|
|
|
|
|
04/08/1998 |
|
NORDAFRICA Nuovi rapporti con l'Europa dopo l'annuncio del referendum sulla pace |
|
|
Algeri (R.E.).Un aggettivo ha accompagnato tutta la parabola finale del regime di Liamine Zeroual, fino all'annuncio quasi a sorpresa del suo abbandono: résiduelle. Residuale era secondo l'ex presidente l'azione del terrorismo, anche nel momento più alto della violenza assassina, anche quando i suoi generali si contendevano il ruolo di falchi o colombe tra chi voleva "sradicare" con ogni mezzo il fondamentalismo armato e chi cercava invece la via del compromesso. E se anche ieri i giornali di Algeri hanno riportato la notizia di due poliziotti e tre civili morti negli assalti del Gia in Cabila e nella provincia di Buira, i segnali che arrivano ora dalla capitale sono diversi. E' forse prematuro parlare dell'inizio di un processo di cambiamento, anche se i prodromi sembra si possano già scorgere. "Dialogo" e "pace" sono state le parole chiave dei sette candidati alle presidenziali vinte da Bouteflika, nonostante l'abbandono polemico della vigilia di tutti gli altri contendenti d'opposizione. Ma di "dialogo" ha sempre parlato anche lo stesso Bouteflika. Lo ha fatto a modo suo, o meglio: come la situazione gli consente. Ossia: lanciando piccoli segnali, ma progressivi. Prima del suo discorso di insediamento, poi nella riproposizione della tregua con i miliziani dell'Ais e liberando alcuni prigionieri, successivamente stringendo la mano al premier israeliano Ehud Barak ai funerali del re del Marocco, l'altra settimana tornando a dialogare con Parigi e lunedì annunciando per il 26 settembre il referendum sulla pacificazione e l'amnistia. Lo ha fatto però anche con decisione, legando al risultato della consultazione anche il futuro della presidenza: se non passa la pace mi dimetterò, ha detto fuori da ogni metafora. E in questo contesto si inserisce anche quella che alcuni osservatori hanno definito una sorta di "apertura". Dal gennaio 1995 - da quando a Roma la Comunità di Sant'Egidio promosse i colloqui tra le forze politiche e algerine arrivando alla "piattaforma di Roma" per una soluzione politica e pacifica della crisi - le accuse di "ingerenza" da parte del regime algerino si sono sprecate. Ma il dibattito sotterraneo, anche all'interno dell'entourage governativo, è andato avanti. E l'altro giorno Bouteflika, a sorpresa, ha inserito nel suo discorso un passaggio sulla piattaforma di Sant'Egidio "premessa importante per la concordia nazionale". Da Sant'Egidio preferiscono non commentare direttamente. Anche se un comunicato, che riassume gli accordi del '95 e la "sistematica campagna di denigrazione orchestrata contro il documento e i suoi promotori", spiega però che la Comunità "segue con interesse la politica di concordia nazionale che il presidente Bouteflika ha inaugurato". Ringrazia " i tanti algerini che hanno compreso in questi anni l'amicizia della Comunità per l'Algeria" ed esprime la "soddisfazione che il dialogo divenga l'elemento centrale nella vita politica, promovendo la riconciliazione tra gli algerini e l'affermazione della legalità".
|
|