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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal primo libro delle Cronache 1,1-28

Adamo, Set, Enos, Kenan, Maalaleèl, Iared, Enoch, Matusalemme, Lamech, Noè, Sem, Cam e Iafet.

Figli di Iafet: Gomer, Magòg, Media, Grecia, Tubal, Mesech e Tiras.

Figli di Gomer: Ascanàz, Rifat e Togarmà. Figli di Grecia: Elisà, Tarsìs, quelli di Cipro e quelli di Rodi.

Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. Figli di Etiopia: Seba, Avila, Sabta, Raemà e Sabtecà. Figli di Raemà: Saba e Dedan.

Etiopia generò Nimròd, che fu il primo eroe sulla terra. Egitto generò i Ludi, gli Anamiti, i Leabiti, i Naftuchiti, i Patrositi, i Casluchiti e i Caftoriti, dai quali derivarono i Filistei. Canaan generò Sidòne suo primogenito, Chet, il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo, l'Eveo, l'Archita, il Sineo, l'Arvadeo, lo Zemareo e l'Amateo.

Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram. Figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mesech. Arpacsàd generò Selàch; Selàch generò Eber. A Eber nacquero due figli, uno si chiamava Peleg, perché ai suoi tempi si divise la terra, e suo fratello si chiamava Ioktàn. Ioktàn generò Almodàd, Salef, Cazarmàvet, Ièrach, Adoràm, Uzàl, Diklà, Ebàl, Abimaèl, Saba, Ofir, Avila e Iobàb; tutti costoro erano figli di Ioktàn.

Sem, Arpacsàd, Selàch, Eber, Peleg, Reu, Serug, Nacor, Terach, Abram, cioè Abramo.

Figli di Abramo: Isacco e Ismaele.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Iniziamo oggi la lettura del primo libro delle Cronache. Il testo si apre con una lunghissima serie di nomi che prosegue per nove interi capitoli. L’autore, con questa scelta, vuole sottolineare che la salvezza si attua dentro la storia degli uomini, una storia di volti concreti e di uomini con il loro nome. Dio ha scelto il popolo d’Israele per attuare il piano di salvezza per l’intera umanità. In questa prospettiva, il Cronista si serve di nomi già presenti in Genesi, Numeri, Giosuè, Samuele e Re. E suddivide le genealogie con il criterio delle dodici tribù d’Israele. Tra tutte viene dato risalto a quella di Giuda, da cui verrà il re Davide, e alla tribù di Levi, da cui vengono i leviti. Il trattamento riservato a Beniamino, a cui apparteneva Saul, mostra che il vero Israele, dopo la caduta del regno del nord, è rappresentato dalle due tribù di Giuda e di Beniamino. Anche il Nuovo Testamento inizia con una genealogia per sottolineare che il Signore non ha scelto di salvare gli uomini in maniera singola, ma inserendoli in una genealogia, in un popolo. Non è pertanto il singolo che vive un rapporto personale con Dio, ma la comunità. Essa, tuttavia, proprio perché tale, non è una folla anonima di persone e tanto meno una sorta di gruppo d’interesse. La comunità è radunata dal Signore perché i membri si sentano parte dell’unico popolo di Dio. I nomi posti nell’elenco sono nomi di persona, ma anche nomi di popoli, come a sottolineare un legame tra la fraternità delle persone e la fraternità tra i popoli. Del resto la scelta di Israele tra tutti i popoli non è per escludere gli altri. Al contrario, Israele ha la missione di aiutare i popoli ad andare verso l’unico Signore. Non si sceglie di essere partecipi di questo popolo; si è anzitutto scelti. E scelti da Dio stesso. Anche Gesù quando chiama i dodici, li sceglie lui e li chiama ciascuno per nome (Mt 10,1-4). Ovviamente a noi è chiesto di rispondere alla chiamata e di aderirvi con tutto il cuore. Le lunghe genealogie che aprono il libro delle Cronache mettono in luce sia il rapporto di figliolanza con Dio (e di conseguenza il rapporto di fratellanza tra i credenti) sia l’essere chiamati per nome dal Signore. Questa genealogia arriva fino al lettore cristiano: al versetto 28 ognuno può aggiungere il proprio nome, come scrive l’apostolo Paolo: “Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa” (Gal 3,29).


12/09/2012
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