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Discorso
del Prof. Jean Dominique Durand.
Rimini,
7 marzo 2000
Egregio
Signor Sindaco,
Egregio Presidente del Consiglio Comunale,
Signore e Signori Consiglieri e Assessori,
Eccellenza,
Illustri Ospiti,
1.
Devo dapprima ringraziare le Autorità di Rimini per avermi scelto per
partecipare a questa bella cerimonia solenne in onore del Professor Andrea
Riccardi, per illustrare la cittadinanza onoraria che gli è stata
conferita. Per me, è un onore; è soprattutto una gioia profonda che mi
mette in comunione con gli amici di Sant'Egidio.
2.
Chi è l'uomo onorato stasera ?
È
un uomo di preghiera e di azione, un uomo di meditazione e uno studioso di
ampio respiro, un uomo di dialogo, un uomo di pace, un uomo conosciuto nel
mondo intero, che ha già ricevuto tanti premi ed onorificenze.
Per
ragioni di comodità, abbiamo bisogno di riconoscere più particolarmente
una personalità. Ma dietro questa personalità, c'è un gruppo, una
comunità e quando rendiamo omaggio ad Andrea Riccardi, sappiamo che
rendiamo omaggio difatti a tutta una comunità, presente a Roma e nel
mondo, la Comunità di Sant' Egidio.
È
impossibile separare la persona Andrea Riccardi dal procedimento
comunitario. So che lui non è pronto ad accettare una qualsiasi forma di
culto della personalità. Sappiamo bene che Sant' Egidio non si riduce a
una personalità, e la recentissima elezione di Mons. Vicenzo Paglia
all'episcopato lo conferma. Ma nello stesso tempo è evidente che ha
avuto, nella creazione e nei primi passi della comunità e nella sua
evoluzione, un ruolo essenziale, insostituibile. Quindi il mio intervento
sarà fatto di un viavai continuo tra Andrea Riccardi e le sue intuizioni
e tutta una comunità, cioè un gruppo complesso di donne e uomini e la
loro operosità generosa.
3.
Dall'ormai lontano '68, tutta la vita di Andrea Riccardi si è sviluppata
a partire da un triplice radicamento per tendere verso una triplice
apertura. Propongo di osservare questo triplice radicamento in una città,
Roma, nella storia e nel Vangelo e poi di analizzare le tre aperture alla
pace, al dialogo religioso, a una spiritualità comunitaria.
4.
Il radicamento dell'azione di Andrea Riccardi e della Comunità di
Sant'Egidio si fa nella città, nella città di Roma. Ma quale Roma?
Dapprima, essenzialmente, la Roma della povertà, delle marginalità, la
Roma di Pasolini, la Roma delle borgate, questo mondo così originale,
unico nel paesaggio della periferia delle grandi città europee: un mondo
originale, fatto dagli immigrati del Sud, che formavano un insieme umano e
sociale particolare. In questo mondo delle borgate, la casa, la scuola, la
salute, l'acqua, i trasporti, erano i problemi principali. Da questa
esperienza è uscito un piccolo libro, Vangelo in periferia, la cui
rilettura offre un po' di freschezza. Oggi le cose sono molto cambiate. Le
borgate sono inserite nel tessuto urbano, e in un certo senso, si sono un
po' imborghesite. Ma la povertà, la marginalità restano, anche se si
sono accentuate sotto altre forme e in altri luoghi, al centro stesso
della città.
Ma
questa Roma, è anche l'Urbs, la Roma del vescovo, che è il Papa.
Conosciamo l'importanza dell'incontro col papa Giovanni Paolo II che si è
cosi impegnato nella Sua diocesi, moltiplicando le visite pastorali
facendo il vescovo come nessuno dei suoi predecessori ha mai fatto. Roma
è anche la capitale della cattolicità, cioè una città universale.
