Dal
19 al 25 ottobre una delegazione della Comunità di Sant’Egidio si è
recata a Khartoum per portare aiuti di emergenza ad un gruppo di famiglie
rimaste senza casa a causa dello straripamento del fiume Nilo avvenuto lo
scorso settembre.
Il progetto è nato a seguito di una richiesta
dell’Arcivescovo di Khartoum, Gabriel Zubeir Wako, rivolta alla Comunità
nei primi giorni di Ottobre. Gli aiuti della Comunità sono destinati a
2.370 famiglie residenti in alcune aree della capitale e del nord Sudan,
lungo il corso del Nilo.
L’abitudine di costruire case nelle vicinanze
del Nilo è molto diffusa in Sudan, a causa della migliore qualità del
terreno e del clima in prossimità del fiume. Inoltre, vista la natura
desertica del paese, in prossimità del fiume è più facile
approvvigionarsi di acqua ed avviare coltivazioni. Negli ultimi anni, però,
le piene e gli straripamenti del fiume si sono fatti particolarmente
frequenti, cosa che ha portato un gran numero di famiglie a trovarsi senza
casa.
In
occasione dell’ultima alluvione, circa 10.000 persone sono rimaste senza
casa e si sono sparsi in molti dei quartieri periferici di Khartoum
edificando piccole baracche o soltanto tende di fortuna, anche lontane dai
pozzi d’acqua e completamente prive di servizi igienici.
Nonostante si tratti di posti così disagiati,
molte persone, per essere sicure che la propria baracca non venga abbattuta,
hanno deciso di costruire su terreni appartenenti a privati e devono anche
pagare l’affitto ai proprietari del terreno che occupano. Per questo, non
è difficile vedere dei terreni recintati con dentro una o più baracche.
Abbiamo visitato alcune di queste aree, in
particolare quella del popoloso quartiere di Kalakala nella periferia sud di
Khartoum e ci siamo potuti rendere direttamente conto della difficoltà
della vita di queste persone che vivono in rifugi di fortuna, in condizioni
climatiche tipicamente desertiche, caratterizzate da un caldo soffocante
durante il giorno e da un freddo pungente durante la notte.
Abbiamo incontrato molte di queste famiglie: la
maggior parte provengono dal sud del paese da cui erano scappate qualche
tempo fa per sfuggire alla guerra civile. Durante il nostro soggiorno in
Sudan abbiamo avviato il progetto di aiuti di emergenza in collaborazione
con l’ufficio per la Promozione Umana della Diocesi di Khartoum.
Con
i responsabili dell’ufficio abbiamo visitato alcuni dei luoghi in cui
verranno inviati i nostri aiuti, abbiamo effettuato le ordinazioni del
materiale, e verificato i campioni del materiale che costituirà l’aiuto
di emergenza.
Ogni famiglia riceverà un telo di plastica di
grandi dimensioni per coprire la tenda o la baracca, alcune coperte, dell’olio
e del grano, oltre a contenitori per il trasporto dell’acqua e del sapone.
Questi aiuti permetteranno a ciascuna famiglia di affrontare con minore
difficoltà il primo periodo, in attesa di trovare soluzioni più
definitive.
La Comunità si è anche fatta carico delle
spese di trasporto e di immagazzinamento del materiale. Gli aiuti verranno
distribuiti a cura di alcune parrocchie della Diocesi di Khartoum entro il
10 novembre. Per quella data tutte le famiglie avranno ricevuto l’aiuto
della Comunità.
Oltre al contenuto del progetto, che risponde a
bisogni primari di una popolazione piuttosto ampia, sia Mons. Zubeir che i
responsabili degli aiuti umanitari della Diocesi di Khartoum, hanno
apprezzato la prontezza con cui la Comunità ha messo a disposizione i fondi
e la rapidità con cui si è potuto avviare il progetto.
Si è trattato, infatti, di un progetto di
emergenza autentico, che è riuscito a rispondere in maniera molto efficace
al bisogno di una popolazione in tempi brevissimi.
Fabio
Riccardi