A Roma l'amicizia nasce e si può consolidare anche a tavola e, quando ciò avviene, ci scappa anche un premio. E' successo proprio così per «La trattoria degli Amici», un locale con esperienza decennale, da un anno trasferito in Piazza Sant'Egidio 6 (tel.: 065806033) che, quest'anno, si è portato a casa l'ambito premio «Ristorante dell'anno 2002», messo in palio dal sito internet Ristorantidiroma.com, per essersi distinto sia nel settore gastronomico che per la gestione del tutto originale e considerata degna di nota. Infatti, chiunque frequenti questa trattoria per lavoro o per mangiare, non ha mai pensato che il mondo è diviso in due, ma è un pezzo unico dove ciascuno può esprimersi come meglio crede di poter fare.
A dimostrazione di ciò non sono solo i piatti sfornati dal cuoco che spazia tra la gastronomia di diversi paesi del mondo ma, soprattutto, i tanti disabili psichici occupati anche come volontari che, proprio tra le mura di quel locale gestito da una cooperativa promossa dalla Comunità di Sant'Egidio, hanno trovato la voglia di vivere una vita semplice quanto normale. Così è per Maurizio che fa il someiller, per Massimo il tuttofare che in cinque minuti risolve ogni problema del cuoco quando rimane senza ingredienti, ma poi ci sono anche Aurelio, Walter, Flavia e Natalina che, infaticabili, si alternano tra la sala e la cucina, mentre per la sanità pubblica sono «bollati» come disabili psichici anche se insieme costituiscono una brigata in grado di vincere un premio tributato da una giuria popolare.
«Per noi tutti è stata una gioia apprendere di questo riconoscimento che ci impegna a continuare in questa gestione ricca di soddisfazioni» ha detto Giuseppe Di Pompeo il presidente della cooperativa che gestisce «La trattoria degli Amici». Così, anche con il fondamentale contributo svolto da questi lavoratori nel retrobottega e con gli arnesi tipici della cucina, che si preparano le verdure per condire il cous cous vegetale alla tunisina, o succulenti piatti grechi e di altre tradizioni gastronomiche che qui si mischiano gradevolmente con piatti tipici romani e i dolci cucinati ancora seguendo vecchie tradizioni pasticcere. Un tocco di originalità nel locale e dato oltre che dal pavimento in cotto, anche dai quadri realizzati da ragazzi disabili, come se si volesse una volta di più interrogare il pubblico su ciò che significa essere normali o disabili.
Valentino Castaldo