliato che si pronunciasse il nome
dell'Eterno mentre si spargeva il sangue dell'amico. Non spetta a noi
dire che questo non è islam; ma questa, certo, non è umanità.
Povero don Andrea: se ne è andato con i suoi sogni, con la sua bontà,
con i suoi messaggi agli amici romani, con il suo sito, finestra sul
Medio Oriente, con la sua passione per il cristianesimo orientale, per
le memorie di un grande passato, per le briciole del presente. Prete
buono, inquieto figlio del Concilio, compagno del nostro don Vincenzo,
aveva mostrato la santità di un'inquietudine fattasi missionaria:
esempio per i preti e i cristiani di Roma. A sessant'anni se ne è andato. Come una pecora in mezzo ai lupi.
E' un musulmano chi lo ha ucciso? "Il fratello darà a morte il
fratello". Questo è grave. Torna la storia di Caino con Abele.
Perché don Andrea era solo un fratello. Voleva essere un fratello dei
musulmani. Come fratel Carlo di Gesù, ucciso stupidamente nel deserto
del Sahara e beatificato da Benedetto XVI. L'assassino è sempre uno
stupido. Don Andrea è morto come un fratello in una città deserta di
cristiani, fratello tra uomini che amava. Fin quando i fratelli
uccideranno i fratelli? Fin quando, come in Libano, le loro chiese
saranno bruciate? "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo
sangue sarà sparso, perché da immagine di Dio egli ha fatto
l'uomo" -dice il Santo nel patto di Noé che ogni uomo è tenuto a
rispettare, qualunque sia la sua religione.
Non ci saranno mani vendicatrici: non perché siamo deboli, ma perché
sappiamo che "forte come la morte è l'amore". I sassi e i
coltelli possono strappare una presenza d'amore, come quella cristiana,
ma non impediranno di amare. Il sangue sparso è di chi è stato odiato
per il nome di Gesù, chiamato Belzebù. Forse uno solo l'ha odiato,
forse dieci o cento: non so. Ma la sua vita è Vangelo. Quel sangue
sparso rivela a noi tutti quanto è preziosa quella terra. Sembra una
terra che non dà frutti cristiani, inutile da coltivare, inutile
spenderci la vita… Così alla saggezza comune. Ma non a don Andrea
Santoro, prete della periferia di Roma, morto nella Turchia moderna, in
cui lui vedeva ancora le orme degli apostoli.
Non dobbiamo anche noi, cari fratelli, amare di più quelle terre, i
cristiani rimasti, i non cristiani viventi? Anche questo è amore: è un
amore che sembra sterile, quello del tramonto, come quello per gli
anziani. Ma senza questo tramonto -lo capiscono i martiri- non c'è
aurora. E' un tramonto dorato, prezioso come il sangue degli amici di
Dio, in cui misteriosamente è nascosta la resurrezione.
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