Comunità di S.Egidio


Roma - 29 gennaio 2002
La Camera dei Deputati candida 
la Comunità di Sant'Egidio al Nobel per la pace

 


Repubblica Italiana
Camera dei Deputati
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 87 del 28/01/2002


Discussione della mozione Ciani ed altri n. 1-00027 
concernente la Comunità di Sant'Egidio (ore 21,30). 


PRESIDENTE. 
L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Ciani ed altri n. 1-00027 concernente la Comunità di Sant'Egidio (vedi l'allegato A - Mozione sezione 1). 
Avverto che la mozione è stata sottoscritta in data odierna anche dall'onorevole Michelini. 
La ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicata in calce al calendario (vedi resoconto stenografico della seduta del 14 gennaio 2002). 


(Discussione sulle linee generali) 

PRESIDENTE. 
Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione. 
È iscritto a parlare l'onorevole Ciani, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00027. Ne ha facoltà. 

FABIO CIANI. 
Signor Presidente, la comunità di sant'Egidio nasce a Roma nel 1968, all'indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 40 mila persone, impegnate nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 60 paesi dei diversi continenti. È associazione pubblica di laici della Chiesa e le differenti comunità sparse nel mondo condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant'Egidio. 

La comunità ha al suo centro la chiesa romana di sant'Egidio, da cui ha preso il nome. Fin dall'inizio vive nel quartiere di Trastevere e a Roma è una presenza continua di preghiera e di accoglienza dei poveri e dei pellegrini. L'amicizia con i poveri ha condotto sant'Egidio a comprendere meglio come la guerra sia la madre di tutte le povertà. È così che amare i poveri in molte situazioni è diventato lavorare per la pace, per proteggerla dove è minacciata, per aiutare a ricostituirla facilitando il dialogo laddove è andato perduto. I mezzi di questo servizio alla pace e alla riconciliazione sono quelli poveri della preghiera, della parola, della condivisione di situazioni di difficoltà, l'incontro e il dialogo. Anche dove non si può lavorare per la pace la comunità cerca di realizzare la solidarietà e l'aiuto umanitario alle popolazioni civili che più soffrono a causa della guerra; sono questi, forse, gli aspetti più conosciuti di sant'Egidio, quelli di cui anche i media, a volte, parlano senza metterne sempre in luce - come capita - la continuità con l'aiuto ai più poveri, presente nella comunità fin dai suoi inizi, e la radice evangelica. Alcuni membri della comunità sono stati facilitatori o mediatori veri e propri in conflitti fratricidi durati più di dieci anni, come in Mozambico, o più di trenta, come in Guatemala. 

L'Africa più povera attraversata dalla guerra, come anche i Balcani - ma non solo -, sono nella memoria e al centro delle preoccupazioni e dell'impegno della comunità di sant'Egidio. Anche attraverso esperienze di questo tipo è cresciuta la fiducia della comunità di sant'Egidio nella forza debole della preghiera e nel potere di cambiamento della non violenza e della persuasione. In questa direzione la comunità si pone costantemente al servizio del dialogo ecumenico ed interreligioso. Dal 1987 in poi la comunità di sant'Egidio è impegnata a livello internazionale e di base per continuare, in meeting, incontri e nella preghiera il cosiddetto «spirito di Assisi». 

È nel solco di questa urgenza evangelica che si colloca la recente battaglia per una moratoria mondiale di tutte le esecuzioni capitali dall'anno 2000 che la comunità ha intrapreso a livello internazionale assieme ad altre organizzazioni. È un passaggio importante che vede uno sforzo di particolare intensità della comunità di sant'Egidio e di tutti i suoi membri in ogni parte del mondo in cui sono presenti, per l'affermazione del valore della vita senza eccezioni e a tutti i livelli. Hanno la medesima radice evangelica - mentre si esprimono come proposta a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, indipendentemente dal credo religioso - anche altre iniziative umanitarie, come quella contro le mine antiuomo, ovvero il concreto aiuto ai profughi e alle vittime di guerre e carestie come nel sud del Sudan, nel Burundi, in Albania e in Kosovo, o le recenti azioni a sostegno delle popolazioni colpite in centro America dall'uragano Mitch, o per la liberazione di schiavi, dove questa pratica inumana è ancora utilizzata. 

