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11/06/2001
Intervento della Comunità di Sant'Egidio
dopo l'esecuzione di Timothy Mc Veigh
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La pena di morte è una barbarie che riporta nel passato
L’esecuzione di Timothy Mc Veigh ha reso di nuovo di moda la pena di morte. E mette più a rischio di ieri il livello di civiltà minimo delle nostre democrazie. La morte di un uomo, chiunque egli sia e qualunque cosa abbia commesso è e rimane una barbarie, ancora più grave quando il responsabile è uno stato. La morte di Mc Veigh non migliora in niente né gli Usa, né le nostre società. Non le rende più sicure. Non restituisce la vita alle vittime. Non risarcisce le loro famiglie perché la morte, in una moderna società, non può essere mai considerata né una ricompensa né un risarcimento. Non aggiunge nulla alla giustizia e abbassa la soglia di ciò che è umano e desiderabile per una società democratica e attenta ai diritti umani. La morte di Mc Veigh, ogni esecuzione capitale legittima una cultura di morte mentre afferma di combatterla. Purtroppo, la decisione dopo quasi quaranta anni di giustiziare negli Usa un colpevole di omicidio da parte del governo federale abbassa al livello della vendetta e non della giustizia le istituzioni democratiche e impoverisce tutti. C’è stato un tempo in cui schiavitù e tortura venivano ritenute dalla maggioranza del pianeta pratiche tollerabili o addirittura auspicabili. Non per questo erano pratiche umane e compatibili con la democrazia. La pena di morte appartiene allo stesso armamentario del passato. C’è da augurarsi che l’esecuzione di Timothy Mc Veigh non inauguri una nuova stagione di esecuzioni da parte del Governo degli Stati Uniti e non incoraggi altri paesi a tornare su passi che appartengono irrimediabilmente al passato e nel passato debbono tornare.
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