L'inserimento di un'azione a Roma significa l'incontro con l'Altro, con lo
straniero, con il povero, il debole, ma soprattutto l'incontro come
impegno nel dialogo, partecipando alla vocazione della Chiesa di Roma
nelle sua dimensione locale e universale. L'inserimento della Comunità a
Trastevere, vecchio quartiere popolare, vicino alla Sinagoga, contribuisce
a tradurre una ricerca dell'apertura attraverso l'inserimento nella
città.
5.
L'azione di Andrea Riccardi si radica nella storia. È uno storico di
grande rilievo, autore di libri importanti, diventati poi dei classici.
Specialista in un primo tempo di storia religiosa della Francia
dell'Ottocento, si è trasferito poi sulla storia religiosa dell'Italia
del Novecento e della Chiesa.
Ma
soprattutto la storia è per lui, e per altri nella comunità, una strada
per capire i problemi odierni. "La storia è liberatrice", ha
detto giustamente perché protegge dall'ideologia, dal fanatismo e dà il
senso della complessità che apre alla libertà dell'azione. La conoscenza
storica conduce a riflettere sull'uomo, sulla sua presenza nel mondo,
aiuta a misurare il tragico del suo destino.
6.
Andrea Riccardi inserisce la sua azione nel rifiuto, in un "NO"
gridato in faccia alla povertà, all'ingiustizia, alla violenza, che
radica nella sua lettura del Vangelo, un Vangelo letto dapprima, giovane,
da solo, poi meditato in gruppo, e sempre riletto e rimeditato. Diceva
recentemente che il cristiano del terzo millennio sarebbe stato "un
uomo di pace, un uomo evangelico che dovrà tornare alle radici",
cioè al Vangelo. Lui crede, l'ha scritto, nell' "utilità
dell'ira", ma a condizione che si tratti di un'indignazione
evangelica.
7.
Laico romano, che riflette sulla storia come destino della persona umana,
che legge e medita il Vangelo, Andrea Riccardi è pronto ad assumere
queste aperture che caratterizzano così bene la comunità di Sant'
Egidio.
La
prima apertura è verso una spiritualità comunitaria. Nel 1980, Giovanni
Paolo II si rivolse così alla Comunità: "Avete trovato il cammino,
un cammino molto semplice e puramente evangelico per vincere questa
rassegnazione alla mancanza di un punto di riferimento centrale per la
vita umana: avete capito che bisogna cercare un altro uomo, che bisogna
trovare una comunità che dia la speranza e la solidarietà: queste sono
due parole che sembrano molto significative della vostra spiritualità.
Speranza e solidarietà sono parole molto simili, l'uomo è chiamato a
ritrovare se stesso tramite una comunione con gli altri, tramite la
solidarietà con gli altri".
Tutta
Sant' Egidio sta in questa definizione: l'azione comune, l'accoglienza di
tutti, dell'amico o del nemico, dello straniero, dei deboli, qualsiasi sia
la causa della debolezza (età, malattia, disabilità ...), e soprattutto
la preghiera, cioè la lectio divina, l'atto fondamentale, direi
fondatore, ripetuto in comune ogni sera.
8.
Questa spiritualità comunitaria, fondata sulla preghiera, invita
all'impegno per la pace.
"Signore
nostro Dio,
rendici degni della Tua pace",
così
recita una delle preghiere più importanti, la Preghiera per il segno
di pace.
Questa
pace è la pace personale :
"Se
hai qualche dissidio con qualcuno
prima di venire a questa santa mensa,
torna indietro e chiedi la pace,
a colui che ora è in lite con te",
dice
il canto d'introduzione alle cerimonie di Sant'Egidio. La pace è quindi
la pace di Cristo, è la pace sociale, la solidarietà con i poveri e con
i popoli poveri. Così si passa dall'aiuto portato al barbone, al malato
di Aids abbandonato da tutti, all'anziano dimenticato, all'azione di pace
internazionale perché, come dice Andrea Riccardi, "la guerra è
madre di ogni povertà".