In questi ultimi dieci anni la comunità di sant'Egidio è sempre più conosciuta a livello internazionale per il suo contributo alla costruzione della pace nel mondo; nei media si parla di «ONU di Trastevere» o di «diplomatici di sant'Egidio». Per queste sue attività la comunità di sant'Egidio è stata insignita di vari e prestigiosi premi e riconoscimenti. Nella chiesa cattolica e nelle altre chiese si guarda alla comunità come a un punto di riferimento rilevante, ove si respira forte lo spirito dell'unità dei cristiani. Tra i leader delle grandi religioni mondiali sant'Egidio è divenuto un nome di pace e di dialogo; per molti popoli, in particolare per gli africani, la comunità di sant'Egidio è una casa della pace dove in tanti hanno cercato e cercano la fine dei conflitti che insanguinano il mondo. 

Molti osservatori ed esperti considerano la comunità come uno degli esempi più interessanti della capacità della società civile di incidere sulla vita internazionale e di influire sui processi di pace e riconciliazione. La comunità di sant'Egidio è studiata, ascoltata e rispettata in varie cancellerie del mondo, nei fori e nelle organizzazioni internazionali. Numerose persone, delle più diverse parti del mondo, si rivolgono alla comunità in cerca di un aiuto o di una soluzione per i loro paesi in crisi, a rischio di conflitti civili o già in guerra. 

Dall'inizio degli anni ottanta la comunità di sant'Egidio si è impegnata su vari scenari della vita internazionale e, in special modo, per la preservazione della pace e in favore del dialogo. A motivo della sua crescente presenza in molte regioni del mondo, attraverso le varie comunità, la comunità di sant'Egidio sente vicine tante situazioni difficili. Nel tempo tale interesse, oltre che in un'azione umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, si è trasformato in un impegno a favore del dialogo per prevenire tensioni e, talvolta, anche in interventi diretti di mediazione. Tuttavia non esiste un sant'Egidio diplomatico accanto a quello comunitario. L'impegno della comunità per la pace nasce come un'estensione dell'impegno per i poveri e della fraternità. Sant'Egidio si occupa di conflitti a partire dalla sua realtà di comunità viva ed accogliente che prega. 

È la medesima cultura della riconciliazione e della solidarietà, aperta su un orizzonte più vasto. Secondo le parole dell'apostolo Paolo, si tratta di abbattere il muro di separazione che era framezzo, cioè l'inimicizia. Le inimicizie generano le guerre e la guerra è madre di tutte le povertà. La comunità è persuasa che, oltre agli appelli e ad una continua invocazione alla pace, sia possibile lavorare concretamente per la pace, senza timore dei propri deboli mezzi. 

Tale debolezza, che cela mancanza di potere politico, economico e militare, potrà trasformarsi in una forza morale che cerca di trasformare l'uomo dal di dentro e renderlo più giusto e più misericordioso. È una forza debole che può aiutare la pace. Se è vero che, dopo la fine della guerra fredda, in molti possono provocare la guerra, è anche vero che tutti possono lavorare per la pace: questo è dentro l'esperienza della comunità. 

La guerra è percepita con un male estremo, come madre di tutte le povertà fin dall'inizio. Questa coscienza diviene sempre più viva con il passare degli anni, quando la comunità raggiunge, con la sua presenza, molti paesi, in particolare in Africa. Del resto, la chiesa ed i papi hanno maturato, per tutto il novecento, una profonda consapevolezza della guerra come inutile strage o come avventura senza ritorno, con un noto magistero sulla pace e sulle responsabilità dei credenti e degli uomini di buona volontà. La riflessione sulla parola e la preghiera quotidiana conducono la comunità ad interrogarsi sulle tante stragi di innocenti della storia e del presente e a maturare la coscienza viva del valore della pace. Gli avvenimenti dolorosi di guerre lontane nel tempo e di conflitti odierni entrano a far parte della vita quotidiana della comunità, come invocazione nella preghiera, solidarietà attiva, ma anche ricerca concreta di soluzioni che tengano presenti le condizioni politiche dei paesi in crisi. 

