Comunità di S.Egidio


NON C'È FUTURO SENZA MEMORIA
COLORO CHE NON HANNO MEMORIA DEL PASSATO 
SONO DESTINATI A RIPETERLO

Domenica 14 ottobre 2001

Sandro Zuccari
Comunità di Sant'Egidio

 

Cari amici,

in tanti siamo raccolti oggi per ricordare il 16 ottobre 1943, giorno tragico della deportazione degli ebrei romani. La razzia compiuta dai nazisti in quel terribile giorno portò alla morte nei campi di sterminio più di mille ebrei, a cui in seguito se ne aggiunsero altri mille. "Quel 16 ottobre -racconta uno degli scampati alla deportazione- era un sabato, giorno di riposo per gli ebrei osservanti. E nel Ghetto i più lo erano. Inoltre era il terzo giorno della festa delle Capanne. Un sabato speciale, quasi una festa doppia...

La grande razzia cominciò attorno alle 5.30. Vi presero parte un centinaio di quei 365 uomini che erano il totale delle forze impiegate per la "Judenoperation". Oltre duecento SS contemporaneamente si irradiavano nelle 26 zone in cui la città era stata divisa per catturare casa per casa gli ebrei che abitavano fuori del vecchio Ghetto. L'antico quartiere ebraico fu l'epicentro di tutta l'operazione... Le SS entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno... Tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d'Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati erano adulti, spesso anziani e assai più spesso vecchi. Molte le donne, i ragazzi, i fanciulli. Non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bambini al seno...".

Per la prima volta Roma era testimone di un'operazione di massa così violenta. Tra coloro che assistettero sgomenti ci fu una donna che piangendo si mise a pregare e ripeteva sommessamente: "povera carne innocente". Nessun quartiere della città fu risparmiato: il maggior numero di arresti si ebbe a Trastevere, Testaccio e Monteverde. Alcuni si salvarono per caso, molti scamparono alla razzia nascondendosi nelle case di vicini, di amici o trovando rifugio in case religiose, come gli ambienti attigui a S. Bartolomeo all'Isola Tiberina. Alle 14 la grande razzia era terminata. Tutti erano stati rinchiusi nel collegio Militare di via della Lungara, a pochi passi da qui. Le oltre 30 ore trascorse al Collegio Militare prima del trasferimento alla Stazione Tiburtina furono di grande sofferenza, anche perché gli arrestati non avevano ricevuto cibo. Tra di loro c'erano 207 bambini. Lunedì 18 ottobre, in gruppi di 50 o 60 furono ammassati nei carri bestiame del treno della morte, che li condusse ad Auschwitz. Tornarono vivi dopo la guerra soltanto 16 uomini e una donna.

Sono trascorsi quasi sessanta anni, ma quel tragico evento non è per noi qualcosa di perduto nel passato. Siamo convinti che la memoria del 16 ottobre non può riguardare soltanto coloro che ne sono stati testimoni, ma sempre più deve entrare nella memoria collettiva di tutta la città. Questa data va assumendo la rilevanza delle grandi ricorrenze civili di Roma. Per questo la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Roma ogni anno, da parecchi anni, si danno appuntamento per ricordare quel terribile giorno e fanno memoria della Shoà, evento unico e tragico, che ha annientato la vita di sei milioni di ebrei.

La nostra marcia della memoria parte da questa piazza, cuore di Trastevere. Anche questo quartiere, luogo di un'antica presenza ebraica, è stato testimone della tremenda razzia di quella mattina. Come ogni anno compiamo un percorso simbolico che ripercorre in senso inverso il drammatico itinerario che condusse i deportati al collegio Militare di via della Lungara, prima tappa del viaggio verso lo sterminio. Attraversando le vie di Trastevere giungeremo all'Isola Tiberina, dov'è la piccola sinagoga nella quale, il 15 ottobre 1943, un piccolo gruppo della comunità ebraica celebrò in modo sommesso l'inizio della festa del sabato. La nostra marcia proseguirà verso il portico d'Ottavia e si concluderà con una sosta di riflessione e di memoria presso il Tempio Maggiore, cuore del vecchio quartiere ebraico.

E' una marcia pacifica e silenziosa che vede raccolti un numero sempre maggiore di romani, giovani e meno giovani, assieme a tante persone di diversi paesi del mondo, provenienti dall'Africa, dall'Asia, dall'America. Camminiamo insieme, uniti da un'unica volontà, quella di ricordare e di dire no a ogni forma di violenza, di razzismo e di intolleranza. Non si deve dimenticare la barbarie del nazismo, non si deve dimenticare l'orrore della guerra. Non si può cancellare il buco nero creato dalla "soluzione finale": il più spaventoso meccanismo di morte ideato dagli uomini. In questo giorno vogliamo ricordare tutte le vittime dei campi di sterminio nazisti e, assieme agli ebrei, gli zingari e tutti coloro che hanno subito le discriminazioni delle leggi razziali. Questa memoria è come un'eredità: un'eredità che la generazione che ha sofferto trasmette alle altre generazioni, perché quel 16 ottobre non si ripeta mai più, non si ripeta mai più a Roma, in Italia, nel mondo intero.