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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Paolo ai Filippesi 2,1-18

Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E' Dio infatti che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull'offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo esorta i cristiani di Filippi a vivere nell’amore. Ma questo è possibile solo se animati dall’umiltà e non dalla vanagloria, solo se si è alla ricerca dell’interesse degli altri più che del proprio. L’apostolo tocca qui uno degli aspetti centrali della sua richiesta ai Filippesi: l’unità e la santità si ottengono unicamente se tutti volgono lo sguardo verso Gesù accogliendo in sé “gli stessi suoi sentimenti”. Il cristiano modella il suo cuore sui sentimenti di Gesù e la sua mente sui pensieri di Gesù. Il discepolo imita in tutto il maestro: lo segue, lo ascolta e tale resta per sempre. La vita di Gesù, lo sappiamo, è segnata dalla kenosi, ossia dall’abbassamento: egli, che era Dio, umiliò se stesso fino a diventare servo, accettando anche la morte e la morte di croce, pur di rimanere fedele alla sua scelta d’amore e così salvare il mondo. Il suo abbassarsi sino a divenire servo non fu una scelta di falso umilismo, ma la conseguenza di un amore che non ha conosciuto limiti. Per tale amore Dio esaltò Gesù, ossia lo liberò dai lacci della morte. E nel nome di Gesù tutti possono trovare la salvezza. Paolo richiama i cristiani di Filippi a continuare a vivere nell’obbedienza al Vangelo perché così hanno portato non pochi frutti. Li esorta quindi ad evitare mormorazioni, perché siano “figli di Dio senza difetti in mezzo a una generazione falsa e perversa”. La comunità deve risplendere “come astro nel mondo, tenendo alta la parola di vita”. Paolo sa bene che la comunità cristiana, anche se sta in mezzo alle tribolazioni, può resistere perché poggia sul Vangelo. Se i cristiani continuano a vivere il Vangelo come fondamento della propria vita, l’apostolo si dice certo di non aver corso invano. Lo è anche per se stesso, perché ha cercato di seguire sempre il Signore. Di qui l’invito ad obbedire quotidianamente al Vangelo per essere liberati dalla schiavitù dell’egocentrismo. Il discepolo, come ogni comunità cristiana, è chiamato a porre la sua attenzione alla parola che il Signore ogni giorno invia: deve ascoltarla, accoglierla, custodirla nel cuore e comunicarla ovunque. Questa è la gioia che l’apostolo stesso vive e che vuole comunicare ai cristiani di Filippi, come anche a noi discepoli dell’ultima ora.


04/05/2013
Vigilia del giorno del Signore


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