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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal primo libro dei Maccabei 9,23-49

Dopo la morte di Giuda riapparvero i rinnegati in tutto il territorio d'Israele e risorsero tutti gli operatori di iniquità. In quei giorni sopravvenne una terribile carestia e la terra stessa congiurò in loro favore. Bàcchide scelse gli uomini più empi e li fece padroni della regione. Quelli si diedero a ricercare e braccare gli amici di Giuda e li condussero da Bàcchide, che si vendicava di loro e li scherniva. Ci fu grande tribolazione in Israele, come non si verificava da quando fra loro erano scomparsi i profeti. Allora tutti gli amici di Giuda si radunarono e dissero a Giònata: "Da quando è morto tuo fratello Giuda, non c'è uomo simile a lui per condurre l'azione contro i nemici e Bàcchide e gli avversari della nostra nazione. Ora noi ti eleggiamo oggi nostro capo e condottiero nelle nostre battaglie". Giònata assunse il comando in quella occasione e prese il posto di Giuda suo fratello.

Appena Bàcchide ne ebbe notizia, cercò di ucciderlo. Furono informati anche Giònata e Simone suo fratello e tutti i loro seguaci, ed essi fuggirono nel deserto di Tekòa e si accamparono presso la cisterna di Asfar. Bàcchide lo seppe in giorno di sabato e si portò con tutto il suo esercito al di là del Giordano. Giònata inviò suo fratello, capo della turba, a chiedere ai Nabatei suoi amici di custodire presso di sé i loro equipaggiamenti che erano abbondanti. Ma i figli di Iambri che abitavano in Màdaba fecero una razzia e catturarono Giovanni, con tutte le cose che aveva, e portarono via tutto. Dopo questo fatto riferirono a Giònata e a Simone suo fratello: "I figli di Iambri hanno una grande festa di nozze e conducono a Nàdabat la sposa, figlia di uno dei grandi magnati di Canaan, con corteo solenne". Si ricordarono allora del sangue del loro fratello Giovanni, perciò si mossero e si appostarono in un antro del monte. Ed ecco alzando gli occhi videro un corteo numeroso e festante e lo sposo con gli amici e fratelli, che avanzava incontro al corteo, con tamburi e strumenti musicali e grande apparato. Balzando dal loro appostamento li trucidarono; molti caddero colpiti a morte mentre gli altri ripararono sul monte ed essi presero le loro spoglie. Le nozze furono mutate in lutto e i suoni delle loro musiche in lamento. Così vendicarono il sangue del loro fratello e ritornarono nelle paludi del Giordano.

Bàcchide ne ebbe notizia e venne in giorno di sabato fin sulle sponde del Giordano con numeroso esercito. Giònata disse ai suoi: "Alziamoci e combattiamo per la nostra vita, perché oggi non è come gli altri giorni. Ecco abbiamo i nemici di fronte a noi e alle spalle, dall'uno e dall'altro lato l'acqua del Giordano o la palude o la boscaglia, non c'è possibilità di sfuggire. Alzate ora le vostre grida al Cielo, perché possiate scampare dalla mano dei vostri nemici". E si attaccò battaglia. Giònata stese la mano per colpire Bàcchide, ma questi lo scansò e si tirò indietro. Allora Giònata e i suoi uomini si gettarono nel Giordano e raggiunsero a nuoto l'altra sponda; gli altri non passarono il Giordano per inseguirli. Dalla parte di Bàcchide caddero in quella giornata circa duemila uomini.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Con la morte di Giuda, il movimento di rivolta, già in parte minato dalla stanchezza di sei anni di lotte incessanti, ricevette un colpo durissimo, che forse avrebbe potuto segnare la sua fine se gli uomini inviati da Antiochia si fossero mostrati più attenti e tolleranti verso gli ebrei. L’autore sottolinea la “grande tribolazione” a cui furono sottoposti i giudei dopo la morte di Giuda: “Bàcchide scelse uomini rinnegati e li fece padroni della regione. Si diedero a ricercare e braccare gli amici di Giuda e li conducevano da Bàcchide, che si vendicava di loro e li scherniva. Ci fu grande tribolazione in Israele” (vv. 25-27). Fa riflettere la nota dell’autore: tale tribolazione “non si verificava dal giorno in cui non era più apparso un profeta in mezzo a loro” (v. 27). È una costante nella storia del popolo del Signore, sia nell’Antica Alleanza che nella Nuova, ossia il legame che si realizza tra l’assenza di profezia, l’infiacchimento morale e la crescita dell’oppressione e della violenza. Ci fu comunque una reazione da parte degli “amici di Giuda”, ossia di coloro che non avevano vissuto invano l’amicizia con l’inviato del Signore. Costoro si rivolsero a Gionata, il più giovane dei figli di Mattatia, che ritenevano simile a Giuda, e gli dissero: “Ora noi oggi eleggiamo te nostro capo e condottiero al suo posto, per combattere le nostre battaglie” (v. 30). C’era bisogno che qualcuno prendesse la responsabilità di combattere contro i nemici di Dio. Bacchide, saputa la cosa, si mise sulle tracce di Gionata per ucciderlo, ma questi si rifugiò nel deserto di Tecoa. E qui riorganizzò le forze della resistenza. Inviò il fratello Giovanni presso i Nabatei per mettere al sicuro gli equipaggiamenti, ma venne intercettato dai “figli di Iambri”, fu rapinato e ucciso. Per rappresaglia Gionata e Simone trasformarono la festa di nozze di un nobile cananeo in un massacro. È un’azione incomprensibile nel contesto neotestamentario e che si può solo iscrivere all’interno di una civiltà ancora poco permeata di quella fraternità che pure si rivela già nella tradizione biblica. La vendetta innesca sempre una spirale difficilmente arrestabile. Infatti, Bacchide, saputa la cosa, reagì immediatamente e tese – “in giorno di sabato” – un’imboscata a Gionata. Questa volta Gionata non dimenticò di invocare l’aiuto di Dio. E, dopo aver esortato i suoi alla battaglia, li invitò: “Alzate perciò ora le vostre grida al Cielo, perché possiate salvarvi dalla mano dei vostri nemici” (v. 46). E a Gionata fu concessa la vittoria sull’esercito nemico.


07/11/2013
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