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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Lo Spirito del Signore è su di te,
chi nascerà da te sarà santo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal secondo libro delle Cronache 18,1-19,3

Giòsafat, che aveva ricchezza e gloria in abbondanza, si imparentò con Acab. Dopo alcuni anni scese da Acab in Samaria e Acab uccise per lui e per la gente del suo seguito pecore e buoi in quantità e lo persuase ad attaccare con lui Ramot di Gàlaad. Acab re di Israele disse a Giòsafat re di Giuda: "Vuoi venire con me contro Ramot di Gàlaad?". Gli rispose: "Conta su di me come su di te, sul mio popolo come sul tuo; sarò con te in battaglia".

Allora Giòsafat disse al re di Israele: "Consulta oggi stesso l'oracolo del Signore". Il re di Israele radunò i profeti, quattrocento circa, e domandò loro: "Devo marciare contro Ramot di Gàlaad o devo rinunziarvi?". Gli risposero: "Attacca; Dio la metterà nelle mani del re". Giòsafat disse: "Non c'è qui nessun profeta del Signore da consultare?". Il re di Israele rispose a Giòsafat: "Ci sarebbe un uomo con cui consultare il Signore, ma io lo detesto perché non mi predice il bene ma sempre il male. Si tratta di Michea figlio di Imla". Giòsafat disse: "Il re mio signore non parli così". Il re di Israele, chiamato un consigliere, gli ordinò: "Convoca subito Michea figlio di Imla!".

Il re di Israele e Giòsafat re di Giuda, seduti ognuno sul suo trono, vestiti dei loro mantelli sedevano nell'aia di fronte alla porta di Samaria e tutti i profeti predicevano davanti a loro. Sedecia, figlio di Chenaana, che si era fatto corna di ferro, affermava: "Così dice il Signore: Con queste cozzerai contro gli Aramei sino ad annientarli". Tutti i profeti predicevano allo stesso modo: "Assali Ramot di Gàlaad, avrai successo; il Signore la metterà nelle mani del re".

Il messaggero, che era andato a chiamare Michea, gli disse: "Ecco le parole dei profeti sono concordi nel predire il successo del re; ora la tua parola sia identica alle loro; predici il successo". Michea rispose: "Per la vita del Signore, io annunzierò solo quanto mi dirà il mio Dio". Si presentò al re, che gli domandò: "Michea, dobbiamo marciare contro Ramot di Gàlaad oppure dobbiamo rinunziarvi?". Quegli rispose: "Attaccatela, avrete successo; i suoi abitanti saranno messi nelle vostre mani". Il re gli disse: "Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi altro che la verità in nome del Signore?". Allora egli disse:

"Ho visto tutti gli Israeliti
vagare sui monti
come pecore senza pastore.

Il Signore dice: Non hanno padroni; ognuno torni a casa in pace!". Il re di Israele disse a Giòsafat: "Non te l'avevo forse detto che non mi avrebbe predetto nulla di buono, ma solo il male?".

Michea disse: "Pertanto, ascoltate la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l'esercito celeste stava alla sua destra e alla sua sinistra. Il Signore domandò: Chi ingannerà Acab re di Israele, perché marci contro Ramot di Gàlaad e vi perisca? Chi rispose in un modo e chi in un altro. Si fece avanti uno spirito che - presentatosi al Signore - disse: Io lo ingannerò. Il Signore gli domandò: Come? Rispose: Andrò e diventerò uno spirito di menzogna sulla bocca di tutti i suoi profeti. Quegli disse: Lo ingannerai; certo riuscirai; và e fà così. Ecco, dunque, il Signore ha messo uno spirito di menzogna nella bocca di tutti questi tuoi profeti, ma il Signore a tuo riguardo preannunzia una sciagura".

Allora Sedecia figlio di Chenaana si avvicinò e percosse Michea sulla guancia dicendo: "Per quale via lo spirito del Signore è passato da me per venire a parlare in te?". Michea rispose: "Ecco lo vedrai quando passerai di stanza in stanza per nasconderti". Il re di Israele disse: "Prendete Michea e conducetelo ad Amon capo della città e a Ioas figlio del re. Riferite loro: Il re ordina: Mettetelo in prigione e mantenetelo con il minimo di pane e di acqua finché tornerò in pace". Michea disse: "Se tu tornerai in pace, il Signore non ha parlato per mezzo mio".

