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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Chiunque vive crede in me
non morrà in eterno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro del profeta Geremia 29,1-32

Queste sono le parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al resto degli anziani in esilio, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il resto del popolo che Nabucodònosor aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia; la mandò dopo che il re Ieconia, la regina madre, i dignitari di corte, i capi di Giuda e di Gerusalemme, gli artigiani e i fabbri erano partiti da Gerusalemme. Fu recata per mezzo di Elasà figlio di Safàn e di Ghemarìa figlio di Chelkia, che Sedecìa re di Giuda aveva inviati a Nabucodònosor re di Babilonia, in Babilonia.

Essa diceva:

"Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, a tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie, scegliete mogli per i figli e maritate le figlie; costoro abbiano figlie e figli. Moltiplicatevi lì e non diminuite. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.

Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano. Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore. Pertanto dice il Signore: Solamente quando saranno compiuti, riguardo a Babilonia, settanta anni, vi visiterò e realizzerò per voi la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi - dice il Signore - cambierò in meglio la vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho disperso - dice il Signore - vi ricondurrò nel luogo da dove vi ho fatto condurre in esilio.

Certo voi dite: Il Signore ci ha suscitato profeti in Babilonia.

Ebbene, queste le parole del Signore al re che siede sul trono di Davide e a tutto il popolo che abita in questa città, ai vostri fratelli che non sono partiti con voi nella deportazione; dice il Signore degli eserciti: Ecco, io manderò contro di essi la spada, la fame e la peste e li renderò come i fichi guasti, che non si possono mangiare tanto sono cattivi. Li perseguiterò con la spada, la fame e la peste; li farò oggetto di orrore per tutti i regni della terra, oggetto di maledizione, di stupore, di scherno e di obbrobrio in tutte le nazioni nelle quali li ho dispersi, perché non hanno ascoltato le mie parole - dice il Signore - quando mandavo loro i miei servi, i profeti, con continua premura, eppure essi non hanno ascoltato. Oracolo del Signore. Voi però ascoltate la parola del Signore, voi deportati tutti, che io ho mandato da Gerusalemme a Babilonia.

Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele, riguardo ad Acab figlio di Kolaià, e a Sedecìa figlio di Maasià, che vi predicono menzogne in mio nome: Ecco, li darò in mano a Nabucodònosor re di Babilonia, il quale li ucciderà sotto i vostri occhi. Da essi si trarrà una formula di maledizione in uso presso tutti i deportati di Giuda in Babilonia e si dirà: Il Signore ti tratti come Sedecìa e Acab, che il re di Babilonia fece arrostire sul fuoco! Poiché essi hanno operato cose nefande in Gerusalemme, hanno commesso adulterio con le mogli del prossimo, hanno proferito in mio nome parole senza che io avessi dato loro alcun ordine. Io stesso lo so bene e ne sono testimone. Oracolo del Signore".

A Semaià il Nechelamita tu riferirai queste parole: "Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Perché hai mandato in tuo nome lettere a tutto il popolo di Gerusalemme e a Sofonia figlio di Maasià, il sacerdote, e a tutti i sacerdoti, dicendo: Il Signore ti ha costituito sacerdote al posto del sacerdote Ioiadà, perché fossi sovrintendente nel tempio del Signore, per reprimere qualunque forsennato che vuol fare il profeta, ponendolo in ceppi e in catene. Orbene, perché non reprimi Geremia da Anatòt, che fa profezie fra di voi? Infatti egli ci ha mandato a dire in Babilonia: Sarà lunga la cosa! Edificate case e abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti!".

Il sacerdote Sofonia lesse questa lettera in presenza del profeta Geremia.

Allora la parola del Signore fu rivolta a Geremia: "Invia questo messaggio a tutti i deportati: Così dice il Signore riguardo a Semaià il Nechelamita: Poiché Semaià ha parlato a voi come profeta mentre io non l'avevo mandato e vi ha fatto confidare nella menzogna, per questo dice il Signore: Ecco punirò Semaià il Nechelamita e la sua discendenza; nessuno dei suoi dimorerà in mezzo a questo popolo, né vedrà il bene che farò al mio popolo - dice il Signore - perché ha predicato la ribellione contro il Signore".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se tu credi, vedrai la gloria di Dio,
dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il profeta Geremia si rivolge agli ebrei deportati da Gerusalemme in Babilonia con una lettera nella quale manifesta qual è la Parola del Signore sulla loro condizione e sul loro futuro. Lui è a Gerusalemme dove sono anche i profeti e i dirigenti politici vicini al re Sedecìa i quali continuano a dire alla gente quel che vuole sentirsi dire, ossia che il piccolo ed esausto regno di Giuda vincerà sicuramente il grande Nabucodonosor. Preoccupati solo di piacere agli altri continuavano ad illuderli. Per di più anche in Babilonia vi erano, tra i deportati, alcuni falsi profeti che annunciano la fine prossima della cattività e il ritorno a casa. Geremia è l’unico che alza la voce e interpreta la storia in modo giusto e veritiero, ossia non secondo quello che tutti vogliono udire ma secondo quello che il Signore gli comunica. Il disegno di Dio è chiaro: è iniziato un tempo di deportazione che durerà settant’anni. La speranza dunque non è quella di affermare che in poco tempo tutto sarebbe cambiato. Ma comunicare quanto il Signore diceva attraverso il suo profeta. Geremia annuncia che, passati settanta anni, sarebbe giunto il tempo del ritorno a Gerusalemme. Allora si sarebbero compiuti i progetti di Dio, “progetti di pace e non di sventura”; allora si sarebbe aperto per tutti un “futuro pieno di speranza” (v. 11). Bisogna dunque obbedire al Signore, trovare nella sua Parola la guida che indica la strada da percorrere nella storia. Il credente non guarda il futuro in termini di soddisfazione dei propri desideri, come se il futuro dipendesse semplicemente dalla sua volontà o dai suoi propositi. Il credente non pensa a costruire un futuro per se stesso, ma ad affidarsi al Signore per vivere il presente secondo gli insegnamenti della sua parola certo della speranza di salvezza che il Signore ha promesso per tutto il popolo. Per questo Geremia riporta le parole sulla indispensabile ricerca del Signore. E assicura: chi cerca il Signore, chi lo invoca con tutto il cuore, lo trova. È lo stesso Signore che assicura: mi lascerò trovare. Il presente degli uomini si identifica con il presente di Dio. E il futuro è la continuazione di un presente guidato dal Signore. Gesù è la Parola definitiva di Dio, divenuta luce chiara per i nostri passi. Potremmo dire che le Sante Scritture, e il Vangelo in particolare, sono già prefigurate dalla Lettera di Geremia ai deportati in Babilonia. Gli antichi Padri dicevano che le Scritture sono le lettere di amore che Dio ci ha inviato. Ascoltiamole e non solo comprenderemo il presente ma costruiremo il futuro di pace per tutti i popoli.


07/09/2013
Vigilia del giorno del Signore


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