Particolarmente vivo nel cuore della comunità e nella memoria dell'espressione tragica della Shoah, il male assoluto partorito nel cuore della seconda guerra mondiale, è l'impegno a ricordare, per impedire che la violenza prevalga e che nessuno si trovi mai più isolato di fronte al male, come ha detto Andrea Riccardi in una recente occasione. Come sant'Egidio, ci sentiamo dentro questo patto a non dimenticare (che vuole dire non tollerare che nessuna comunità, soprattutto la comunità ebraica, sia isolata nella vita cittadina), un patto per non dimenticare; mai per nessun motivo potremmo essere separati dalla nostra comunità ebraica. Più la si tenterà di isolare, come allora avvenne speciosamente, più noi saremo uniti. 

L'antisemitismo rappresenta un'offesa alla democrazia, ma per i credenti anche un fatto grave e colpevole di fronte a Dio. Si sappia bene che quando brucia la sinagoga, bruceranno anche la chiesa, la moschea, la politica democratica, la cultura e tant'altro. Per questo, ancora oggi siamo insieme e domani saremo sempre insieme per fare silenzio ed ascoltare la voce dei sommersi della Shoah. 

Sant'Egidio vive la vicinanza concreta alle guerre di questi anni, in particolare quelle in Africa e nel sud del mondo. La miseria di tanti poveri è resa ancora più tragica da conflitti civili o tra Stati. La stessa comunità è stata colpita in prima persona dalla violenza con la perdita di due dei suoi membri, Madora e Laurindo, durante la lunga guerra in Mozambico. Spero che il Parlamento italiano, al di là delle appartenenze politiche, abbia la volontà di impegnare il Governo perché, accogliendo questa mozione, con il suo operare faccia sì che alla Comunità di sant'Egidio venga riconosciuto il Nobel per la pace. Sarebbe un motivo di orgoglio per tutto il paese (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo). 


PRESIDENTE. 
È iscritto a parlare l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà. 


ALBERTO MICHELINI. 
Signor Presidente, che il premio Nobel per la pace possa essere assegnato alla Comunità di sant'Egidio è l'auspicio che ognuno di noi, in quest'aula, a qualsiasi partito appartenga, come rappresentante del popolo italiano, non può non fare. Attraverso questa realtà ecclesiale di laici, nata a Roma nel 1968 (periodo difficile) da un giovane che ha trovato nel Vangelo le risposte alle sue inquietudini e al desiderio di aiutare i più poveri, Andrea Riccardi, è stato, infatti, possibile ottenere soluzioni il cui raggiungimento, per anni, aveva impegnato la diplomazia internazionale senza esito. Basterebbe ricordare la pace in Mozambico, firmata il 4 ottobre del 1992, grazie alla mediazione della comunità di sant'Egidio e del Governo italiano, tra il governo di Maputo e la resistenza, dopo 16 anni di sanguinosa guerra civile. Per non parlare dell'impegno per la pace in Burundi, in Algeria, in Sierra Leone, in Uganda, in Guatemala, in Kosovo, in Albania, in Medio Oriente, riunendo attorno ad un tavolo, realtà profondamente divise ma disposte ad affidarsi alla mediazione di chi non pretendeva nulla dalle parti se non il dialogo, la comprensione reciproca, la giustizia sociale come unica via per la pace.

È stato sempre questo spunto a spingere Andrea Riccardi, Vincenzo Paglia, Matteo Zuppi, Mario Marazziti e gli altri (ormai sono 40 mila, sparsi in tutto il mondo) ad innescare una pacifica rivoluzione sociale, scavando nel cuore delle borgate romane quel solco di solidarietà e di tolleranza che traeva idee ed energia dalla ricchezza del Concilio Vaticano II. Questi giovani, negli anni - Andrea Riccardi è docente di storia del cristianesimo alla Sapienza, Vincenzo Paglia è vescovo di Terni - hanno saputo trasformare la lezione dei poveri e degli emarginati in una straordinaria macchina di solidarietà e di mediazione politico-diplomatica, attivissima oggi e proiettata in un futuro in cui si moltiplicheranno, purtroppo, i conflitti tra chi non riesce a sopravvivere perché non ha niente e chi, invece, ha tutto. 

