Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Il Programma (EN) Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Sito dell'Incontro Mondiale delle Famiglie Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Intervento di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant'Egidio Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Intervento di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant'Egidio (CAST) Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie Testimonianza di Marco Rossi della Comunità di Sant'Egidio Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Approfondimenti

La Comunità di Sant'Egidio

Solidarietà con i poveri

Immagini e Video

Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie
Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie

I Libri di Sant'Egidio

Comunità di Sant'Egidio - Eurafrica

Eurafrica. Quello che non si dice sull' immigrazione. Quello che si potrebbe dire sull'Europa
Mario Marazziti, Andrea Riccardi

Indirizzi

info@santegidio.org

:: Home Page :: Previous Page

Comunità di Sant'Egidio - Valencia 2006 - V Incontro Mondiale delle Famiglie I giovani e la pace, la testimonianza di Marco Rossi
Valencia, 5 luglio 2006

Nel pensare a questa importante sfida del nostro tempo, che a volte sembra cupo e triste mi sono venute alla mente le parole che disse Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II. Sono passati 40 anni, ma il discorso è molto attuale. Diceva il Papa: "Ci feriscono talora l’orecchio insinuazioni di anime ardenti, ma non fornite di senso di misure e di discrezione. Queste nei tempi moderni non vedono che rovina e prevaricazione. A Noi sembra di dover dissentire da questi profeti di sventura che annunziano eventi tristi come se dovesse arrivare la fine del mondo".

E oggi, in questo mondo che cambia, in cui la Chiesa non è più un riferimento immediato, abbiamo meno certezze, ma forse dobbiamo cercare proprio nel Vangelo le nuove parole per parlare alle nuove generazioni. Mi sembra che i giovani vivano una condizione di forte spaesamento di fronte a un mondo divenuto troppo grande, complesso e contraddittorio, in cui è difficile avere idee chiare.

Chi parla oggi ai giovani prendendoli sul serio, in modo credibile e senza pessimismo? Difficile trovare qualcuno, oltre la Chiesa. Siamo di fronte a una crisi delle istituzioni educative e spesso anche la famiglia è in difficoltà. Per contro, ricordo lo stupore nel lontano 1987 quando ebbi la fortuna di partecipare alla prima Giornata Mondiale della Gioventu' a Buenos Aires. Negli anni lo stupore è cresciuto. Una folla di giovani attratti dalle parole rispettose affettuose e esigenti di un Papa anziano. I giovani –pensiamo alla pubblicità televisiva- sono vezzeggiati fin dall'infanzia continuamente: si offre una felicita' a poco prezzo, fatta di beni materiali. In cambio la Chiesa non dà loro né oro né argento, dà quello che ha: dice loro “alzati e cammina” nel nome di Gesù Cristo, come disse Pietro allo storpio presso la Porta Bella del tempio di Gerusalemme. “Alzati e cammina” è la medicina per il malessere dei giovani, ridona la speranza di poter costruire il futuro. Non si tratta allora di proporre un vago progetto di aggregazione o di intrattenere i giovani, ma di fondare la loro libertà di scelta e di azione su quella pietra decisiva che è l’incontro con il Signore. L'esperienza del lavoro della pace della comunita' che ha portato nel 1992 alla pace in Mozambico ci ha fatto scoprire una profonda verità: la pace è un impegno possibile per tutti. La pace non è solo una questione di politica o diplomazia ma è affidata a ogni discepolo del Vangelo.

Quando avevo sedici anni ho conosciuto la Comunità di Sant'Egidio alla fine degli anni ’70, la mia città, Napoli, era segnata dalla povertà, dalla criminalità organizzata, un clima di violenza e di paura. Molti pensavano che non si poteva fare niente in quella che sembrava essere una situazione di guerra. L’annuncio del Vangelo e il servizio ai poveri, anzitutto ai bambini, in alcuni dei quartieri più difficili di Napoli, sono stati la risposta della Comunità alla rassegnazione e alla guerra.

