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Preghiera ogni giorno


 
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Chiesa di Sant'Egidio - Roma

 


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 105 (104), 1-4.6-9

1 Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.

2 A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.

3 Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

4 Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.

6 voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

7 È lui il Signore, nostro Dio:
su tutta la terra i suoi giudizi.

8 Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,

9 dell'alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La liturgia ci fa cantare oggi i primi versetti del Salmo 105. È il primo Salmo del salterio ove risuona l'Alleluia, «Lodate Jahve!» Questa lode è come la chiave interpretativa dell'intero Salmo che fin dai primi versetti è colmo di lode al Signore. Il salmista, già nei primi versetti del Salmo, usa dieci imperativi per convincere il popolo di Israele a lodare il Signore: ringraziate, invocate, proclamate, cantate, inneggiate, meditate, date gloria, cercate, ricercate, ricordate (vv. 1-7). Il corpo del Salmo è una meditazione sul "credo" di Israele, un "credo" composto non di affermazioni astratte ma delle azioni storiche di liberazione compiute da Dio per il suo popolo. Una storia che deve essere "ricordata" da Israele. E ricordare significa ripensare, meditare e soprattutto rivivere l'alleanza che narra. Dimenticarla significa cancellarla dalla propria storia personale e collettiva. Il Signore, canta il salmista, «si è sempre ricordato della sua alleanza, della parola data per mille generazioni, dell'alleanza stabilita con Abramo, e del suo giuramento a Isacco; a Giacobbe la stabilì come decreto» (vv. 8-9). E alla fine del Salmo ripete: «Così si è ricordato della sua parola santa data ad Abramo suo servo» (v. 42). Noi facilmente dimentichiamo l'amore che il Signore ha per noi e i tanti benefici che ci ha fatto. Siamo spesso a tal punto concentrati su noi stessi e sulle nostre cose, da dimenticare il Signore e il suo amore. Riaprire la Scrittura, come il Salmo ci invita a fare, significa ricordare e rivivere la forza dell'amore di Dio che libera: «Cercate (drs) il Signore e la sua potenza, ricercate (bqs) sempre il suo volto» (v. 4). Il salmista usa due verbi per indicare la ricerca. Il primo verbo, drs, indica lo sforzo di trovare qualcosa che interessa, ma anche chiedere, domandare. Quando si cerca Dio i due significati si sovrappongono. L'incontro con il Signore, infatti, non è mai frutto soltanto della ricerca dell'uomo, è soprattutto un dono che incessantemente dobbiamo chiedere. Il secondo verbo, bqs, suggerisce una ricerca accurata, intensa, anche preoccupata. Ancora una volta è Dio che con preoccupazione assiste alla ricerca dell'uomo. Beati siamo noi se accogliamo almeno una goccia di questa preoccupazione nel ricercare Dio! L'ebbe Maria di Magdala quel mattino di Pasqua davanti al sepolcro vuoto, quando piangeva perché l'aveva perso. Già tramite il profeta Amos il Signore suggeriva ai credenti di cercarlo senza sosta: «"Cercate me e vivrete! Non cercate Betel..." Cercate il Signore, e vivrete» (5,4-6). Sì, la ricerca di Dio è la sostanza della vita di ogni credente: è una ricerca non astratta o teorica, ma fatta della concretezza dell'ascolto, della preghiera perseverante, di un amore fedele e generoso, del coinvolgimento nel disegno di amore di Dio sul mondo.


11/01/2017
Preghiera con i Santi


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