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In questi giorni la Comunità ha rilanciato l’invocazione di aiuto di Safiya, una giovane donna nigeriana, condannata a morte perché attende un figlio fuori dal matrimonio. La Comunità sta cercando tutte le vie per salvare la sua vita e quella del suo bambino, inviando appelli al presidente della Nigeria. Il grido di aiuto di Safiya e del suo bambino non è che uno dei volti della grande sofferenza delle donne, senza diritti, e dei bambini in tante parti del mondo, forse nella maggior parte del mondo.
Il nuovo interesse per l’Afghanistan, legato agli attentati dell’11 settembre e alla guerra, ci ha mostrato di nuovo l’immagine delle donne afgane. Non è che un altro aspetto della condizione delle donne. Il lavoro per la cura dell’AIDS in Mozambico ci sta mettendo in contatto con il dramma di tante donne e bambini, di famiglie, segnate in maniera mortale dalla malattia e dalla povertà. Si pensi alle famiglie raggiunte dai nostri aiuti a Khartoum, in Sudan, le cui abitazioni sono state devastata dall’alluvione.
Ma proprio sulle donne -e sulle donne senza diritti- si scarica il peso delle più gravi situazioni di povertà e di quella di guerra. Lo abbiamo visto a Matola in Mozambico, dove è cominciata l’assistenza domiciliare alle famiglie colpite dall’AIDS. Lo si vede molto bene tra i profughi dei tanti paesi in guerra con cui siamo in contatto. In questi giorni la Comunità, con la partecipazione attiva di "Genti di Pace” e del “Movimento dell’Arcobaleno” ha avviato una raccolta di aiuti per i rifugiati afgani, alle porte di un inverno che si preannuncia assai duro.
Sulla soglia di una grande crisi internazionale, quella di Cuba, nel 1962, quando sarebbe stato possibile uno scontro atomico tra Stati Uniti e Unione Sovietica, papa Giovanni XXIII rivolse un appello ai due paesi. Egli pregò che si desse ascolto al “grido angosciato che, da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale al cielo: pace, pace”.
Sono parole che tornano oggi alla nostra mente in una situazione internazionale grave, piena di minacce e di prospettive poco chiare. Sono le parole e i sentimenti che animeranno la preghiera per la pace di tutte le Comunità di Sant’Egidio in Europa, in Africa, in America del Sud e del Nord, in America Latina, che si terrà il 13 novembre.
Ad Assisi, nel 1986, i leader di tutte le religioni pregarono per la pace. Allora Giovanni Paolo II disse: “Non c’è pace senza un appassionato lavoro per la pace”. E fece eco a un desiderio, che oggi diventa una necessità: “La pace attende i suoi profeti. La pace attende i suoi costruttori”. La pace non è un’ingenuità, ma un faticoso e costante lavoro per evitare la guerra, la violenza, il terrorismo, per rimuovere le situazioni di miseria, per far incontrare e dialogare mondi diversi, per dare dignità agli uomini e le donne perché amino il loro presente e non desiderino distruggere e distruggersi.
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Domenica 11 novembre: Liturgia della domenica
Rendimento di grazie per il giorno del Signore.
Lunedì 12 novembre: Memoria dei poveri
Martedì 13 novembre: Memoria della Madre del Signore
Mercoledì 14 novembre: Memoria dei Santi e dei Profeti
Giovedì 15 novembre: Memoria della Chiesa
Venerdì 16 novembre: Memoria di Gesù crocifisso
Sabato 17 novembre: Vigilia del giorno del Signore
Domenica 18 novembre: Liturgia della domenica
Rendimento di grazie per il giorno del Signore.
Lunedì 19 novembre: Memoria dei poveri
Martedì 20 novembre: Memoria della Madre del Signore
Mercoledì 21 novembre: Memoria dei Santi e dei Profeti
Giovedì 22 novembre: Memoria della Chiesa
Venerdì 23 novembre: Memoria di Gesù crocifisso
Sabato 24 novembre: Vigilia del giorno del Signore
Ricordiamo in questo giorno Valdo Vinay, che per lunghi anni ha predicato il Vangelo fra di noi. Nel giorno in cui è morto lo ricordiamo insieme con Pietro Rossano, Louis Laurendau, Jean Scotto, Marcel Uylenbroeck, Theodorus Zwartkruis, Henry Sistermans, Marie Claire, Immacolatella, Arturo Rivera y Damas, Néophitos Edelby, Jacques Dupont, Frère Christian e tanti altri fratelli e sorelle, in quella "amicizia che non finisce mai".
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