Una storia che continua anche oggi. Accogliamo ogni settimana, nel pomeriggio i bambini alla Scuola della Pace: pace anzitutto significa amicizia, il rapporto personale e affettivo con ogni bambino e la sua famiglia; pace è educazione al rispetto degli altri e interesse per chi è anziano, pace è conoscere la storia e la vita degli immigrati, le grandi domande dell’Africa . Così l'orizzonte si allarga, si liberano energie di bene.

L’esperienza della Scuola della Pace ha una dimensione mondiale: la Comunità di Sant'Egidio presente in 30 paesi africani accoglie piu' di 30.000 bambini: molti di loro hanno vissuto nella violenza e nella guerra. Ho visto personalemtne a Gulu, in Uganda del Nord, i bambini soldati che sono tornati alla vita e alla speranza per l'amore della Comunità. Scuola della Pace in Ruanda vuol dire piccoli hutu e tutsi che studiano insieme, cosi' come in Colombia e' tanto importante trovare uno spazio di pace.

Nella vita quotidiana trovo mille occasioni per comunicare la pace, a cominciare dai miei figli. La nostra primogenita si chiama Irene, un nome scelto apposta che in greco vuol dire pace, ha sette anni, fin da quando era molto piccola vive l’interesse e la simpatia per l’Africa. Quando sono stato in Mozambico l'anno passato Irene pregava per i bambini africani accompagnado il mio viaggio e al ritorno si mi ha riempito di domande. Irene e sua sorella Maria ripetono spesso che vogliono venire anche loro a trovare i bambini neri amici di papà e mamma. I bambini ci guardano e questo rappresenta una grande opportunità educativa. La vita cristiana che viviamo nella Comunita' di Sant'Egidio, la preghiera e il servizio ai poveri è il primo modo di aiutarli a crescere come cristiani.

Vogliamo lasciare un'eredita' ai nostri figli, per proteggerli da un mondo ostile e competitivo, vorremmo dargli gli strumenti per prepararsi a vivere. Ma quale migliore eredita' che trasmettergli il patrimonio della nostra fede? Sento la responsabilità di trasmettere la fede ai miei figli. Un altro grande spazio di comunicazione evangelica mi sembra sia costituito dall’esperienza del lavoro; insegno italiano e latino in un liceo scientifico e questo mi mette in contatto con molti giovani. Penso anzitutto al valore di un atteggiamento cordiale, accogliente; uno sguardo, che incoraggia al dialogo. Uno dei frutti piu' belli di quindici anni di lavoro a scuola è stata l’osservazione di un ragazzo: “si vede che lei è contento della vita che fa!”.

Si può trasmettere tanto, in grande libertà. Parlo di Africa in classe e si sono aperti orizzonti nuovi; parlando dei poveri lontani hanno scoperto chi è povero vicino a noi. Nel tempo di Natale i miei studenti hanno portato con me, vestiti e coperte a un gruppo di zingari accampato vicino scuola. Nei giovani è forte il desiderio di realizzare il bene, anzitutto di fare qualcosa di bene.

Quando invito a scuola un testimone della lotta alla pena di morte o la testimonianza di un’anziana signora ebrea che ha subito la persecuzione nazista, 500 ragazzi seguono in religioso e partecipe silenzio. Ma non va neppure dimenticata una domanda più esplicitamente religiosa, alcune studentesse dell’ultimo anno che chiesero quale fosse il vero senso della Quaresima per me; da quella domanda nacque una piccola preghiera settimanale, fatta nella scuola, dopo le lezioni. Mi sembra che se c'è una nuova secolarizzazione si apre anche uno spazio paer evangelizzare, purché sia una trestimonianza personale e credibile. Vedo anche che dopo molti anni ci sono studenti che continuano a considerarmi un punto di riferimento, forse perche', malgrado tanti limiti e difetti, un cristiano porta e trasmette con la sua vita qualcosa di prezioso, che aiuta a vivere.

Copyright© 1999-2006 Comunità di Sant'Egidio