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The Everyday Prayer


 
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Church of Sant'Egidio, Rome


Reading of the Word of God

Alleluia, alleluia, alleluia

The Spirit of the Lord is upon you.
The child you shall bear will be holy.

Alleluia, alleluia, alleluia

1 Chronicles 21, 7-17

God looked with displeasure on this and punished Israel in consequence.

David then said to God, 'I have committed a grave sin by doing this. But now I beg you to forgive your servant for this fault, for I have acted very foolishly.'

Yahweh then spoke to Gad, David's seer,

'Go and say to David, "Yahweh says this: I offer you three things; choose which one of them I am to inflict on you." '

So Gad went to David and said, 'Yahweh says this,

"Take your choice between three years of famine; or three months of disaster at the hands of your enemies, with your enemies' sword overtaking you; or three days of Yahweh's sword, an epidemic in the country, while the angel of Yahweh wreaks havoc throughout the territory of Israel." Now decide how I am to answer him who sends me.'

David said to Gad, 'I am very apprehensive. Better for me to fall into Yahweh's hand, since his mercies are very great, than for me to fall into the hands of human enemies.'

So Yahweh unleashed an epidemic on Israel, and seventy thousand Israelites succumbed.

Next, God sent the angel to Jerusalem to destroy it, but as he was about to destroy it, Yahweh looked down and felt sorry about the calamity; and he said to the destroying angel, 'Enough now! Hold your hand!' The angel of Yahweh was standing by the threshing-floor of Ornan the Jebusite.

David, raising his eyes, saw the angel of Yahweh standing between earth and heaven, a drawn sword in his hand stretched out towards Jerusalem. David and the elders then put on sackcloth and fell on their faces,

and David said to God, 'Did I not order the people to be counted? I was the one who sinned and actually committed the wrong. But these, the flock, what have they done? Yahweh my God, let your hand lie heavy on me and on my family; but spare your people from the plague!'

 

Alleluia, alleluia, alleluia

Look down, O Lord, on your servants.
Be it unto us according to your word.

Alleluia, alleluia, alleluia

Davide, quando Dio comincia a colpire il suo popolo, si rende conto del peccato che ha compiuto e immediatamente si pente e prega: “Ho peccato molto facendo una cosa simile. Ti prego, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza” (v. 8). Gli appare subito evidente che il peccato non è semplicemente un atto personale isolato ma un processo distorto che sta rovinando il popolo. Il peccato infatti non è mai un atto che resta chiuso in se stesso. Ha sempre conseguenze oggettive e sociali. Così come, ovviamente, anche il bene che si compie. Per questo nella tradizione cristiana della confessione è richiesto l’obbligo della “penitenza”, ossia compiere gesti, azioni e comportamenti contrari al peccato commesso. Si chiede, cioè, di immettere nella vita, e quindi nella società, germi opposti al male che si è compiuto. In questa pagina biblica appaiono evidenti e drammatiche le conseguenze del peccato di Davide sull’intero popolo di Israele. È un insegnamento che non si deve dimenticare, soprattutto in questo nostro tempo. Oggi, infatti, non solo si è attutito il senso del peccato, ma sembra scomparsa la convinzione delle ferite che il peccato porta sulla società. I settantamila israeliti morti per riparare la colpa di Davide ci spingono a considerare con grande attenzione, e anche con grande timore, le conseguenze negative sulla comunità e sulla stessa società che hanno i nostri peccati. Tali conseguenze sono inevitabili. È per questo che tramite il profeta, Dio consente a Davide la scelta fra tre tipi di flagello (tipici di Geremia ed Ezechiele), che daranno origine all'invocazione cristiana: A peste, fame et bello, libera nos Domine. Questi tre castighi sono in ordine decrescente: tre anni, tre mesi, tre giorni. Davide, cosciente del danno compiuto, chiede al Signore il castigo della peste. Possiamo dire che è una scelta religiosamente sapiente. Mentre la carestia e le sconfitte avrebbero messo Davide e il suo popolo in balia degli uomini, la pesta invece non ha altro rimedio se non l’aiuto di Dio. In certo modo, Davide riconosce di nuovo a Dio il potere di vita e di morte su Israele. Nel cielo appare l’angelo sterminatore con una spada sguainata con la quale colpisce duramente il popolo. “Ma, nell’atto di devastare - scrive il Cronista - il Signore guardò e si pentì di quel male. Egli disse all’angelo devastatore: “Ora basta! Ritira la mano!” (v. 15). Davide, alza gli occhi al cielo e vede l’angelo sterminatore con la spada sguainata contro Gerusalemme. Pentito del grande peccato, si veste di sacco e cade con la faccia a terra assieme agli anziani di Israele e rivolge a Dio la sua preghiera. È una pagina che ispirò san Gregorio Magno quando anche a Roma, durante il suo pontificato, scoppiò una terribile peste. Gregorio indisse una processione di penitenza e vide nel cielo l’angelo sterminatore che rimetteva la spada nel fodero. È quanto ancora oggi campeggia sulla cima di Castel sant’Angelo a Roma: un angelo che rimette la spada nel fodero. Anche questo monumento ci aiuta a ricordare il senso di questa pagina biblica e della sua cocente attualità. Non dobbiamo pregare e impegnarci per allontanare dalle nostre società tanti tipi di peste che le flagellano?


10/02/2012
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