NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale -  Moratoria 2000

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(Tratto da un articolo di Renato Mastrolilli – Avvenire – 16 Sett. 2000)

New York. «Faremo il possibile affinché l'iniziativa per una moratoria della pena di morte in tutto il mondo venga ripresa dall'Onu, anche durante l'Assemblea generale appena cominciata». L'arcivescovo Renato Martino, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Palazzo di Vetro, è rimasto colpito «da questa barbarie, che si è ripetuta ancora per Derek Rocco Barnabei». Però sottolinea che «lo stesso trattamento viene riservato a centinaia di persone in tutto il mondo e quindi è necessario che il problema venga risollevato in termini generali, dall'intera comunità internazionale».
Mercoledì Giovanni Paolo II ha fatto un appello pubblico, in favore del condannato italo americano. Ma la Santa Sede, tramite i canali diplomatici, aveva già inviato due appelli al governatore della Virginia Gilmore. E nel silenzio dei media, continua a sollecitare clemenza per centinaia di condannati in tutto il mondo.
«Il Papa - spiega Martino - ha fatto un forte appello diretto per Barnabei. Nelle sue parole, però, era contenuto un messaggio generale molto profondo, che va oltre le posizioni del Catechismo e dell'Evangelium Vitae. È scomparso il riferimento ai rarissimi casi in cui la pena di morte può essere considerata e Giovanni Paolo II ha chiesto a tutti gli Stati di rinunciare ad essa, perché possiedono gli strumenti per detenere i criminali senza creare rischi per la società».
La campagna per Barnabei è stata impostata sulla sua presunta innocenza. In questo modo, però, non si rischia di mettere in discussione il sistema giudiziario di un Paese, piuttosto che la pena di morte in generale?
Appunto: qui dobbiamo trovare il modo di far capire che le esecuzioni sono ripugnanti, per gli esseri umani di tutto il mondo, in tutti i casi. Senza fare distinzioni tra colpevoli e innocenti. Il problema centrale è la protezione del diritto alla vita in ogni situazione. Alcuni hanno cominciato a capirlo questo concetto, ma molti altri non riescono ad afferrarlo con chiarezza.
I credenti sono tenuti a rispettare la sacralità della vita, che viene da Dio e solo Dio può riprendere. Per arrivare all'abolizione della pena capitale, però, bisogna convincere tanto le persone religiose, quanto i laici.
Certo. Ma, anche da un punto di vista laico, è assurdo pensare che lo Stato possa rispondere ad un crimine con lo stesso crimine. Vi sembra possibile insegnare ai cittadini che non bisogna uccidere, uccidendo? È una contraddizione evidente, che nella pratica si trasforma in orrore. Perciò bisogna porre il problema al livello della comunità internazionale.
E la mobilitazione non può essere limitata agli Stati Uniti...
Ovviamente no. Nel mondo ci sono molte realtà incredibili, che passano quasi inosservate. In Cina obbligano il condannato persino a pagare la pallottola che lo ucciderà. Le ingerenze esterne possono provocare irritazione, ma proprio perciò è necessario allargare il problema: una volta che nella comunità internazionale si costruirà un ampio consenso contro le esecuzioni, resistere diventerà difficile per tutti.
Eppure l'anno scorso il tentativo di far approvare la moratoria da parte dell'Onu è fallito. Secondo lei esiste la possibilità di riprendere subito l'iniziativa?
Sul piano storico, il problema ricorda quello della schiavitù. Per secoli la società ha accettato la presenza degli schiavi in tutto il mondo e sembrava impossibile pensare di abolirla. Invece oggi, a parte casi particolari condannati da tutti, la sola idea di ridurre un altro essere umano in schiavitù pare assurda. Lo stesso processo deve avvenire con la pena di morte.
Alla vigilia dell'Assemblea Generale appena cominciata, il leader dell'Onu Kofi Annan ha partecipato ad una cerimonia di preghiera con lei e l'arcivescovo di New York Egan, augurandosi che le parole di pace pronunciate durante questi incontri si trasformino in azioni. Tale speranza può includere una nuova mobilitazione contro le esecuzioni?
Durante il Millennium Summit, che ha riunito a New York i capi di Stato e di governo dei Paesi membri, ho sentito molte persone che volevano riprendere subito il progetto della moratoria. Per quanto ci riguarda, faremo il possibile perché ciò avvenga appena possibile.