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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi 10,12-18

Certo noi non abbiamo l'audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé; ma mentre si misurano su di sé e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza. Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la norma della misura che Dio ci ha assegnato, sì da poter arrivare fino a voi; né ci innalziamo in maniera indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perché fino a voi siamo giunti col vangelo di Cristo. Né ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancora nella vostra considerazione, secondo la nostra misura, per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci alla maniera degli altri delle cose gia fatte da altri.

Pertanto chi si vanta, si vanti nel Signore; perché non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo continua a difendere il suo ministero apostolico dagli oppositori, sottolineando ancora che l’unico motivo di cui egli si può gloriare è il Vangelo. Con ironia parla dei suoi accusatori dicendo che sono grandi personalità visto che raccomandano se stessi. In verità è meschino il loro gloriarsi. Di fronte alla stoltezza degli avversari, Paolo ha la coscienza che deve gloriarsi non per i meriti da lui autonomamente acquisiti, ma solo perché il Signore lo ha scelto per renderlo partecipe del suo disegno di amore sulla vita degli uomini. L’esistenza stessa della comunità di Corinto – da lui fondata – era la prova che Dio lo aveva scelto perché il Vangelo fosse predicato. Pertanto, venendo a Corinto, Paolo non aveva affatto sconfinato (“esteso esageratamente”) dai confini assegnatigli dal Signore. Anzi, era stato mandato dal Signore stesso presso di loro. Ed ora il Signore lo inviava a predicare “per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci alla maniera degli altri delle cose già fatte da altri” (v. 16). C’è una chiarissima ansia missionaria in Paolo: portare il Vangelo là dove non è conosciuto. È un insegnamento che dobbiamo accogliere in maniera ben più attenta di quanto accada oggi. Per l’apostolo era una preoccupazione costante, come scrive anche ai Romani: “Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il Vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui” (Rm 15,20). Continua dicendo che vorrebbe recarsi prima a Roma e poi in Spagna, tanto è forte l’ansia che il Vangelo raggiunga i confini della terra. È questa la sua più grande preoccupazione che gli fa venire in mente quanto scrisse Geremia: “Ma chi vuol gloriarsi si vanti di questo” (Ger 9,23). Ogni cosa buona nasce non dai nostri calcoli ma dalla volontà del Signore. È al Signore che bisogna guardare, è lui che bisogna ascoltare ed è a lui che bisogna obbedire. L’apostolo può dire davanti a tutti i Corinzi che si è attenuto a questa obbedienza. E in tal modo non ha fatto altro che imitare Gesù, venuto – come spesso ha detto – a fare non la sua ma la volontà del Padre che sta nei cieli.


22/04/2013
Memoria dei poveri


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