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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 

In Israele è il giorno della Memoria della Shoah, in cui si ricorda lo sterminio del popolo ebraico ad opera dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro degli Atti 18,1-8

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: "Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D'ora in poi me ne andrò dai pagani". Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Siamo nell'anno 42 e Paolo, certamente turbato dall'esperienza di Atene, non pensa tuttavia che i greci siano così lontani da Dio e così soddisfatti di loro stessi da essere impermeabili al Vangelo. Lascia la capitale e si dirige verso Corinto, distante da Atene circa 60 chilometri, altra città greca cosmopolita e famosa per il commercio e per i giochi istmici che vi si tenevano, oltre che per la facilità dei costumi. Entrato in città, Paolo si avvia direttamente verso i popolosi quartieri del porto ove incontra Aquila e Priscilla, una coppia di ebrei-cristiani cacciati da Roma per un editto dell'imperatore Claudio contro gli ebrei. L'amministrazione romana non faceva distinzione tra i due gruppi, gli ebrei convertiti al cristianesimo e gli altri ebrei. Paolo alloggia presso questa famiglia e lavora con essa per guadagnarsi il pane. Il sabato, come al solito, va in sinagoga, per spiegare a tutti che Gesù è il Messia. È significativa la nota dell'autore degli Atti sull'azione di Paolo: "Si dedicò anima e corpo alla Parola". È una indicazione che dovrebbe interrogare le comunità cristiane di oggi per riscoprire l'urgenza di comunicare nuovamente il Vangelo. La prospettiva missionaria, sia all'interno dell'Occidente che oltre i suoi confini, deve ritrovare il primato nella vita dei credenti e della Chiese, come lo ebbe al tempo di Paolo. Troppo spesso, infatti, ci si consuma solo all'interno delle proprie realtà ecclesiali. Con ben maggiore energia dobbiamo sentire la preoccupazione per comunicare il Vangelo a chi ancora non lo ha accolto. Era questa l'urgenza di Paolo che si dava, appunto, "anima e corpo" al Vangelo. E i frutti non mancarono; ci fu la conversione anche di Crispo, capo della sinagoga. E Corinto vide nascere una numerosa comunità formata in gran parte da commercianti, marinai, schiavi e liberti; si potrebbe dire una comunità di gente del porto: un gruppo vivacissimo, dinamico e, al tempo stesso, complesso e con non pochi problemi di convivenza. Quella comunità era comunque un segno di speranza non solo per quei portuali ma per tutta la città di Corinto. È quel che è chiesto alle nostre comunità, spesso minoritarie dentro le nostre città complesse pluraliste: essere case di pace e di amore che umanizzano l'intera città.


05/05/2016
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