Il re di Israele e Giòsafat re di Giuda marciarono su Ramot di Gàlaad. Il re di Israele disse a Giòsafat: "Io mi travestirò per andare in battaglia. Tu resta con i tuoi abiti". Il re di Israele si travestì ed entrarono in battaglia. Il re di Aram aveva ordinato ai suoi capi dei carri: "Non combattete contro nessuno, piccolo o grande, ma unicamente contro il re di Israele!". Quando i capi dei carri videro Giòsafat dissero: "E' il re di Israele!". Lo circondarono per assalirlo; Giòsafat gridò e il Signore gli venne in aiuto e Dio li allontanò dalla sua persona. Quando si accorsero che non era il re di Israele, i capi dei carri si allontanarono da lui. Ma uno, teso a caso l'arco, colpì il re di Israele fra le maglie dell'armatura e la corazza. Il re disse al suo cocchiere: "Gira, portami fuori dalla mischia, perché sono ferito". La battaglia infuriò per tutto quel giorno; il re di Israele stette sul carro di fronte agli Aramei sino alla sera e morì al tramonto del sole.

Giòsafat, re di Giuda, tornò in pace a casa in Gerusalemme. Il veggente Ieu, figlio di Canàni, gli andò incontro e disse a Giòsafat: "Si doveva forse recare aiuto a un empio? Potevi dunque amare coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nella regione e hai rivolto il tuo cuore alla ricerca di Dio".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ecco, Signore, i tuoi servi:
avvenga a noi secondo la Tua Parola.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Cronista, in questo capitolo, non ha intenzione di fare il ritratto di Michea come vero profeta o di continuare la descrizione della fedeltà di Giosafat al Signore. Vuole piuttosto mostrare l’ambiguità di Giosafat. Infatti, con il suo comportamento, ad esempio l’accettazione dei sacrifici fatti in suo onore da Acab, sembra approvare, anche se indirettamente, il sistema religioso instaurato nel nord. Insomma appare una complicità tra Giosafat e Acab, re del nord. Quest’ultimo, infatti, invita Giosafat a unirsi a lui in una guerra di aggressione contro Ramot di Galaad. Giosafat accetta di unire le forze di Giuda con quelle di Israele in questa guerra. Insiste però che si consulti il Signore. Acab convoca quindi quattrocento profeti, facendo loro una domanda e coinvolgendo anche Giosafat: “Dobbiamo andare contro Ramot di Galaad?”. La risposta di questi sedicenti profeti è totalmente positiva. Giosafat non si fida e chiede di consultare un vero profeta del Signore. Ci sarebbe Michea, figlio di Imla, ammette Acab, ma egli non profetizza altro che disastri. E non può essere che così, essendo Acab re di un regno scismatico (v. 7). Mentre si attendeva la venuta di Michea, i profeti di Acab annunziano quello che il re vuole udire da loro: una vittoria di Israele. Addirittura uno di loro, Sedecia, drammatizza il successo di Acab in battaglia, mettendosi delle corna sulla testa. Intanto si cerca di convincere Michea a confermare quanto dicevano gli altri profeti favorevoli alla guerra. Michea però non accetta compromessi. Inizialmente risponde in maniera sarcastica e, alle insistenze di Acab, narra le due visioni. La prima è quella di un gregge che, senza pastore, vaga sulle colline. Non si tratta solo della previsione della morte di Acab, ma della sua guida corrotta, che ha condotto il popolo lontano da Dio. Il popolo avrà pace solo quando ritornerà alle proprie case senza il suo re. L’altra visione presenta un’assemblea che si svolge nella corte celeste ove si sta discutendo sulla battaglia di Ramat di Galaad e sul destino di Acab: si concerta la morte di Acab e la sconfitta degli eserciti di Israele e di Giuda (vv. 18-22). II messaggio di Michea circa lo “spirito di menzogna” smaschera l'inganno dei profeti di Acab. Michea viene schiaffeggiato e poi messo in prigione in Samaria come traditore. Ma la parola del profeta si attuerà. Nel corso della battaglia, Giosafat, quando si accorge di essere attorniato dai guerrieri nemici, grida e viene risparmiato dalla morte. Nonostante il suo peccato, egli continua a cercare il Signore, e per questo è salvo. Acab invece, non cercando il Signore, ha una sorte diversa. Tenta di nascondersi agli occhi dei nemici, ma non può nascondersi agli occhi di Dio. La freccia che lo colpisce a morte è diretta dal cielo; a nulla serve il suo sforzo eroico di rimanere in piedi sul suo carro fino a sera per sostenere il morale dei suoi soldati. Il veggente Ieu, accusando Giosafat di amare coloro che odiano il Signore, non solo disapprova una simpatia personale del re verso Acab, ma condanna la lealtà a un’alleanza disapprovata dal Signore. Giosafat, comunque, a motivo delle sue buone azioni è perdonato e salvato. La ricostruzione del nuovo Israele potrà avvenire solo ponendo la propria fiducia nel Signore. E, nonostante un passato di tradimento e un presente imperfetto, il Signore rimane sempre pronto ad accogliere chi lo cerca con tutto il cuore.


06/11/2012
Memoria della Madre del Signore


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