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Dalle lettere di risposta dei detenuti si capisce quanto sono state attese e cosa significhi per chi sta in carcere ricevere posta. Scrive Peter a Santina: “Si, ora so che l’amicizia non conosce distanze e supera le montagne e non ci sono barriere geografiche che non può rompere. Ora la mia solitudine e la mia miseria sono state quasi del tutto cancellate, perché tu mi hai mostrato la tua vicinanza”.
Joe, il detenuto che ha risposto a Maria così le ha scritto: “Tu hai parlato della tua età e ho realizzato che tu hai la stessa età di mia nonna, ho sempre amato parlare con i miei nonni, anzi sono sempre stato il tipo di persona che si siede ed ascolta ciò che le persone più anziane di me hanno da condividere”.
Come ritrovare un nonno tra le sbarre e a migliaia di chilometri di distanza! Peter fa discretamente sapere a Santina una data importante: “Provo un sincero e profondo pentimento per ciò che mi ha portato qui. Ho 33 anni e il mio compleanno cade il 2 dicembre”.
Il desiderio di familiarità confidente traspare dalle parole dei detenuti, come quelle di Derrick a Luisa: “Non mi sono mai sposato ma ho un figlio che non so dove sia…sono pure orfano. Ho perso mia madre all’inizio dell’anno”. O come quelle di Elzie a Irma: “Grazie per la tua cartolina, mi ha fatto sentire meno solo. I tuoi affettuosi pensieri mi hanno dato un immenso senso di pace spirituale e gioia nel sapere che qualcuno tiene così tanto a me da spedirmi una cartolina. Mi hai toccato il cuore…Vorrei sapere se tu vuoi essere una amica di corrispondenza. Io ho bisogno di un amico. Sono chiuso in una gabbia per 23 ore al giorno. E la mia cella è grande tre metri per due. Mi fanno uscire per un’ora al giorno per qualche esercizio fisico e per fare la doccia”.
E ancora Joseph da un carcere di massima sicurezza nello Zambia scrive a Maria: “Sono uno che non riceve visite dalla mia famiglia a causa della distanza e della povertà, poiché essi vivono nel mio paese di origine, la Repubblica Democratica del Congo. Non possono permettersi di viaggiare per pagare il trasporto per coprire una così grande distanza…Ho sentito come se fossi venuta a visitarmi personalmente…”.
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