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15/09/2001
Omelia pronunciata da S. Em. il card. Walter Kasper
Presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani
Roma - Basilica di Santa Maria in Trastevere
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Esodo 32,7-11.13-14
Cari fratelli e sorelle, Gli avversari di Gesù lo accusano d’avere contatto, di mangiare e di fare comunità con i peccatori e con persone pubblicamente disprezzate ed escluse dalla civiltà onesta come i pubblicani. “Mormoravano” dice il testo, non ne hanno parlato pubblicamente, ma in segreto; hanno fatto correre cattive dicerie. Hanno rifiutato il dialogo ed il contatto con coloro che hanno chiamato peccatori, ma hanno evitato anche un dialogo e un confronto aperto con Gesù stesso. Si sono ripiegati su se stessi; non solo hanno escluso gli altri ma si sono chiusi in se stessi e nella loro presunzione. Hanno isolato gli altri ed hanno isolato se stessi dagli altri. Hanno mormorato, non parlato. A questo mondo chiuso e senza dialogo Gesù presenta il suo messaggio di Dio, Padre misericordioso, un Dio che è aperto, che non esclude nessuno dal suo amore, un Dio che perdona e vuole la riconciliazione, un Dio che parla nella sua rivelazione con noi uomini come con amici, un Dio del dialogo, un Dio che segue ognuno di noi, che cerca soprattutto coloro che sono perduti, un Dio che offre la sua amicizia ad ognuno, anche ai suoi avversari, che sono i peccatori, un Dio che vuole festeggiare e che prepara una grande festa con noi uomini e con tutta l’umanità. Il messaggio di questo brano contiene il centro ed il fulcro del Vangelo. In esso ci sono moltissimi aspetti, una profondità ed una ricchezza inesauribili. Nella nostra riflessione di oggi vogliamo prendere in considerazione soltanto un aspetto, forse non il più importante, ma un aspetto attuale per oggi: l’apertura al dialogo e la necessità di dialogo. Cos’è il dialogo? È una realtà profondamente umana, una realtà di ogni giorno. Noi tutti siamo uomini soltanto se siamo in rapporto ed in colloquio con altri. Parlare è una realtà essenzialmente umana, che ci distingue dagli animali. Non possiamo esistere umanamente senza comunicazione; essere esclusi dalla comunicazione e condannati all’isolamento è perciò una delle pene più gravi. Il vero dialogo, però, è un’altra cosa ed è più di un “small talk”, più di una conversazione leggera, più di una mera informazione. In un vero dialogo c’è la comunicazione non solo di qualcosa, ma di ciò che è nel nostro cuore, una comunicazione di noi stessi. Il dialogo è un’espressione di fiducia e di amore. Il dialogo è la sintonia dei cuori. Così Dio dialoga e si comunica con noi. Tale dialogo, soprattutto oggi in un mondo che tende alla globalizzazione, è necessario non soltanto tra individui, ma anche tra gruppi sociali, nazioni, culture, tra le chiese e tra le religioni. Il dialogo culturale e religioso e l’amicizia tra le nazioni, tra le culture e le religioni, il dialogo connesso alla giustizia ed al mutuo rispetto, è il presupposto più importante per la pace nel mondo. L’alternativa sarebbe la guerra, un “clash of civilisations”, l’urto, l’impatto tra le civilizzazioni. Che tale amicizia sia possibile e possa essere una realtà vissuta siamo lieti d’averlo sperimentato durante l’incontro di Barcellona; era addirittura possibile l’abbraccio fra il Gran Rabbino ed il teologo musulmano, la preghiera comune fra Ortodossi, Protestanti e Cattolici, l’espressione non soltanto di tolleranza ma di grande e profondo rispetto reciproco e fra religioni. Non abbiamo soltanto sperimentato le frontiere del dialogo, le abbiamo sorpassate; all’inizio del nuovo secolo abbiamo anticipato un nuovo rapporto ed un’amicizia fra religioni e civiltà. Questa