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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Paolo agli Efesini 3,1-13

Per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi Gentili... penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente. Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo. Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo, del quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù dell'efficacia della sua potenza. A me, che sono l'infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'universo, perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il grande disegno di Dio sull'umanità, ossia l’unità di tutti i popoli e il loro accesso al Padre, è l’orizzonte nel quale Paolo pone la sua missione: “Io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani”. L’apostolo sottolinea il legame con Cristo che lo ha scelto e inviato ai gentili, ossia a tutti coloro che non appartengono al popolo d’Israele. Paolo si sente come “prigioniero” di questa missione, nel senso che la vive in piena dipendenza dal Signore. È certo un apostolo come altri (cf. Ef 2,20), ma più degli altri merita il titolo di “apostolo delle nazioni”. Paolo ha coscienza della grandezza della sua missione, ossia di essere stato fatto “ministro” del Vangelo. Questa certezza non è però per lui un motivo di orgoglio personale. Sa bene da quale vita è stato strappato e per quale missione è stato scelto. La sua passata condizione di persecutore della Chiesa lo porta a considerarsi “il più piccolo tra gli apostoli”. Dice di sé: “Non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio” (1 Cor 15,9). E non è soltanto il più piccolo tra gli apostoli. È anche “il più piccolo” tra i santi, tra tutti i cristiani. Paolo sottolinea la sua piccolezza per mettere in luce la grandezza della vocazione ricevuta, quella di comunicare “il mistero di Cristo”. Questo mistero, che per grazia si è manifestato a lui, è inaccessibile all’esperienza naturale. Solo Dio lo svela. E per Paolo è stata un'esperienza spirituale travolgente, una luce che è penetrata nel profondo del cuore e lo ha reso capace a sua volta di illuminare gli uomini (cf. 2 Cor 4,6). Potremmo identificare in questa esperienza di Paolo la dimensione carismatica della Chiesa che continua ad essere presente anche oggi, con modalità varie e differenti l’una dall’altra. Il “mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi” (Col 1,26ss.), è che Cristo ricapitola tutto, riconcilia giudei e pagani, toglie l’odio e raduna gli uomini e i popoli nell’unica Chiesa. Tutti siamo chiamati ad unirci a Cristo e divenire un solo “uomo nuovo”, ossia una sola famiglia composta da tutti i popoli. E la Chiesa è lo strumento col quale Cristo vuole portare la riconciliazione tra i popoli del mondo. La sua unità interna è fermento di unità tra i popoli. È ciò per cui Gesù stesso aveva pregato: “Perché tutti siano una sola cosa… perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Alla Chiesa spetta la missione di illuminare gli uomini perché possano essere liberi da ogni potenza oppressiva, sia essa culturale, politica o religiosa, al fine di ricomporre in unità l’intera famiglia dei popoli. La comunità dei credenti diviene mediatrice di quel rapporto nuovo che Dio ha stabilito attraverso Gesù con l’intera umanità. È un compito arduo e difficile. Per questo Paolo invita a non scoraggiarsi. Le tribolazioni che questo compito comporta sono il segno di una nuova nascita, della generazione di una nuova umanità.


21/05/2012
Memoria dei poveri


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