Comunità di S.Egidio

Roma 15 aprile 2003, Basilica di Santa Maria Maggiore
Memoria dei "testimoni della fede" del nostro tempo


Meditazione pronunciata da S.E. card. James Francis Stafford

 

Cari fratelli e care sorelle, siamo raccolti insieme oggi, per fare memoria de¡ cristiani che hanno dato la vita nel Ventesimo secolo sino ai giorni nostri, rimanendo fedeli a Cristo e al Vangelo da lui annunciato sulla Croce. E' un Vangelo che ci riunisce tutti: figli della Chiesa cattolica, ortodossi, anglicani, luterani, evangelici. Sono sacerdoti, pastori, vescovi, religiosi e religiose, laici, uomini e donne in gran numero, spesso conosciuti solo dal grande cuore di Dio. Hanno vissuto resistendo al male, fino alla morte. La loro eredità è viva, particolarmente in questo tempo: infatti dai loro gesti, dalle loro parole, dalle loro scelte, emerge la forza di cui si sono rivestiti. E' la forza disarmata della fede. Questa forza ha brillato in loro, come la luce nella notte. Ha portato speranza nella prova e ha dato coraggio nel buio del carcere, dei gulag. La fedeltà al Cristo crocifisso, è stata come la fiamma del cero pasquale: può sembrare debole, ma riscalda i cuori e indica la vittoria sul principe di questo mondo. Con i testimoni della fede, i martiri contemporanei, preghiamo che questa luce si accenda presto in tanti paesi del mondo, cosi provati dal dolore. C'è bisogno infatti di resurrezione! C'è bisogno di vita in questo nostro mondo troppo segnato dalla morte! C'è bisogno di pace, e “Cristo è la nostra pace” (Ef 2, 14").

Ricordo le parole di Sua Santità Giovanni Paolo II, quando il 18 maggio 1995 commemorava la fine della tragedia della Seconda Guerra mondiale; facendo riferimento agli anni terribili del conflitto, disse: "sono stati per tutti un'occasione di maturazione alla scuola del dolore.- anche i cristiani hanno avuto modo di riavvicinarsi tra di loro e di interrogarsi sulle responsabilità delle loro divisioni. Essi hanno inoltre riscoperto la solidarietà di un destino che li accomuna tra loro e con tutti gli uomini, di qualsiasi nazione essi siano. In tal modo, l'evento che ha segnato il massimo della lacerazione e della divisione tra i popoli e le persone si è rivelato per i cristiani un'occasione provvidenziale per prendere coscienza di una comunione profonda nella sofferenza e nella testimonianza. Sotto la croce di Cristo, membri di tutte le Chiese e Comunità cristiane hanno saputo resistere fino al sacrificio supremo. Molti di essi hanno sfidato esemplarmente, con le armi pacifiche della testimonianza sofferta e dell'amore, i torturatori e gli oppressori. Insieme ad altri, credenti e non credenti, uomini e donne di ogni razza, religione e nazione, hanno lanciato ben alto, al di sopra della marea montante della violenza, un messaggio di fratellanza e di perdono (Messaggio di Giovanni Paolo II per la fine della II guerra mondiale, 18 maggio 1995)

Sono parole particolarmente attuali oggi. Infatti, dovunque il male opera nel mondo i cristiani sono - o possono essere - una risorsa di bene. E noi che ancora non abbiamo resistito fino al sangue, abbiamo un debito straordinario verso chi ha dato la sua vita: come non fare memoria di tali cristiani che, rendendo testimonianza contro il male, hanno pregato per gli oppressori e si sono curvati a curare le piaghe di tutti? (Ibidem).

Non solo l'Europa, ma ogni continente porta le tracce della sofferenza. Nella complessitá della storia emerge la testimonianza umile e forte di tanti cristiani. A volte in situazione di minoranza, spesso in Asia, altre volte in luoghi e paesi divorati dalla violenza o dalla povertà, cosi in Africa, o in America centrale e Latina, essi hanno vissuto la carità e la riconciliazione, hanno soccorso i piú deboli ed hanno amato la pace. Nelle regioni più ricche del nostro mondo, hanno spogliato se stessi vivendo la carità sino al dono di se’. Si sono lasciati riconciliare con Dio e hanno aiutato altri a contemplare il suo volto. Sono stati seme di umanità vera, fondata sulla roccia del Vangelo, ed hanno sempre indicato Cristo.

Pensando ai tanti contesti odierni, li ascoltiamo, mentre ripetono le parole dell'Apostolo Paolo ai Romani: "Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità. Il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello''. E i martiri ci spingono ad avere la loro stessa fede: "in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati ". (Rm, 8, 31-37)

Cari fratelli e care sorelle, noi di questi uomini e di queste donne spesso abbiamo visto il dolore, la morte, il corpo ferito. Hanno probabilmente sentito la paura e l'amarezza del Getsemani, ma hanno affrontato la sofferenza, credendo che "né morte, né principati, né presente, né avvenire... niente potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù". (Ibidem)

A Roma, una antica Basilica è divenuta per volontà di Giovanni Paolo II, luogo memoriale dei ''nuovi martiri'': è la Basilica di S. Bartolomeo all'isola Tiberina. In questa Basilica, affidata alla Comunità di Sant'Egidio, si sono recati a pregare numerosi fratelli e sorelle di altra confessione: penso a Sua Beatitudine il Patriarca ortodosso Teoctist di Romania, al Presidente della chiesa riformata di Renania e alla famiglia del Pastore Paul Schneider, ucciso nel campo di concentramento di Buchenwald. Penso ai nostri fratelli e sorelle anglicani. Sull'altare, dove riposano le spoglie dell'apostolo Bartolomeo, è deposta una splendida icona: raffigura le lacrime e la "martyria" dei cristiani nel secolo che si è concluso. E' un immagine piena di luce, come è piena di luce anche questa nostra preghiera. In essa e nella nostra preghiera è idealmente presente la grande "nube dei militi ignoti della grande causa di Dio" (TMA 37).

Oggi richiameremo alcuni fra i nomi e i volti di questi testimoni: quelli che sono morti più recentemente, altri che ricordano al nostro cuore le ferite inflitte al corpo della Chiesa di Cristo nei diversi contesti. Le Chiese a volte, hanno conservato la loro memoria e molti sono membri di congregazioni religiose. Di altri ancora, e sono per lo più laici, non conosciamo quasi nulla. Ma nessuno è anonimo. Tutti sono amati da Dio, uno per uno, in modo speciale. Essi sono: "coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide con il sangue dell'Agnello". Con l'autorità della loro mitezza, con la forza della loro fede, con la tenacia della loro carità, invocano con noi la pace e la riconciliazione per il mondo, e ci invitano al coraggio del Vangelo e all'arnore per Cristo, nostro Redentore. Amen