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«L’Islam non è una religione violenta». Fondatore della Comunità di Sant’Egidio, da sempre in prima linea nelle attività di impegno a favore della pace e dell’incontro fra i popoli, Andrea Riccardi è docente di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Mette in guardia dal trasformare la lotta al terrorismo in una guerra santa.
Professor Riccardi, anche nella Chiesa c’è chi parla di scontro in atto tra Islam e Cristianità, di scontro di civiltà. È così? «No, l’Islam è un mondo religioso dalle dimensioni immense - un miliardo di persone - mentre il terrorismo è un fenomeno di gruppi irresponsabili. Penso che sarebbe un grave errore l’equazione Islam uguale terrorismo uguale violenza. Un’equazione simile rappresenta una trappola: qualificare come nemici non quelli che si comportano come tali, ma un intero mondo. Si cadrebbe nella trappola dei terroristi che sognano uno scontro tra civiltà».
Cosa c’è nell’Islam che può far credere che il terrorismo sia accettabile, e magari perfino sostenuto dalla religione? «Il terrorismo nell’Islam ufficiale non è accettabile; ma nell’Islam, specie sunnita, non esiste un’autorità centrale o un corpo di autorità come nel cristianesimo. Indubbiamente resta da capire come nel mondo islamico si siano diffusi fenomeni terroristici. Dopo il fallimento di ideologie come il marxismo e il fallimento pratico di certe ”terze vie”, il fondamentalismo diventa una sorta di grammatica della protesta. E in assenza di prospettive e con cattivi maestri alcuni gruppi cadono nella via cieca della violenza, sino al terrorismo. Fondamentalismo ed estremismo ormai attraversano tutte le grandi religioni mondiali e le culture contemporanee; e c’è una violenza che cresce con lo spaesamento dovuto alla globalizzazione. L’Islam è pienamente all’interno di questa dinamica».
Ma è vero o no che l’Islam è più incline a tollerare la violenza rispetto a cristianesimo o ebraismo? «L’Islam non è una religione violenta. Anche il concetto di jihad, la vendetta, è rivolto soprattutto a se stessi e non nasce prioritariamente come termine contro l’altro. Le guerre sante ci sono state e possono ancora essere combattute, ma non è questo il sentire della maggioranza musulmana. Non si può parlare di grandissime comunità religiose come se fossero un piccolo gruppo: ci sono tante diversità all’interno, tanti gradi diversi di adesione alla fede e alla morale».
La confusione fra Islam e politiche di Paesi arabi forse è dovuta anche al fatto che nel mondo musulmano c’è poca distinzione fra politica e religione. Non crede? «Sì, la confusione esiste. E bisogna dire che c’è grande differenza tra i diversi Stati. Una cosa è l’Iran, con la sua classe dirigente sciita fatta di religiosi, e altra cosa è l’Algeria che ha avuto anche una storia laica, anche se l’Islam ha un ruolo fondamentale nella stessa Costituzione».
Roberto Gianfreda
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