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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Paolo ai Galati 4,1-11

Ecco, io faccio un altro esempio: per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre. Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo, per indicare l’erede della promessa, sceglie l'immagine, tratta dal diritto civile, “dell'erede minorenne”. È un paragone con cui descrive la condizione di tutela nella quale vivevano sia i giudei che i gentili (“noi”, scrive). Tutti quindi eravamo “minorenni”: i giudei perché sotto la tutela della legge, i gentili perché soggiogati dagli “elementi del mondo” (dalla comune mentalità egocentrica). Non importa se - come Paolo nota riecheggiando la dignità dell’uomo ricevuta dal Creatore - il “minorenne” è l’erede di diritto. La maggiore età, ossia l’effettivo possesso dell’eredità, avviene quando “giunge la pienezza dei tempi”, ossia quando Dio “mandò” (il testo dice letteralmente “mandò fuori”) suo Figlio, “nato da donna” e “soggetto alla legge”, ossia condividendo anche la condizione mutevole della storia. Dio mandò il Figlio nel mondo per liberare gli uomini dalla schiavitù e ricevere “l’adozione a figli”. Paolo si rivolge quindi personalmente ai Galati e dice loro che l’adozione è avvenuta con l’invio dello Spirito del Figlio nel cuore di ciascun credente. Noi dunque siamo pervasi dallo Spirito di Gesù Cristo nel più intimo del nostro essere. E lo “Spirito di figliolanza” (Rm 8,14ss.) grida dal profondo del nostro cuore: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito è la forza creatrice che ci rende capaci di questo filiale grido di preghiera. L’invocazione “Padre”, che lo Spirito eleva dal profondo dei nostri cuori, attesta che noi “non siamo più schiavi, ma figli”. E chi è figlio è “anche erede”. E tutto ciò “per grazia di Dio”, non per le nostre opere o i nostri meriti. La coscienza di essere stati liberati dalla schiavitù del peccato deve spingere i Galati a non tornare alle antiche abitudini, a non impigrirsi nelle proprie tradizioni (simbolizzate da Paolo negli antichi riti pagani). E l’apostolo, richiamando la sua passione apostolica e il suo amore, fa loro appello perché non rendano vana la sua opera.


05/05/2012
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