Card. Georges Marie Martin Cottier
Teologo emerito della Casa Pontificia
Ringrazio di cuore la Comunità di Sant’Egidio per l’invito a presiedere la prima seduta di questa giornata di studio dedicata al tema: La fede d’Israele e l’umanità. La mattinata si articola in tre tempi: Dialogo, Umanesimo, Preghiera e pace. Su questi temi, ebrei e cristiani possono dare un contributo essenziale, nella presente situazione storica di rapidi cambiamenti [e molte perplessità], di portata, probabilmente, epocale. Permettetemi, come introduzione, di proporre alcune riflessioni che possono essere in qualche modo interessante per i nostri lavori. Prima osservazione: a mio avviso, un aspetto molto preoccupante dell’attuale crisi della cultura occidentale, è la dimenticanza – dimenticanza delle ricchezze più alte del nostro patrimonio. La crisi dunque può essere qualificata: crisi della memoria. Il culto dell’effimero fa precipitare nell’insignificanza ed apre la porta all’irrazionale. A questo punto, come custode della memoria, abbiamo l’insostituibile vocazione culturale d’Israele. Non una memoria qualunque, ma una memoria ben precisa, espressa, se non nel suo senso originario, pur senza tradimento, da una formula di Agostino nelle Confessioni: la memoria sui come apertura alla memoria Dei. Come quando, con fervore religioso, Israele, ricordando il suo passato, evoca l’avvenimento fondatore dell’elezione divina. Culturalmente, ciò significa la memoria delle dimensioni trascendenti delle nostre radici.
In tale contesto, a Ebrei e Cristiani, si presentano due grandi verità, oggi troppo spesso cancellate dalla memoria, che siamo chiamati, collaborando, a difendere. La prima di queste verità è, per così dire, la chiave della vita dell’umana società: si tratta della dignità della persona umana, di ciascuna persona umana, verità affermata fin dalle prime pagine del Libro della Genesi (cf. 1, 26-28): Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. La seconda verità è legata alla prima. Costituisce la risposta valida all’attuale seduzione del relativismo. È la verità dei dieci comandamenti (Es. 20, 2-19; Dt 5, 6-21). In altre parole, si tratta del fondamento etico dell’esistenza umana. Questa eticità, dono di Dio all’umanità, indica la via della vera felicità, la grandezza e la nobiltà dell’essere uomo: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lev 19,2).
Con il pensiero, l’operosità e la preghiera, siamo chiamati ad essere testimoni di questo cammino d’autentica libertà, a noi rivelato dall’Altissimo.
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