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… il freddo passerà…
Vincenza ha 86 anni, l’artrosi, le ossa che dolgono giorno e notte, è sotto sfratto, abita in un buco di casa, e ha freddo. Sì, Vincenza ha molto freddo, perché il riscaldamento è un lusso che non le è concesso. Tantomeno in giorni di tramontana gelida come questi.
Il “basso” in cui vive a Trastevere sembra quasi incistato per caso in mezzo ad appartamenti costosamente ristrutturati, e se la vai a trovare Vincenza ti fa entrare in fretta, e richiude subito la porta di casa, per non perdere quel poco di calore prezioso prodotto da una stufetta elettrica che scalda poco e consuma troppo. Basta uno sguardo veloce per abbracciare tutta la sua “casa”: è tutto lì, in una stanzetta: un tavolo con tre sedie, una piccola credenza, una cucinetta a gas, una TV su un mobiletto, il letto e il comodino. Nessun frigorifero. Nessuna caldaia. Il bagno è ricavato da un ripostiglio. Con 550 euro di pensione al mese, Vincenza neanche può permettersi di accendere la stufetta troppo a lungo. Spera che, come l’anno scorso, venga accettata la sua domanda di ricovero in una clinica di riabilitazione: almeno un po’ di giorni li passerà in un posto caldo.
Nel frattempo, avvolta in due coperte, accoccolata stretta accanto alla stufetta, Vincenza aspetta che il freddo passi…
Il freddo di Fiumicino
Quando a Roma fa freddo, a Fiumicino si gela. Sarà per il vento, o per l’umidità, ma davvero in alcuni giorni il freddo di Fiumicino è cattivo, ti spezza il fiato. Come in questi giorni.
Capita così ciò che non dovrebbe mai capitare. Come per Enrico, un sessantenne gravemente malato alle gambe, che si spostava in carrozzina nella sua casa fatiscente, senza riscaldamento né acqua calda, né alcuna forma di assistenza domiciliare. Avvolto nelle coperte che una mano caritatevole gli aveva portato, si racconta che passasse le giornate cercando il punto in cui i raggi del sole potessero scaldarlo un poco (tipo “Miracolo a Milano”). Ma di notte, quando il sole non c’è, e il vento soffia più forte, e la temperatura sembra non smetta più di scendere, è allora che il freddo diventa davvero cattivo. Troppo. Almeno per Enrico e per la povera gente come lui. L’hanno trovato morto la mattina del 17 gennaio.
In certi giorni, il freddo a Fiumicino ti spezza il fiato.
Il Signor Michele
Il signor Michele una casa ce l’ha, a Campo de’ Fiori, ma è in uno stabile in ristrutturazione, e per salire i due piani di scale bisogna fare acrobazie per evitare di cadere: gli scalini sono sfasciati, e i tubi innocenti sbarrano in continuazione il passaggio.
Il signor Michele ha il morbo di Parkinson, e fare le scale è un supplizio quotidiano cui non si può sfuggire.
Anche se il signor Michele una casa ce l’ha, lui non ci vuole rimanere, perché ha paura di morirci dentro. Per il freddo. Si, perché le impalcature gli entrano dirette dentro la camera da letto, così le finestre sono sempre aperte. Giorno e notte. E il signor Michele non ha riscaldamento perché gli hanno staccato il gas. Per fare i lavori. Così, per dormire, ha spostato il letto in corridoio. Lì almeno la corrente è meno violenta.
Al signor Michele camminare fa una fatica tremenda. Ma tutti i santi giorni parte da casa sua e va al Fatebenefratelli, all’isola Tiberina. Non deve fare una visita specialistica, non deve parlare con nessun medico. Semplicemente, la sala d’aspetto è riscaldata. Non è gelida come casa sua.
Il signor Michele, dicono, trema un po’ di più. Per il Parkinson o per il freddo?
Il signor Michele ha lo sfratto esecutivo tra pochi giorni, il 2 febbraio. E poi? Lui non risponde, d’altra parte che dovrebbe dire?
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