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22/10/2001
Roma
Celebrazione per i 50 anni di rabbinato del prof. Elio Toaff
Il 21 ottobre, presso il Tempio della Comunità ebraica di Roma, si è tenuta una cerimonia per celebrare i 50 anni di rabbinato del prof. Elio Toaff. Accanto ad esponenti della comunità ebraica sono intervenuti il sindaco di Roma e Andrea Riccardi.
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Intervento di Andrea Riccardi
Signor Presidente, è per me un privilegio prendere la parola in questo Tempio, che ha raccolto per tanto tempo la preghiera, i dolori e le gioie di questa Comunità sulle rive del Tevere. E’ una gioia prendere la parola in onore del prof. Toaff come Rabbino capo di Roma, che per cinquant’anni ha officiato e insegnato. Credo che questo privilegio e questa gioia si debbano al legame stretto tra la Comunità ebraica e quella di sant’Egidio che si è sviluppato in più di vent’anni, belli, ricchi, difficili, dolorosi. E’ un legame rinsaldato dalla memoria del 16 ottobre 1943, che ogni anno celebriamo con una marcia della memoria da Trastevere al Portico d’Ottavia: una memoria ammonitrice, perché mai più si arrivi al punto che gli ebrei siano separati dagli altri romani dalle leggi razziste, mai più si ripetano a Roma quei tragici avvenimenti. Un legame fatto di amicizia sincera anche nel presidiare gli angoli della vita di Roma, perché non circolino nuovamente i veleni dell’odio; un legame fatto della convinzione che la Comunità ebraica è parte decisiva dell’anima e dell’identità di questa nostra Roma e di quella di domani. L’anima di questa città l’hanno fatta i suoi uomini e tra questi, il nostro amico, Elio Toaff. Il rabbino Toaff è un protagonista della ricerca d’un’anima di Roma dopo la guerra: dal 1951. Non parlerò dei suoi meriti nelle Comunità ebraica. Sarebbe un’indebita intromissione. Dirò solo che Elio Toaff è divenuto una delle personalità marcanti della vita di Roma in molti ambienti. In maniera serena, senza mai lasciarsi andare a toni aggressivi, ha affermato quell’identità ebraica che lo pervade in profondità, stimolando tutti a comprendere come una fede vera sorregga e non impedisca una grande apertura a tutti. Cordiale, simpatico, sdrammatizzante –anche se non da romano, ma da livornese-, ha saputo mostrare una fermezza radicale, che quasi contrasta il suo fisico fragile. Lo abbiamo visto specie in momenti difficili, come in quegli anni Ottanta, quando spirava il vento dell’odio, quando la violenza terroristica era giunta sino a qui. Elio Toaff mostra come la fede sorregge un animo aperto, dialogante, forte. In lui si avvera la preghiera del Salmo 119, 143:
Toaff ha saputo manifestare attorno a sé una gioia serena che ha contagiato i romani ed è andato al di là dei confini del mondo ebraico. Ha risposto alla sfida di un tempo affannato come il nostro e dei tanti problemi angoscianti, come si legge nel libro del profeta Isaia:
Il rabbino Toaff ha mostrato la sua gioia di vivere, di essere ebreo, di essere tra noi. Il professor Toaff non ha mai lasciato cadere una mano tesa ed ha saputo tendere la mano. La sua cultura lo fa sorridere dei pregiudizi, ma la sua sapienza gli fa apprezzare i cambiamenti. Non ha dimenticato i dolori di un lungo passato della Comunità ebraica a Roma nell’emarginazione e nell’umiliazione, ma ha saputo sperare in un futuro migliore. Ha saputo accogliere il Papa, Giovanni Paolo II, nel Tempio, facendo di quell’immagine l’affresco di una svolta. Lo ha fatto dolcemente, senza la pesantezza di chi fa sentire la sua sapienza. Uomo di una minoranza, ha saputo creare attorno a un’idea e a una Comunità, un grande rispetto, quello della maggioranza. Ha contribuito a rendere Roma più unita e
-con la sua presenza- ha insegnato anche a gente di altra religione a essere migliori, coerenti con la propria fede. Almeno a me, caro Rabbino, e ai miei amici e alle miei amiche di Sant’Egidio. |