È questo il filo sottile, ma potentissimo, che unisce l'attività nascosta e silenziosa, essenziale, di preghiera e di solidarietà con i poveri con la ricerca dell'unità tra i cristiani e del dialogo come via della pace e della collaborazione tra le religioni, ma anche come metodo per la riconciliazione nei conflitti. È da questo aspetto eroico e nascosto che trae forza quello più spettacolare, se vogliamo, loro malgrado, della mediazione internazionale, alla ricerca della pace. È la comunità di sant'Egidio che sta dietro a quel dialogo, voluto da Giovanni Paolo II, che lega la grande riunione di Assisi del 1986 a quella della settimana scorsa, di nuovo ad Assisi, in una fase in cui il terrorismo fondamentalista e la spirale di violenza quotidiana in Medioriente rischiano di fare esplodere conflitti incontrollabili. Dal 1986 ad oggi, la comunità di sant'Egidio ha avuto il merito di non aver disperso il tesoro di quel primo incontro, facendo rivivere quello stesso spirito in tanti altri appuntamenti, con la capacità di aprirsi alle nuove domande poste dai grandi scenari internazionali, assieme a quelle delle religioni sulla via della pace, del dialogo tra civiltà, perché le religioni possono essere una forza di pace proprio laddove la pace è minacciata a causa della multietnicità e della multireligiosità. 

Per questi motivi ci uniamo ai tanti - da Gorbaciov a Mugabe, da Madre Teresa al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e ad esponenti di varie religioni - che hanno chiesto il Nobel per la pace per la comunità di Sant'Egidio, la cui candidatura, peraltro, era stata già inserita, più d'una volta, nella loro lista, dai professori dell'accademia di Stoccolma. Per queste ragioni, ci uniamo alla mozione Ciani ed altri n. 1-00027. 


PRESIDENTE. 
La ringrazio, onorevole Michelini. 
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali della mozione. 


(Intervento del Governo) 

PRESIDENTE. 
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Margherita Boniver. 


MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. 
La ringrazio, signor Presidente. Interverrò molto brevemente, per ricordare che il Governo, naturalmente, condivide l'avviso dei firmatari della mozione, perché nessuno può mettere in discussione la bontà, la celebrità e l'efficacia della comunità di sant'Egidio. Quindi, è più che giustificata la richiesta di una candidatura al premio Nobel per la pace. 

Tuttavia, va sottolineato che tra i soggetti titolari del diritto ad avanzare candidature al premio Nobel figurano soltanto i membri del Parlamento o membri individuali dei governi nazionali, non il Governo nella sua collegialità. Il Governo in quanto tale, quindi, non può impegnarsi a presentare ufficialmente la candidatura della comunità di sant'Egidio per il conferimento del premio Nobel per la pace, come invece è richiesto dai proponenti nella sezione dispositiva della mozione, nel primo paragrafo, che, pertanto, deve essere considerato non accettabile. Vista la natura di organizzazione non governativa della comunità di sant'Egidio, apparirebbe comunque preferibile, per lo stesso successo della candidatura, che la proposta non partisse da un membro del Governo, quanto piuttosto da un altro dei soggetti legittimati a compiere questo atto, come, ad esempio, esponenti del Parlamento, come risulta essere già avvenuto in passato. Va peraltro notato che la candidatura deve pervenire al comitato per il Nobel, ad Oslo, entro il 1o febbraio di ogni anno. 

Il Governo, quindi, conferma la massima disponibilità ad appoggiare successivamente la candidatura al premio Nobel della comunità di sant'Egidio, secondo le modalità tradizionali di questo premio, che si caratterizzano per la loro informalità. 

La seconda parte della sezione dispositiva della mozione, che impegna il Governo a sostenere questa proposta di candidatura presso tutte le istituzioni culturali ed universitarie del paese, può, dunque, essere accolta come raccomandazione, qualora occorrano le condizioni opportune, tra le quali, in primo luogo, l'effettiva presentazione della candidatura stessa entro il 1o febbraio, compatibilmente con le procedure proprie del premio Nobel che richiedono rigorosamente di evitare pubblicità e campagne di sostegno ufficiali. 


PRESIDENTE. 
La ringrazio, sottosegretario Boniver. 
Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta. 


Documenti

Resoconto della seduta n. 87 del 28/01/2002

Resoconto della seduta n. 88 del 29/01/2002

La mozione e 
la risoluzione approvata

Considerazioni integrative 
del deputato Fabio Ciani


Links

La Camera 
dei Deputati

The Nobel
Peace Prize