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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

Memoria di sant’Ignazio, vescovo di Antiochia. Condannato a morte, fu condotto a Roma dove morì martire (+107).


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal primo libro dei Maccabei 4,1-25

Gorgia prese allora cinquemila uomini e mille cavalli scelti e si levò il campo di notte per sorprendere il campo dei Giudei e annientarli all'improvviso; gli uomini dell'Acra gli facevano da guida. Ma Giuda lo venne a sapere e mosse anche lui con i suoi valorosi per assalire le forze del re che sostavano in Emmaus, mentre i soldati erano ancora dispersi fuori del campo. Gorgia giunse al campo di Giuda di notte e non vi trovò nessuno; li andava cercando sui monti dicendo: "Costoro ci sfuggono". Fattosi giorno, Giuda apparve nella pianura con tremila uomini; non avevano però né corazze né spade come avrebbero voluto. Videro l'accampamento dei pagani difeso e fortificato e la cavalleria disposta intorno e tutti esperti nella guerra. Ma Giuda disse ai suoi uomini: "Non temete il loro numero, né abbiate paura dei loro assalti; ricordate come i nostri padri furono salvati nel Mare Rosso, quando il faraone li inseguiva con l'esercito. Alziamo la nostra voce al Cielo, perché ci usi benevolenza e si ricordi dell'alleanza con i nostri padri e voglia sconfiggere questo schieramento davanti a noi oggi; si accorgeranno tutti i popoli che c'è uno che riscatta e salva Israele". Gli stranieri alzarono gli occhi e videro che quelli venivano loro incontro; così uscirono dagli accampamenti per dar battaglia. Gli uomini di Giuda diedero fiato alle trombe e attaccarono. I pagani furono sconfitti e fuggirono verso la pianura, ma quelli che erano più indietro caddero tutti uccisi di spada. Li inseguirono fino a Ghezer e fino alle pianure dell'Idumea e di Asdod e di Iamnia; ne furono uccisi circa tremila. Quando Giuda e i suoi armati tornarono dal loro inseguimento, egli disse alla sua gente: "Non siate avidi delle spoglie, perché ci attende ancora la battaglia. Gorgia e il suo esercito è sul monte vicino a noi; ora voi state pronti ad opporvi ai nemici e a combatterli; in seguito farete tranquillamente bottino". Aveva appena finito di parlare, quando apparve un reparto che spiava dal monte. Avevano visto infatti che i loro erano stati sconfitti e gli altri incendiavano il campo: il fumo che si scorgeva segnalava l'accaduto. Ed essi a quello spettacolo si sgomentarono grandemente; vedendo inoltre giù nella pianura lo schieramento di Giuda pronto all'attacco, fuggirono tutti nel territorio dei Filistei. Allora Giuda ritornò a depredare il campo e raccolsero oro e argento in quantità e stoffe tinte di porpora viola e porpora marina e grandi ricchezze. Di ritorno cantavano e innalzavano benedizioni al cielo "perché egli è buono e la sua grazia dura sempre". Fu quello un giorno di grande liberazione in Israele.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il brano narra la battaglia avvenuta ad Emmaus, tra il forte esercito del re Antioco e il piccolo esercito di Giuda. Gorgia, che guidava l’esercito nemico, informato dell’arrivo dei Giudei, con una parte del suo esercito, tra cui alcuni che provenivano da Gerusalemme (gli uomini dell’Akra), tentò di sorprenderli nel loro accampamento a sud di Emmaus, con un nutrito gruppo di soldati di assalto. Ma Giuda, informato a sua volta del movimento di Gorgia, pensò che fosse il momento opportuno per attaccare il grosso delle truppe siriane rimaste nel campo senza il loro capo. Sapeva bene che la forza del numero era dalla parte dei nemici, ma era consapevole dell’aiuto del Signore. Per questo si rivolse ai suoi esortandoli a non avere paura, non perché avessero le forze sufficienti per prevalere sull’esercito nemico, ma perché il Signore, fedele all’alleanza stretta con il suo popolo sin dalla liberazione dalla schiavitù degli egiziani, non li avrebbe abbandonati nelle mani dell’esercito avversario: “Non temete – disse – il loro numero, né abbiate paura dei loro assalti; ricordate come i nostri padri furono salvati nel Mar Rosso, quando il faraone li inseguiva con l’esercito”. Li esortò, invece, ad alzare la voce al Cielo: “perché ci usi benevolenza e si ricordi dell’alleanza con i nostri padri e voglia abbattere questo schieramento davanti a noi oggi. Allora tutte le nazioni sapranno che c’è chi riscatta e salva Israele”. La questione non era semplicemente la vittoria di Giuda, quanto il riconoscimento della forza del Signore che, liberando e salvando Israele, mostrava la sua alleanza con il suo popolo e la sua onnipotenza su tutti gli dèi. Quel giorno fu “di grande liberazione per Israele”, chiude la pericope. In effetti, il Signore aveva sconfitto il potente esercito siriano con quello ben più debole di Giuda. È l’ennesima conferma della logica che traversa tutte le pagine della Scrittura e che farà scrivere all’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio” (1 Cor 1,26-29). Anche oggi, di fronte alle grandi sfide che sono davanti a noi, è indispensabile riscoprire la fede antica dei Padri e viverla con la stessa intensità.


17/10/2013
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