esperienza non può essere solo una bella vicenda di alcuni giorni in una città affascinante ed accogliente, non è solo un messaggio per gli altri; è una sfida, un incoraggiamento, un dovere per noi stessi se vogliamo essere fedeli al Vangelo di Gesù. Non possiamo mormorare sugli altri come hanno fatto i farisei e gli scribi; dobbiamo dialogare pubblicamente. Soltanto così possiamo essere testimoni e strumenti di pace. Soltanto così possiamo essere quegli operatori di pace che - secondo il discorso sulla montagna - sono benedetti da Gesù. Operatori di pace - e come sono necessari! L’abbiamo sperimento martedì scorso in maniera scioccante. Non conosciamo ancora in modo preciso e con certezza i promotori di questo disastro per tutta l’umanità, che è costato migliaia di vite umane innocenti e che ha lasciato lutto ed orrore in tutti. Non conosciamo ancora i colpevoli di tale massacro; ma indoviniamo che questo giorno buio all’inizio del nuovo secolo oltrepassa le azioni di un gruppo di fanatici cinici e criminali pieni di odio. Quelli sono la punta di un iceberg. Dobbiamo essere attenti alle ragioni più profonde di questo disastro. C’è un disagio, una sfiducia, ci sono risentimenti, c’è ingiustizia, disprezzo, arroganza, c’è mancanza di compressione e di dialogo fra culture e religioni che possono nutrire tale espressione di odio cieco e di mostruosità infernale. Non voglio essere frainteso. Sarebbe completamente sbagliato, pericoloso ed irresponsabile sospettare o incolpare un’intera nazione qualsiasi, una religione, una cultura o un gruppo etnico. Anzi, tale sospetto è adesso una tentazione pericolosa che potrebbe far rapidamente precipitare la situazione e condurre ad una orribile spirale di violenza. Se vogliamo riflettere più profondamente su questo disagio, questa sfiducia e questa mancanza di comprensione dobbiamo essere onesti e cercare le ragioni da tutte le parti. Perciò per noi cristiani la risposta non può essere soltanto misure militari e misure di precauzione e di sicurezza; purtroppo quelle sono necessarie ma non bastano. La risposta cristiana non può neppure essere una chiusura nazionale o culturale, ma piuttosto l’apertura ad un dialogo ancora intensificato ed impegnato fra le culture e fra le religioni, un dialogo rispettoso, collegato all’impegno per un ordine mondiale giusto. Abbiamo un estremo bisogno di operatori di pace. Dobbiamo andare dietro a coloro che si sono perduti in pregiudizi, sospetti, malintesi ed inimicizia. L’esempio di Dio Padre misericordioso ci impegna a fare ciò. Il dialogo fra esseri umani deve essere ispirato e motivato dal dialogo con Dio. Solo lo Spirito di Dio può penetrare l’intimo della persona, solo Lui può raggiungere i nostri cuori ed i cuori degli altri, aprirli e trasformarli. Lui è lo Spirito creatore di una nuova civilizzazione e di una nuova umanità nel nuovo secolo. Lui solo può oltrepassare le frontiere del dialogo. Lui può guarire le ferite e riconciliare i cuori. Durante la seconda guerra mondiale, che ho vissuto e sperimentato in Germania da ragazzo, abbiamo spesso citato il primo verso di un poema di un famoso poeta cattolico di quel periodo, Reinhold Schneider. Il poema inizia così: “Allein den Betern kann es noch gelingen, das Schwert ob unseren Häuptern aufzuhalten.” “Solo coloro che pregano sono ancora in grado di fermare la spada sopra i nostri capi”. Molti hanno detto nei giorni scorsi, con un’espressione di profonda preoccupazione, che martedì scorso il mondo è cambiato, ma nessuno è già in grado di affermare che cosa questa parola significhi ed implichi. Mi sono allora ricordato di questo poema: “Solo coloro che pregano sono ancora in grado di fermare la spada sopra i nostri capi”. Amen.
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