XI Meeting Internazionale Uomini e Religioni
Conflitto o incontro :
religioni e culture a un bivio
Padova-Venezia, 5-7 ottobre 1997

APPELLO DI PACE

Uomini e donne di religione diversa, pellegrini da differenti paesi del mondo, sentiamo di dovere esprimere, da Venezia, un impegno comune in nome delle nostre differenti tradizioni religiose. La pace è davvero il nome di Dio e questo nome va venerato al di sopra di ogni incomprensione e difficoltà. Per questo chiediamo ai nostri fratelli di unirsi a noi nello sforzo per rimuovere le cause di conflitto e le dolorose conseguenze della guerra. Nessuno dica più che è la sua religione che lo incoraggia alla guerra e che gli indica la violenza come via per risolvere i conflitti. Dal cuore della religione sale un comandamento di pace. Dal cuore della fede sale un'energia di pace: chi crede, ama e lotta contro il male con le armi della fede e dell'amore.

C'è una parola difficile e impegnativa che vogliamo fare nostra perché sia di tutti: perdono. Per il male che non è stato impedito, per il male compiuto contro l'umanità e contro il nome di Dio in nome delle fedi religiose. Chiediamo perdono e perdoniamo. Non c'è futuro senza l'altro.

Non ignoriamo il dolore, il rancore, il conflitto, la violenza che segnano la vita di uomini e donne, di interi popoli. Non ignoriamo la forza del male e dei violenti che alimentano l'ingiustizia e la guerra. Ma a tutti diciamo solennemente che Dio non vuole la guerra. Dio non vuole il male dell'uomo. Dio non vuole mai che la vita di un essere umano finisca con la forza.

La pace è un dono prezioso che viene da Dio e non può essere sperperato in maniera irresponsabile. La pace è il clima buono che fa crescere le giovani generazioni e dà serenità agli anziani. La pace autentica è il clima che difende da ogni sfruttamento del nostro pianeta e di chi lo abita.

Non si può giocare con la pace. Non si possono alzare nuovi muri fatti di odio e di confini che dividono. La guerra intristisce intere generazioni: nessuno giochi più con la pace!

La guerra non è inevitabile e non è invincibile. Il dialogo è possibile ed è una grande medicina per guarire le ferite e le divisioni dell'incomprensione e dell'odio. Nessuno è troppo debole per la pace e nessuno è troppo piccolo per la pace. Mai più, allora, la guerra. Dio dona la pace in abbondanza. Fiorisca e regni la dilettissima pace, per ogni uomo e ogni donna.

Venezia, 7 ottobre 1997