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| Roma, 9 maggio
2008 UNA CASA PER
CHI NON HA CASA
A Roma, in un grande
ospedale del centro della città, l'Azienda ospedaliera San
Camillo- Forlanini, è stata aperta una struttura di
accoglienza notturna per 20 persone senza dimora, grazie
alla collaborazione tra la Comunità di Sant'Egidio e il
personale medico e paramedico dell'ospedale.
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Riportiamo l'articolo apparso sul
sito dell'Azienda ospedaliera San
Camillo- Forlanini:
Il 4 marzo passato, un po’ in
sordina, ha aperto le porte nel cuore del Forlanini una
struttura un po’originale per la nostra Azienda
Ospedaliera, forse unica nel suo genere nel panorama
sanitario nazionale. E’ una casa, per 20 persone che casa
non ce l’hanno, dove poter dormire e mangiare un pasto
caldo. Non persone qualsiasi, ma abitanti del grande
“quartiere” San Camillo-Forlanini. Quindi “cittadini di
fatto” che hanno eletto domicilio, chi da qualche mese,
alcuni da anni, in un seminterrato del “nuovo
traumatologico”, piuttosto che su una panchina del
corridoio della “piastra”.
Come è nata?
Da un pensiero, e dall’incontro di alcune persone di buon
senso.
Un pensiero: dover risistemare pezzi dell’ospedale da
tempo nel degrado, dando però piena dignità a chi, da non
poco tempo, del degrado non era certo causa ma piuttosto
vittima strutturale.
L’incontro: alcuni colleghi hanno iniziato a raccogliere
storie, fili di rapporti con i senza fissa dimora (molti
in realtà pazienti, alcuni addirittura ex dipendenti…),
incontrando una sensibilità “sommersa” ed un patrimonio
umano di solidarietà, di molti lavoratori, talvolta
inaspettata. Ed ecco la nascita di un progetto, la ricerca
dello spazio più idoneo al Forlanini (con l’idea di
lasciare poi la struttura in eredità al territorio), il
rapporto con l’Assessorato ai Servizi Sociali (per la
gestione ordinaria della struttura), riunioni, l’appoggio
deciso del Direttore Generale ed il protocollo d’intesa
con il Comune di Roma, giri “seminotturni” nei meandri dei
due ospedali, l’aiuto fattivo di amici della Comunità di
Sant’Egidio (da 40 anni “in prima linea” nell’amicizia con
i poveri di Roma), l’accompagnamento infine dei primi
ospiti.
“Stasera cade la manna dal cielo!”: è stata l’espressione
di Alberto, quando ha visto un letto vero. “Meno male...
stavo davvero per crollare!”: è quanto ha affermato Fabio,
incontrato al Pronto Soccorso. La sua storia è
emblematica, e penso serva di risposta ai pessimisti del
“tanto non risolve nulla” ed ai polemici del “ci sono cose
più urgenti”...
Fabio da mesi dormiva seduto al Pronto Soccorso. Perchè?
Una separazione, uno sfratto, per fortuna il lavoro come
muratore a cottimo è rimasto. Il prezzo del dormire seduto
era nel sottoporsi spesso al triage, un po’ per
giustificare la presenza, più spesso per problemi veri.
Non riuscire mai a sdraiarsi, a riposarsi almeno qualche
ora, logora fisicamente, e no solo… Per fortuna siamo
arrivati in tempo. Poter riposare, lavarsi, mangiare un
pasto caldo, non solo previene malattie ed evita ripetuti
ricoveri, ma ti dà quel minimo di forze per continuare a
lavorare, quel pizzico di autostima per poter pensare e
realizzare una nuova sistemazione.
La casa è all’inizio della sua storia, ma non basta averla
affidata ad una Cooperativa per risolvere i problemi di
chi incontriamo tutte le mattine, in condizioni di
evidente disagio, talvolta psichico, nei giardini del San
Camillo piuttosto che nei corridoi del Forlanini. Serve
tempo, pazienza, competenza, tatto, amicizia nel saper
accompagnare situazioni umane molto diverse tra loro. In
queste settimane abbiamo incontrato colleghi che queste
qualità ce l’hanno, e che nel silenzio le utilizzano in
una vicinanza personale a donne e uomini che altrimenti
sarebbero davvero arrivati al naufragio…
Perchè non mettere insieme queste risorse? Chiunque lo
volesse, o magari ritiene solo di dover segnalare una
situazione, potrà farlo contattando il Servizio Salute e
Sicurezza, l’URP, il Servizio Riabilitativo Aziendale,
dove troverà quelle persone “di buon senso” che stanno
realizzando questo progetto.
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