Comunità di S.Egidio


 

08/03/2001

Secondo l’opposizione si sono dimenticati gli accordi di Roma
Renamo: «La povertà scava profonde disciminazioni»

 

Lo ripete come un ritornello: «Scriva: la Renamo vuole la pace, noi siamo per la democrazia e uno sviluppo armonico del Paese». David Aloni è capo di gabinetto del presidente della Renamo. Assente Dhlakama (in viaggio), è lui in Parlamento il rappresentante più autorevole dell’opposizione.

«Quella di Riccardi - attacca - è stata una lezione straordinaria. Per me, in particolare, s’è trattato di un momento carico di commozione perché il ricordo andava ai giorni di Roma, al tempo delle febbrili trattative del ’92, una tappa indimenticabile nella storia del Mozambico».

Una tappa storica, ma che a volle sembra definitivamente archiviata quando leggiamo di disordini tra polizia e dimostranti, tensioni in Parlamento...
Non siamo certo noi della Renamo a voler archiviare gli accordi di Roma. C’è, sul fronte opposto, chi sostiene che quegli accordi sono ormai lettera morta e appartengono irrimediabilmente al passato.

E lei come ribatte?
Io sono convinto che l’incontro di Roma è una storia che continua. Deve essere cosi nella quotidianità: lo spirito che animò le due parti allora deve diventare metodo di lavoro giorno dopo giorno.

Qualè l’obiettivo dell’opposizione oggi?
Costruire una democrazia autentica senza esclusioni di sorta.

A cosa si riferisce?
Ai tanti squilibri e e alle mille ingiustizie presenti nel nostro Paese che anche il leader di Sant’Egidio ha citato nel suo discorso. La comunità internazionale e gli investitori esteri stanno peggiorando la situazione, accentuando colpevolmente tali differenze. E il Paese rischia di spaccarsi.

Un sud ricco, un centro e nord poveri...
Se lei va verso il fiume Save (al centro del Mozambico, ndr) vedrà che le strade sono abbastanza buone. Oltrepassato il Save cambia tutto, in peggio. Ebbene, la gente vede tutto ciò e lo percepisce come una discriminazione. Se vogliamo costruire una democrazia matura e una pace che duri non c’è alternativa: al Mozambico serve uno sviluppo equilibrato e la rimozione delle ingiustizie sociali.

Gerolamo Fazzini