Riccardi Andrea: sul web

Riccardi Andrea: sui social network

change language
sei in: home - preghiera - preghier...i giorno contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

  

Preghiera ogni giorno


 
versione stampabile

Icona del Santo Volto
Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Lo Spirito del Signore è su di te,
chi nascerà da te sarà santo.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Dal vangelo di Matteo 23,1-12

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padrè'sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestrì', perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

 

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Ecco, Signore, i tuoi servi:
avvenga a noi secondo la Tua Parola.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Gesù si trova nel tempio e l’evangelista riporta l’ultimo discorso da lui pronunciato in pubblico. L’intero capitolo è un severo ammonimento a scribi e farisei e nello stesso tempo un richiamo alla folla a non lasciarsi ingannare dal loro insegnamento. Essi sono essi i veri pastori del popolo del Signore. Gesù comunque più che attaccare la loro dottrina – che anzi afferma essere giusta e degna di essere custodita – si scaglia contro il loro comportamento che è distante dalla vera tradizione. Infatti, scribi e farisei debbono essere ascoltati quando insegnano ciò che Mosè comanda, ma non essere seguiti quando invitano ad imitare la propria condotta e le proprie disposizioni. Gesù denuncia lo sdoppiamento della coscienza di queste guide. È ovvio che ciò vale per tutti, anche per i credenti di oggi. Spesso nel Vangelo Gesù mette in guardia i discepoli da un ascolto senza la relativa attuazione pratica. Al termine del lungo discorso della montagna afferma: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che sta nei cieli” (Mt 7,21). L’osservanza della Parola è la beatitudine del credente, come Gesù stesso rispose a colei che elogiava il grembo che l’aveva allattato: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11,28). I farisei e gli scribi con la loro condotta manifestano una religiosità esteriore, priva di interiorità, di profondità e quindi anche di vera autorevolezza. Non basta portare i “filatteri” (piccole teche contenenti rotolini di pergamena con passi biblici, legate al braccio sinistro e sulla fronte) e neppure allungare “le frange” (treccine di tessuto munite di un cordoncino violaceo e blu poste ai quattro angoli della veste esterna). Non è neppure sufficiente ricercare i primi posti nei conviti o i primi seggi nelle sinagoghe per toccare il cuore di chi ascolta. C’è bisogno di interiorità, ossia di un ascolto attento e profondo della Parola di Dio, anzitutto per se stessi. Solo dopo aver ascoltato è possibile comunicare quanto si è ricevuto. Altrimenti si comunica solo esteriorità. Così i cuori non cambieranno. Per questo Gesù polemizza contro i titoli “accademici” che scribi e sacerdoti esigevano dal popolo e dai loro discepoli. Tra questi cita il più noto, “rabbì” che vuol dire “mio maestro”. A questo punto - siamo al versetto 8 - Gesù si rivolge ai discepoli come a volerli mettere in guardia dal cadere nella stessa esteriorità che ha rimproverato ai farisei: “Ma voi non fatevi chiamare ‘rabbì’, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate ‘padre’ nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre, quello celeste” (vv. 8-9). È l’affermazione radicale della fraternità tra tutti i discepoli che si basa appunto sull’unica paternità di Dio, come anche sull’unica “guida” (v.10) che è il Cristo. Con questo Gesù allontana ogni vuota concezione democratica della comunità per indicare la centralità della comunione tra i discepoli che si fonda e si sostanzia del mistero stesso di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. In questa comunione sono come rovesciati i criteri del mondo: “Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (v. 11-12). È quel che Gesù mostrerà tra poco ai discepoli durante l’ultima cena: lui, il Maestro e il Signore, lava i piedi ai discepoli. È la via della santità.


22/03/2011
Memoria della Madre del Signore


Calendario della settimana
GEN
22
domenica 22 gennaio
Liturgia della domenica
GEN
23
lunedì 23 gennaio
Preghiera per i poveri
GEN
24
martedì 24 gennaio
Preghiera con Maria, madre del Signore
GEN
25
mercoledì 25 gennaio
Preghiera degli Apostoli
GEN
26
giovedì 26 gennaio
Preghiera per la Chiesa
GEN
27
venerdì 27 gennaio
Preghiera della Santa Croce
GEN
28
sabato 28 gennaio
Vigilia del giorno del Signore
GEN
29
domenica 29 gennaio
Liturgia della domenica