Alluvione in Sudan

Aiuti alle vittime
dell'alluvione

Inizia la distribuzione degli aiuti

Lettera del vescovo
di Khartoum

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Comunità di Sant'Egidio
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Aiuti alle vittime dell'alluvione in Sudan

06/11/2001
Khartoum (Sudan)
Iniziata la distribuzione degli aiuti
alle famiglie colpite dall'alluvione
La delegazione della Comunità che si è recata in Sudan nel mese di ottobre, ha iniziato la distribuzione degli aiuti di emergenza alle famiglie colpite dall'alluvione. Il ringraziamento del vescovo di Khartoum, mons. G. Zubeir Wako.


Dal 19 al 25 ottobre una delegazione della Comunità di Sant’Egidio si è recata a Khartoum per portare aiuti di emergenza ad un gruppo di famiglie rimaste senza casa a causa dello straripamento del fiume Nilo avvenuto lo scorso settembre.

Il progetto è nato a seguito di una richiesta dell’Arcivescovo di Khartoum, Gabriel Zubeir Wako, rivolta alla Comunità nei primi giorni di Ottobre. Gli aiuti della Comunità sono destinati a 2.370 famiglie residenti in alcune aree della capitale e del nord Sudan, lungo il corso del Nilo.

L’abitudine di costruire case nelle vicinanze del Nilo è molto diffusa in Sudan, a causa della migliore qualità del terreno e del clima in prossimità del fiume. Inoltre, vista la natura desertica del paese, in prossimità del fiume è più facile approvvigionarsi di acqua ed avviare coltivazioni. Negli ultimi anni, però, le piene e gli straripamenti del fiume si sono fatti particolarmente frequenti, cosa che ha portato un gran numero di famiglie a trovarsi senza casa.

In occasione dell’ultima alluvione, circa 10.000 persone sono rimaste senza casa e si sono sparsi in molti dei quartieri periferici di Khartoum edificando piccole baracche o soltanto tende di fortuna, anche lontane dai pozzi d’acqua e completamente prive di servizi igienici.

Nonostante si tratti di posti così disagiati, molte persone, per essere sicure che la propria baracca non venga abbattuta, hanno deciso di costruire su terreni appartenenti a privati e devono anche pagare l’affitto ai proprietari del terreno che occupano. Per questo, non è difficile vedere dei terreni recintati con dentro una o più baracche.

Abbiamo visitato alcune di queste aree, in particolare quella del popoloso quartiere di Kalakala nella periferia sud di Khartoum e ci siamo potuti rendere direttamente conto della difficoltà della vita di queste persone che vivono in rifugi di fortuna, in condizioni climatiche tipicamente desertiche, caratterizzate da un caldo soffocante durante il giorno e da un freddo pungente durante la notte.

Abbiamo incontrato molte di queste famiglie: la maggior parte provengono dal sud del paese da cui erano scappate qualche tempo fa per sfuggire alla guerra civile. Durante il nostro soggiorno in Sudan abbiamo avviato il progetto di aiuti di emergenza in collaborazione con l’ufficio per la Promozione Umana della Diocesi di Khartoum.

Con i responsabili dell’ufficio abbiamo visitato alcuni dei luoghi in cui verranno inviati i nostri aiuti, abbiamo effettuato le ordinazioni del materiale, e verificato i campioni del materiale che costituirà l’aiuto di emergenza.

Ogni famiglia riceverà un telo di plastica di grandi dimensioni per coprire la tenda o la baracca, alcune coperte, dell’olio e del grano, oltre a contenitori per il trasporto dell’acqua e del sapone. Questi aiuti permetteranno a ciascuna famiglia di affrontare con minore difficoltà il primo periodo, in attesa di trovare soluzioni più definitive.

La Comunità si è anche fatta carico delle spese di trasporto e di immagazzinamento del materiale. Gli aiuti verranno distribuiti a cura di alcune parrocchie della Diocesi di Khartoum entro il 10 novembre. Per quella data tutte le famiglie avranno ricevuto l’aiuto della Comunità.

Oltre al contenuto del progetto, che risponde a bisogni primari di una popolazione piuttosto ampia, sia Mons. Zubeir che i responsabili degli aiuti umanitari della Diocesi di Khartoum, hanno apprezzato la prontezza con cui la Comunità ha messo a disposizione i fondi e la rapidità con cui si è potuto avviare il progetto.

Si è trattato, infatti, di un progetto di emergenza autentico, che è riuscito a rispondere in maniera molto efficace al bisogno di una popolazione in tempi brevissimi.

Fabio Riccardi

 

 

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