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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal secondo libro delle Cronache 19,4-11

Giòsafat, dopo un soggiorno in Gerusalemme, si recò di nuovo fra il suo popolo da Bersabea alle montagne di Efraim, riportandolo al Signore, Dio dei loro padri. Egli stabilì giudici nella regione, in tutte le fortezze di Giuda, città per città. Ai giudici egli raccomandò: "Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronunzierete la sentenza. Ora il timore del Signore sia con voi; nell'agire badate che nel Signore nostro Dio non c'è nessuna iniquità; egli non ha preferenze personali né accetta doni".

Anche in Gerusalemme Giòsafat costituì alcuni leviti, sacerdoti e capifamiglia di Israele, per dirimere le questioni degli abitanti di Gerusalemme. Egli comandò loro: "Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro. Su ogni causa che vi verrà presentata da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città - si tratti di omicidio o di una questione che riguarda la legge o un comando, gli statuti o i decreti - istruiteli in modo che non si rendano colpevoli davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e sui vostri fratelli. Agite così e non diventerete colpevoli. Ecco Amaria sommo sacerdote vi guiderà in ogni questione religiosa, mentre Zebadia figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, vi guiderà in ogni questione che riguarda il re; in qualità di scribi sono a vostra disposizioni i leviti. Coraggio, mettetevi al lavoro. Il Signore sarà con il buono".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dopo la disastrosa avventura della guerra come alleato con Acab, Giosafat sta a Gerusalemme per riprendere il suo programma di riforme. Questa volta affronta la riforma della giustizia. L’intento del Cronista è presentare Giosafat come un nuovo Davide o, meglio, come un nuovo Mosè. Giosafat si reca personalmente in mezzo al suo popolo per riportarlo al Dio dei padri, certo che il Signore perdona coloro che tornano a lui, come aveva promesso a Salomone. E stabilisce i giudici perché aiutino il popolo a rimanere fedele alla Legge. Questi ultimi debbono risiedere nelle città fortificate di Giuda, dove stazionano anche le guarnigioni reali, situate in punti strategici accessibili a tutta la popolazione. Essi rappresentano Dio, non il re, per questo sono chiamati a riflettere nei loro comportamenti e nei loro giudizi la giustizia e l’equità del Signore senza lasciarsi tentare dai favoritismi: “Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronuncerete la sentenza. Ora il terrore del Signore sia con voi; nell’agire badate che nel Signore, nostro Dio, non c’è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali né accetta doni” (vv. 6-7). Sono indicazioni alte. E c’è da tremare per applicarle. Per questo il Cronista esorta ad avere “il terrore” nello svolgere tale compito, rifiutando ogni corruzione e praticando l’equità. La situazione è differente a Gerusalemme, dove si fa una distinzione tra gli “affari del Signore” e gli “affari del re” (v. 11). Forse si trattava non di affari religiosi o secolari come intendiamo noi oggi, ma di realtà cultuali e non cultuali. I giudici di Gerusalemme costituiscono una specie di suprema corte, a cui si demandano i casi irrisolti negli altri tribunali locali. Giosafat esorta i giudici di Gerusalemme a rispettare il loro ruolo di rappresentanti del Signore agendo con fedeltà e dedicandosi completamente al servizio della giustizia. Loro compito non è solo quello del giudizio ma anche quello della istruzione dei fratelli, ossia i giudici locali, perché non si allontanino dalla legge del Signore, attirando la sua ira su se stessi e sui fratelli. Se la giustizia prevale nel paese, il Signore vive fra i suoi abitanti. È evidente la saggezza di Giosafat che comprende l’importanza di regolare la vita del popolo di Dio perché gli inevitabili conflitti non mettano in pericolo l’unità della città. Per questo assicura una certa separazione di poteri, assegnando al sommo sacerdote Amaria la giurisdizione sopra le questioni religiose e a Zebadia, il capo della famiglia più anziana di Giuda, la giurisdizione su tutte le cause civili riguardanti il re. I leviti invece hanno un ruolo subalterno e servono come ufficiali giudiziari e come scribi. Il re giusto si attende dai giudici che siano giusti come Dio è giusto. La città, praticando la giustizia, è degna della bontà di Dio e della sua protezione.


07/11/2012
Memoria dei Santi e dei Profeti


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