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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Cristo è risorto dai morti e non muore più !
Egli ci attende in Galilea !

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla seconda lettera di Paolo a Timoteo 2,14-26

Richiama alla memoria queste cose, scongiurandoli davanti a Dio di evitare le vane discussioni, che non giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta. Sfòrzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi, uno scrupoloso dispensatore della parola della verità. Evita le chiacchiere profane, perché esse tendono a far crescere sempre più nell'empietà; la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi ci sono Imenèo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è gia avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni. Tuttavia il fondamento gettato da Dio sta saldo e porta questo sigillo: Il Signore conosce i suoi, e ancora: Si allontani dall'iniquità chiunque invoca il nome del Signore. In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d'oro e d'argento, ma anche di legno e di coccio; alcuni sono destinati ad usi nobili, altri per usi più spregevoli. Chi si manterrà puro astenendosi da tali cose, sarà un vaso nobile, santificato, utile al padrone, pronto per ogni opera buona. Fuggi le passioni giovanili; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro. Evita inoltre le discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese. Un servo del Signore non dev'essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Cristo è risorto dai morti e non muore più !
Egli ci attende in Galilea !

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo dà a Timoteo alcune istruzioni su come deve contrastare i falsi maestri che con i loro ragionamenti minano l’unicità del Vangelo e l’unità della comunità. Lo esorta a richiamare la centralità del Vangelo, ossia quanto ha appena detto sulla morte e risurrezione di Gesù. Non deve perdersi in dispute “vane” e “vuote”, in ragionamenti e dibattiti lontani dal mistero centrale della fede. Tali dibattiti, infatti, non fanno crescere nell'amore e non giovano alla salvezza, ma aggiungono nuovi impedimenti e portano “alla rovina chi li ascolta”. Paolo non lo invita all’abilità oratoria quanto a presentarsi come “un uomo degno di approvazione”, ossia come un “lavoratore che non deve vergognarsi” e un fedele e scrupoloso predicatore del Vangelo. Non si tratta infatti di ripetere verità astratte, ma di toccare il cuore e la mente della gente con parole piene di vita perché si convertano a Cristo e lo seguano. Se adempirà questa missione, Timoteo non “avrà da vergognarsi”, sarà anzi un operaio valido, “approvato”, e resterà saldo “davanti a Dio”. Paolo insiste: “Evita le chiacchiere vuote e perverse” perché esse non sono innocue, ma corrodono la comunione con Gesù e tra i fratelli e fanno crescere la solitudine e l’inimicizia. Paolo ricorda due casi concreti: Imeneo, che egli ha già escluso dalla comunione della Chiesa, e Fileto (cf. 1 Tm 1,20 e 2 Tm 2,17). Ambedue, finivano per relegare la risurrezione su un piano puramente spirituale rinunciando al mistero della risurrezione della carne. In tal modo lo svuotavano del suo senso. La comunità è fondata su questo mistero che è il solido fondamento posto da Dio (cf. 1 Tm 3,15). Paolo ricorda che ogni comunità cristiana è segnata dal sigillo di Dio: come sui templi e sulle case si usava scolpire o scrivere una formula di consacrazione, così anche sulla Chiesa è stato segnato il sigillo di Dio con due iscrizioni. La prima è desunta dal libro dei Numeri 16,5: “Il Signore conosce quelli che sono suoi”, ed esprime la sicurezza di coloro che abitano nella casa di Dio perché sono da lui amati, custoditi e difesi. La seconda iscrizione ricorda il dovere di mantenersi puri da ogni “peccato e ingiustizia”. Non dobbiamo stupirci se ci sono problemi nella Chiesa. Paolo scrive che è come una grande “casa” con utensili delle specie più diverse. Certo, chi si perde in “vane discussioni” (2,14) e in “chiacchiere vuote e perverse” (2,16) è come un “vaso per usi ignobili e privo di valore”. Al contrario, coloro che si affidano a Dio sono come vasi usati per “usi nobili” e preparati “per ogni opera buona”. Timoteo stesso deve essere esemplare, fuggire le passioni giovanili e lasciarsi guidare dall’amore, dallo Spirito di Gesù: quindi “cercare la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore”. È anzitutto nella preghiera che matura in lui la sapienza pastorale e la responsabilità verso la comunità. Nella fedeltà alla preghiera e all’ascolto del Vangelo, Timoteo viene formato come “servo del Signore” che sa evitare le liti e che sa comportarsi con quella “mitezza” che lo rende forte ed efficace sino a poter toccare il cuore stesso dei falsi dottori convertendoli. La via per riguadagnarli non è tanto la confutazione delle idee, quanto l’amore che sa sopportare con longanimità anche le ingiustizie e che sa trattare tutti con mitezza correggendo ognuno con dolcezza (cf. 1 Cor 13,4-7).


12/04/2012
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