Comunità di S.Egidio


 

13 settembre 2000

ROCCO BARNABEI & C.
Giù le mani da tutti i condannati

 

Il mondo non sarà migliore e la Virginia non sarà né più sicura né più giusta se Rocco Barnabei verrà giustiziato domani. Sarebbe soppresso un essere umano, e ciò avverrebbe a freddo, e in maniera violenta. "Un'esecuzione non è semplicemente morte", scriveva Albert Camus. "E' diversa dalla privazione della vita almeno quanto un campo di concentramento è diverso da una prigione". Aggiunge alla morte una legge, una pubblica premeditazione conosciuta dalla futura vittima, un'organizzazione che è essa stessa una fonte di sofferenze morali più terribile della morte. La pena capitale è il più premeditato degli assassinii. Non è legittima difesa dello Stato di fronte ai violenti: chi è giustiziato è sempre, già, in condizione di non nuocere più. La morte viene data sempre a freddo, anni dopo il crimine che si vuole punire. E' una morte annunciata e si muore cento, mille volte prima di morire davvero. Il che è tortura, insopportabile, inaccettabile. E' una morte in più e, paradossalmente, finisce con l'apparire una legittimazione della cultura di morte che pure si vorrebbe combattere: è l'affermazione solenne che, in circostanze eccezionali, si può persino togliere la vita di un essere umano in maniera violenta. E' anche l'affermazione orgogliosa, prometeica che la vita, in alcuni casi, non è nelle mani di Dio, ma dell'uomo.

Tante sono le contraddizioni che rendono tragicamente assurda la pena capitale: nessun effetto deterrente su un crimine che cresce invece di diminuire, le discriminazioni sociali, razziali, etniche, religiose, politiche e gli errori di persona che l'accompagnano. Ma non ci soffermiamo su questo.

Rocco Barnabei attende di essere giustiziato. Milioni di persone in Italia sono coinvolte in un tentativo, eccezionale per impegno e dimensioni, di sospendere questa esecuzione. La massima autorità della Virginia si è detta infastidita di questa intromissione, e il partito della morte di stato sta esultando.

Ci permettiamo di dire che questa esecuzione, come tutte le esecuzioni capitali va fermata non in nome di un'innocenza possibile, ma perché ogni esecuzione è un atto di barbarie, crudele, inutile, inumano. E' parte di un armamentario del passato, come la schiavitù e la tortura, inaccettabile (almeno ufficialmente) per la coscienza umana odierna.

Oggi è prevista in Missouri l'esecuzione di George B.Harris, anche se nessuno ne parla. Il 27 settembre attende la morte Ricky Mc Ginn, in Texas, e il 4 ottobre, festa di San Francesco, dovrebbe essere giustiziato, ancora in Virginia, Bobby Ramdass. In altre parti del mondo, pur se abbiamo meno notizie, altri stanno per subire la stessa fine. Barnabei, Harris, Mc Ginn, Ramdass e tutti gli altri che attendono nei bracci della morte la loro esecuzione in ogni parte del mondo non vanno giustiziati, indipendentemente dalla loro colpevolezza o innocenza, ma perché la pena di morte è un'offesa indelebile alla dignità della vita umana, che macchia l'intera società che la applica. Perchè ogni vita è sacra e questa sacralità è una difesa più forte di ogni presunta deterrenza della pena.

"Dio tiene in mano l'anima di ogni vivente e il respiro di ogni carne umana", sta scritto nel libro di Giobbe. E' un regalo di saggezza che la Bibbia, aiutando l'umanità ad uscire dalla vendetta di Lamech e del tempo di Caino, fa all'umanità,. E' una dignità che raggiunge la sua pienezza con Gesù. La vita dell'uomo non è nelle mani dell'uomo. Se non si è convinti di questo, che almeno si faccia strada l'ambizione ad essere migliori dei violenti che si vorrebbe espellere dalla vita umana.

Mario Marazziti