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07/03/2001 |
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Oltre centomila persone hanno perso le loro case: un centinaio le vittime delle alluvioni |
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MAPUTO. (R.E.) L'emergenza in Mozambico continua, anche se lentamente si stanno ora delinenando i contorni del dramma che ha provocato più di cento vittime, oltre centomila sfollati e nei momenti di massima piena minacciato fino a mezzo milione di abitanti, soprattutto nelle regioni centrali a ridosso del bacino dello Zambezi. Ieri sono entrati in azione anche i 40 vigili del fuoco inviati dal Portogallo per aiutare nelle operazioni di recupero dei civili messi in pericolo dalle piene dei fiumi. «Sono bene attrezzati e raggiungono anche i luoghi più impervi» spiega all'agenzia Misna padre Elio Rama, provinciale dei missionari della Consolata in Mozambico. Sono inoltre impiegati i mezzi di soccorso inviati dallo Zimbabwe e dal Sudafrica. Agli elicotteri messi a disposizione dall'esercito sudafricano, per distribuire viveri e medicinali, si sono aggiunti anche alcuni battelli della marina portoghese che consentiranno di raggiungere le comunità rimaste isolate dalle acque, nella stessa regione di Beira che nel febbraio dello scorso anno fu colpita da altre inondazioni, le quali dopo il passaggio del ciclone Eline provocarono circa 700 vittime, lasciando senza casa mezzo milione di persone. Ma l'emergenza è ora sanitaria: molte famiglie «hanno perso quel poco che avevano e infuria la malaria», continua il missionario. Anche dall'Italia è in partenza una squadra di specialisti che raggiungerà al più presto Beira e porterà al seguito generi di prima necessità e attrezzature di soccorso: la Cooperazione italiana invierà un aereo con 40 tonnellate di medicinali, generi di prima necessità, alimenti altamente proteici e battelli pneumatici. La situazione umanitaria rimane comunque drammatica e, mentre il livello dei fiumi sembra essere abbastanza controllabile, gli sfollati sono saliti ormai a 100mila e i morti sono un centinaio. Molte delle vittime, come il missionario dehoniano padre Piero De Franceschi morto in gennaio, sono comunque state provocate dalle piene dei fiumi dove i coccodrilli - in particolare nello Zambesi e nel Pungue - sono sempre in agguato. «Come riportato nei giorni scorsi dalla stampa mozambicana - riferisce in proposito il comboniano Alfredo da Costa - sono sinora sei le persone finite nelle fauci dei coccodrilli. Purtroppo sono fuggite di notte e tentando di guadare i corsi d'acqua non hanno avuto scampo». Non si spengono però le polemiche sui soccorsi che nelle prime fasi dell'emergenza sono stati lenti: alcune organizzazioni internazionali - ed in particolare l'aviazione sudafricana - denunciano, a quanto riferisce la radio tedesca, gli ostacoli attribuiti alle autorità locali, colpevoli di una disorganizzazione totale e di frapporre ostacoli burocratici e di riscuotere pesanti imposte sull'atteraggio dei velivoli con gli aiuti d'emergenza.
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