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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro di Tobia 6,10-11; 7,1-17.4-9

Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: "Fratello Tobia!". Gli rispose: "Eccomi". Riprese: "Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: "Fratello Azaria, conducimi diritto dal nostro fratello Raguele". Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: "Salute, fratelli, siate i benvenuti!". Li fece entrare in casa. Disse a sua moglie Edna: "Quanto somiglia questo giovane a mio fratello Tobi!". Edna domandò loro: "Di dove siete, fratelli?", ed essi risposero: "Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive". Disse allora: "Conoscete nostro fratello Tobi?". Le dissero: "Lo conosciamo". Riprese: "Sta bene?". Risposero: "Sta bene e vive". E Tobia aggiunse: "È mio padre".
Raguele allora balzò in piedi, l'abbracciò e pianse. Poi gli disse: "Sii benedetto, o figlio! Hai un ottimo padre. Che sventura per un uomo giusto e generoso nel fare elemosine essere diventato cieco!". Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. Pianse anche sua moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una festosa accoglienza.
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: "Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara". Raguele udì queste parole e disse al giovane: "Mangia, bevi e sta' allegro per questa sera, poiché nessuno all'infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all'infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L'ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi". Ma Tobia disse: "Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo". Rispose Raguele: "Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d'ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace".
Raguele chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l'affidò a Tobia con queste parole: "Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace". Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l'atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. Poi Raguele chiamò sua moglie Edna e le disse: "Sorella mia, prepara l'altra camera e conducila dentro". Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: "Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!". E uscì.


Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: "Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza". Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: "Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: "Non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui". Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia". E dissero insieme: "Amen, amen!". Poi dormirono per tutta la notte.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

L'incontro tra Tobia e Sara è stato un incontro sanante: Sara è stata liberata da un incubo di morte e Tobia dalla solitudine. Ma quella che per i due giovani è notte di salvezza e di fecondo riposo, per i genitori di Sara è notte di ansia, attraversata da paure di morte. Edna, a dire il vero, aveva augurato alla figlia la benedizione di Dio: "Il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore" (7, 17). Raguele invece, come del resto anche la figlia, non regge al pensiero di finire ancora una volta sulla bocca della gente, si alza e va a scavare una fossa con dei servi fidati. Tobia veniva da lon-tano, nessuno lo conosceva, si poteva far credere che fosse ripartito la sera stessa. Quando tutto è pronto, Raguele coinvolge la moglie nella veri-fica di quanto possa essere accaduto nella camera nuziale, man-dano una serva a vedere. Non è accaduto quello che temevano. I due sposi riposavano tranquillamente. Al vedere l'accaduto sale dalla bocca dei due genitori il ringraziamento al Signore. È la quarta preghiera che troviamo nel libro di Tobia (vv. 15-17). Inizia, come le altre, con la benedizione rivolta al Signore (v. 15) per la sua grande misericordia che ha guidato la loro vita. E si conclude con una richiesta di aiuto, non più per loro stessi, ma per Tobia e Sara, considerati or-mai ambedue come figli e affidati entrambi al Signore. A questo punto la fossa è risultata inutile; si fa giorno e la gioia entra in quella casa: si prepara un banchetto che sembra non finire. Raguele vuole festeggiare per il doppio del tempo consueto, come per compensare il tempo dell'afflizione sopportato dalla figlia (e da loro genitori) e poi il banchetto si rinnova nella casa di Tobia. Quattordici giorni di festa sono il doppio del normale; il matrimonio di Sara è davvero qualcosa di eccezionale. E la metà dei beni che Raguele concede a Tobia è un atto di grande gene-rosità che va oltre l'eredità che spetta alle figlie uniche secondo quanto prescritto dalla legge di Mosè (Nm 27,11). L'unione dei due giovani, avvenuta sotto lo sguardo e la protezione dell'angelo, è divenuta sorgente di vita che trasforma tutte le cose. È quel che accade ogni volta che la comunione tra i fratelli e le sorelle diviene una dimensione concreta della vita.


04/06/2015
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