Comunità di S.Egidio

20/02/2008 

PREGHIERA PER I CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE
Basilica di Santa Maria in Trastevere


 

Conferenza
" I cristiani in Medio Oriente tra futuro, tradizione e Islam"

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La preghiera


 

 

 

 

 

Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo

Filippesi 2, 12b-15 

Cari amici,

1. la Comunità di Sant'Egidio ha dedicato oggi la sua riflessione alla situazione de "I cristiani in Medio Oriente tra futuro, tradizione e Islam". Ed ora si ritrova nella preghiera della sera per rendere lode al Signore.
Tra poco condivideremo il Magnificat della Vergine di Nazareth. Così il ringraziamento approderà all'invocazione. La rivolgeremo a Colui che innalza gli umili e libera gli oppressi per esprimere tutta la possibile vicinanza ai fratelli e alle sorelle cristiani del Medio Oriente. E' bene che essi sentano la nostra vicinanza ed abbiano la certezza che anche tutto quello che ci è dato di compiere nella storia di oggi a loro favore noi lo compiremo. Poniamo perciò la nostra fiducia nella divina assistenza e nella intercedente presenza della Santa Madre di Dio.

2. Il tempo quaresimale ci interpella sempre intimamente. La nuova Pasqua verso la quale siamo incamminati sarà, infatti, cristiana solo se preceduta da sincera conversione e da autentico rinnovamento interiore. Da essi scaturirà la carità, con quella vitalità che la apre ad orizzonti universali. Nota costitutiva della carità dei discepoli di Cristo è appunto la sua dimensione cattolica.
Mentre vi fate vicini ai poveri di Roma e di tante città del mondo, nelle quali trova efficace espressione la vostra solidarietà, certamente non dimenticherete i grandi problemi del mondo, e tra questi i conflitti, le aspirazioni, le contraddizioni, le speranze del Medio Oriente, che fu culla della nostra fede.
Soprattutto ai fratelli e alle sorelle che vivono in Terra Santa, che avrò la grazia di visitare la prossima settimana, vorrei far giungere fin d'ora il dono di una speciale preghiera condivisa in questa Basilica della Madre del Signore.
Essi sono le pietre vive che danno voce alle mirabili testimonianze del passaggio storico di Cristo. Senza la comunità credente e confessante la fede cristiana nella liturgia e nella solidale carità, secondo i riti più antichi della cristianità, generati dalla prima eco suscitata dall'annuncio evangelico, la Terra Santa si spegne, mentre è chiamata ad essere "la silenziosa testimone della vita terrena del nostro Redentore" (Benedetto XVI).

3. La carità assume una dimensione autenticamente cattolica solo se trae forza e continuità dall'incontro personale e comunitario con Cristo. Chiediamo la grazia dell'impegno orante, soprattutto liturgico, che cerca sempre di coinvolgere l'esistenza; un impegno non saltuario, ma quotidiano e desideroso di confermarsi anche nella fedeltà e nella generosità della adesione al Signore e del servizio di carità. Questa sarà la forza che vi animerà, cari amici di Sant'Egidio, nelle vostre molteplici iniziative di promozione umana e sociale, di dialogo, di conoscenza, anche a livello ecumenico e interreligioso, e di riconciliazione che portate avanti in tanti paesi.

4. La parola dell'apostolo Paolo ai Filippesi esorta con chiarezza anche noi ad "attendere" alla salvezza, che non è scontata, e a dedicarci al Signore col timore e il tremore di chi è stato raggiunto dall'amore senza misura di Cristo, ed anela perciò ad una risposta che sia più forte delle sue debolezze. Il Signore è al fianco di ognuno di noi perché compiamo le grandi opere del suo amore. Le meschinità dell'egoismo che è in ciascuno di noi, fatte a volte di mormorazioni, di critiche, di invidie e di gelosie vanno combattute. Del resto la Scrittura Sacra, specialmente nel tempo quaresimale con apporti dell'antico e del nuovo testamento, le stigmatizza fortemente. Lasciamo, perciò, il passo alla semplicità di chi si affida totalmente al Signore e alla sua santità. Sarà lui a trasfigurare noi peccatori poveri e deboli per renderci figli di Dio immacolati. Le componenti più basse dello spirito umano sono talora eloquenti oggi come in passato. Ciò non esime i cristiani dall'apertura verso il tempo e il mondo in cui vivono. Ma si impone anche il realismo evangelico a sostegno di una più sincera conversione personale perché tutti i figli della Chiesa possano essere in questa generazione docili strumenti nelle mani di Dio. Egli, attraverso la dimensione penitente della vita dei cristiani, che si fa testimonianza coerente, vuole far brillare ovunque la luce e la speranza della Pasqua di Cristo.

Omelia di S.E. card. Leonardo Sandri
Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali


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