Il
legame tra la pace e la povertà è per lui fondamentale e l'impegno per
la pace è legato alla preghiera.
Non posso qui evocare tutte le azioni di Sant'Egidio a favore della pace,
dal clamoroso accordo sul Mozambico dell'ottobre 1992, una strada
tormentata, fatta di successi e di insuccessi. Sarebbe utile stabilire una
tipologia degli impegni :
-
la
distribuzione dei panini,
-
il
doposcuola, le mense, l'aiuto a domicilio, le case per anziani,
-
l'intercessione
per far vivere insieme nella periferia comunità diverse, per
rassicurare gli uni e gli altri,
-
la
costruzione di scuole e di ospedali, l'apertura di luoghi di
accoglienza,
-
la
partecipazione a negoziati per mettere fine a situazioni di guerre
civili,
-
la
lotta contro la pena di morte vista come un'aggressione e un
turbamento della pace di Dio.
Già
questo breve elenco dice tanto sulla diversità degli impegni con la loro
parte di disillusioni, di insuccessi. Ma Sant'Egidio appare nel nostro
mondo come un vero distributore di speranza. Introduce la nozione di pace
a ogni livello: il rigetto del barbone o dell'anziano dalla società e la
guerra appartengono alla stessa categoria, l'uno e l'altra rompono
l'armonia del mondo e l'ordine naturale. Le risposte non saranno le
stesse, ma ubbidiranno agli stessi princìpi, allo stesso andamento.
Questa è l'intuizione fondamentale di Andrea Riccardi e dei suoi amici.
Sono uomini di fede, e sono convinti che la pace comincia con il dialogo
delle religioni.
9.
L'apertura al dialogo interreligioso identifica la Comunità di
Sant'Egidio, che ha ripreso lo spirito voluto da Giovanni Paolo II ad
Assisi nel 1986 : è tutto il cammino di Uomini e Religioni, che da Roma
nel 1987 a Genova nel 1999, anno dopo anno, ha percorso la strada
dell'incontro, sempre più aperto, tra le grandi religioni e
particolarmente tra le religioni cristiane. Impressionante è l'elenco
delle personalità religiose e laiche che hanno partecipato e aperto un
dialogo approfondito. L'incontro di Bucarest, nel 1998, seguito l'anno
dopo dal viaggio del Papa, fa parte degli incontri più significativi
dello spirito di Assisi che Sant'Egidio intende mantenere vivo.
Affermare
che la religione è fattore di pace è una scommessa che va contro
l'opinione comune, e spesso contro la realtà dei fatti. Quante guerre
fatte in nome di Dio! Si tratta qui di sottolineare, secondo il metodo di
papa Roncalli ciò che unisce per lasciare da parte ciò che divide.
Metodo rivoluzionario, in rottura con tanti anni e secoli di conflitti, di
sfiducia, di odio! Metodo portatore di tanta speranza.
10.
Andrea Riccardi pensa che, lo cito, "il grande rischio che corrono le
esperienze comunitarie, è il settarismo che conduce a vivere rinchiusi in
se stessi e a sentirsi quasi il Messia, o credere di essere stati
investiti dal Vangelo. Per evitare questo, bisogna conoscere esperienze
diverse, e arricchirsene".
Questo
è forse l'aspetto più significativo: la diversità delle esperienze.
Sant'Egidio è una realtà multidimensionale che passa in permanenza dal
locale al mondo, dalla preghiera cioè dall'atto religioso fondamentale,
all'azione cioè alle mense popolari come al dialogo interreligioso.
Sant'Egidio è frequentato dai barboni come dagli ambasciatori e dai capi
di Stato. È lo stesso volto della preghiera nel suo compimento, cioè la
ricerca della pace.
Il
grande filosofo Jacques Maritain parlava della missione del cattolicesimo
come "portatore di cooperazione tra i popoli". Riprendendo la
formula, si può dire che Andrea Riccardi è un portatore di pace
all'interno dei popoli e tra i popoli.
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