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Concetta a 101 anni apetta ancora
il sussidio ASL
E' riuscita a compiere 101 anni rimanendo a vivere a casa sua, ma non ancora
ad ottenere l'assegno di accompagnamento della ASL.
Concetta D'Alessio, napoletana trapiantata a Roma negli anni Venti, il
compleanno l'ha festeggiato ieri insieme ad un intero quartiere: quello di
Torrenova dove vive in una casa IACP. E con i volontari della Comunità di Sant'Egidio:
per loro la storia di Concetta è un esempio di come l'amicizia aiuta a vivere,
di come gli anziani possano continuare a stare a casa propria, pur senza avere
parenti disponibili ad occuparsene.
L'istituto non è un destino inevitabile per chi invecchia senza famiglia -
spiega Roberto Pagliaroli, della Comunità -. Nel caso di Concetta che ha scelto
di non lasciare casa sua, un'intera comunità le si è stretta intorno perché non
restasse sola.
Fino ad una ventina di anni fa, la centenaria viveva con una amica, Rita, che
poi è morta. Sono passati gli anni, c'é stato qualche ricovero in ospedale per i
problemi legati all'avanzare dell'età, ma Concetta è sempre tornata a casa: "E'
qui che sto bene - spiega lei ora - ho tutte le mie cose, i miei ricordi".
Compresa, sul tavolino accanto al letto la foto di una bambina bionda: è la sua
unica figlia morta a 10 anni.
Oggi a fare compagnia a Concetta sono in tanti: gli amici della Comunità e del
gruppo della Caritas parrocchiale, come Emilia che dice: "Siamo amiche da molti
anni, starle vicino ha aiutato anche me". E poi ancora i vicini di casa, la
nipote della sua amica Rita e due persone che a pagamento le preparano i pasti e
l'aiutano per le pulizie e nelle esigenze della vita quotidiana. E per la notte
c'é una signora che dorme con lei in cambio dell'ospitalità in casa.
La compagnia è fondamentale per l'anziana, che da due anni non può più uscire.
Per la maggior parte del tempo sta a letto, oppure sulla sedia a rotelle. "Per
questo dal novembre 2002 tentiamo di farle avere l'assegno di accompagnamento
della ASL - spiega ancora Pagliaroli -. I 500 euro mensili della sua pensione le
permettono di pagare una badante per tre ore al giorno, altri 225 per un'altra
ora pomeridiana glieli abbiamo fatti avere noi attraverso il contributo di una
fondazione. Fra visite e certificati è già passato quasi un anno e mezzo. Ma
quanto ancora dovrà aspettare Concetta per sapere se avrà questo sussidio?".
Ester Palma
Dal “Corriere della Sera” del
7/2/04
Una città anziana di VALERIO MAGRELLI
“…Ho il tavolino sommerso dai libri e ritagli di giornale dedicati ad u8n unico
argomento: la vecchiaia. Ho iniziato per caso, un mese fa, e ora mi trovo
costretto a organizzare un materiale caotico… Un’informazione del genere si
collega bene all’articolo di Luigi Accattoli uscito sul Corriere il 15 gennaio
per la presentazione del volume di Massimo Petrini “La cura alla fine della
vita”. Il testo ricorda che in Italia oltre due terzi della mortalità riguarda
una popolazione superiore ai 75 anni di vita. Eppure siamo all’ultimo posto, in
Europa, come capacità di assistere a casa il malato terminale: al 20% di
assistiti domiciliari in Danimarca risponde infatti il 2,2% di Milano e
addirittura lo 0,6% di Roma. Insomma, pur essendo il paese più vecchio del
mondo, siamo fra quelli che meno si occupano degli anziani. E la nostra città
non fa certo eccezione; basti pensare che, nelle quattro facoltà di Medicina di
Roma, ai 37 professori di pediatria ne corrispondono appena 7 di geriatria. A
citare questi dati è Roberto Bernabei, di cui la rivista “Vita e Pensiero” ha
appena proposto un lungo intervento basato sulla constatazione di un fenomeno
esclusivamente italiano: per la prima volta nella storia del genere umano, oggi
ci sono da noi più persone sopra i 65 anni (il 18,2%) che sotto i venti (il
16,8%). Siamo cioè all’avanguardia di una tendenza che si realizzerà nel resto
dell’Europa tra una decina d’anni, e negli Stati Uniti verso il 2030…”
Da “Il Giornale” del 6/2/04
Trenta ore per gli anziani
“A casa è meglio”. Osservazione ovvia che, in questo caso, fa da anche opportuno
slogan. A casa è meglio, quando si è soli, bisognosi d’aiuto, magari malati. “A
casa, e dunque nella dimensione familiare e calda cui si è da sempre abituati,
il dolore si affronta con più coraggio. E con più speranza di guarigione”. “Per
questo, principale destinataria della decima edizione di Trenta ore per la vita
sarà una rete nazionale di assistenza domiciliare per anziani in difficoltà o in
stato di abbandono – spiega Mario Marazziti, addetto stampa della comunità di
Sant’Egidio. E’ infatti risaputo che il nostro è il paese più vecchio del mondo.
L’assistenza agli anziani, dunque, non interessa solo una categoria di
cittadini. E’ un problema che, prima o poi, ci toccherà tutti”. “Così noi
speriamo che, oltre la raccolta immediata di fondi – riflette Rita Tedesco,
dell’omonima associazione – Trenta ore per la vita aiuti a diffondere una
diversa cultura dell’amore verso gli anziani”.
Dall' ANSA del 13/2/04
Condanna per piaghe decubito: per la prima volta riconosciuta responsabilità
ospedale
"Con la condanna decisa dal Tribunale di Roma per l’ospedale San Giovanni della
capitale e per il primario del reparto, viene riconosciuta per la prima volta la
responsabilità diretta dei sanitari e della struttura nell’insorgenza delle
piaghe da decubito nei pazienti ricoverati. Nel ’98 la donna cade e si rompe il
femore. Viene ricoverata al San Giovanni per essere sottoposta all’intervento.
Pur trattandosi di un’anziana e quindi “a rischio”, nulla viene fatto nel
reparto ospedaliero per prevenire l’insorgenza delle piaghe da decubito. Piaghe
che si manifestano, portando la paziente alla morte dopo un lungo e penoso
calvario. Il Tribunale di Roma condanna l’azienda ospedaliera San Giovanni e il
primario del reparto in questione a pagare la somma di 89.777 euro come
risarcimento. L’88% degli anziani ricoverati è vittima delle ulcere da decubito.
Negli ospedali romani il problema riguarda il 21,5% dei malati."
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