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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Lo Spirito del Signore è su di te,
chi nascerà da te sarà santo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla prima lettera di Giovanni 1,8-2,11

Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

Da questo sappiamo d'averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: "Lo conosco" e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.

Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce gia risplende. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ecco, Signore, i tuoi servi:
avvenga a noi secondo la Tua Parola.

Alleluia, alleluia, alleluia !

L’apostolo sa bene che la comunione con il Signore non si realizza attraverso l’adesione teorica a delle verità astratte ma quando il credente “fa la verità”, ossia quando mette in pratica il Vangelo. Per vivere in comunione con Dio, occorre innanzitutto riconoscere il nostro peccato e non avere la presunzione di essere giusti. “Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua Parola non è in noi”. La coscienza del peccato è indispensabile ed è possibile se ogni giorno ci si mette di fronte con umiltà alla Parola di Dio, che aiuta in questa disanima interiore. Il peccato tuttavia non è una condanna, ma apre le porte al perdono dell’unico giusto, il Cristo, morto in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo. Da qui Giovanni sottolinea che la “conoscenza” di Gesù è osservare i suoi comandamenti, vivere secondo la sua parola e non secondo noi stessi. “Conoscere” per la Bibbia non è tanto una questione intellettuale, ma un modo di vivere e amare. Per questo i discepoli sono chiamati a comportarsi come Cristo. L’apostolo introduce quindi il tema dell’amore. Dalla forza dell’amore veniamo sciolti dalla schiavitù del peccato. L’amore è un comandamento “antico”, ma è la vera novità che illumina con chiarezza il cammino dei discepoli. Chi non lo accoglie, ossia chi non ama i propri fratelli, “cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi”. La distinzione è netta: chi ama i fratelli è nella luce, chi li odia è nelle tenebre. Qui Giovanni riprende l’immagine del vivere nella luce, che nel brano precedente consisteva nel vivere in comunione con Dio e di conseguenza nell’amore per i fratelli. Per questo Giovanni ricorda che l’amore è l’unica vera novità che salva il mondo dalla distruzione e dalla morte.


07/08/2012
Memoria della Madre del Signore


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