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01/12/2001 |
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Un milione e mezzo i sieropositivi, speranza di vita a 39 anni. Dai volontari cibo e igiene per ripristinare la normalità |
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MAPUTO. L'esistenza di Ernesto è cambiata da così a così da quando la sua casa - modestissima costruzione in muratura nel barrio di Infulene - è stata dotata di un filtro per l'acqua. Ernesto soffre di tubercolosi, ma il suo male vero si chiama Aids, la piaga dell'Africa che tanti governi hanno tenuto nascosta fino a negare l'evidenza, un flagello che qui nel Mozambico - 18 milioni di abitanti, un milione e mezzo di sieropositivi - significa una speranza di vita alla nascita che non va oltre i 39 anni. Potrebbero essere 50 se non ci fosse una malattia che solo nel 1999, ultimo anno per il quale si dispone di stime attendibili, ha provocato 98mila decessi. Molti i bambini stroncati, moltissime le donne. Adesso però i casi emblematici di Ernesto, di Felicio, di Carolina, di Horacio, di decine di malati della Grande Maputo e di altre città del Paese indicano che un cambiamento fino a ieri impensabile è alle porte: l'Aids si può contenere, combattere, curare e contrastare fino a una neutralizzazione di fatto. Un miracolo della scienza? Un vaccino uscito da uno sconosciuto laboratorio del Terzo Mondo? Un colpo di bacchetta magica? Solo un approccio nuovo alla malattia messo in atto dai volontari della Comunità di Sant'Egidio, attivissima in Mozambico dove ha propiziato all'inizio degli anni Novanta l'accordo di pace tra il governo e i ribelli della Renamo. Un approccio che tiene conto dei pochi mezzi a disposizione (alla cui scarsità sopperisce una determinazione a tutta prova) e che muove dal convincimento che «lavorare sull'Aids significa ricostruire tutto il tessuto sanitario e sociale del Paese». Cominciando dal basso, dal livello familiare. «Per curare il malato di Aids bisogna curare la famiglia», dice Leonardo Palombi, professore all'università romana di Tor Vergata, uno dei medici che collaborano con Sant'Egidio. «Non ha senso occuparsi di chi soffre di patologie opportunistiche (quelle proprizionate dall'immunodeficienza prodotta dall'Hiv, ndr) come la tubercolosi se poi non si fa attenzione alle esigenze di chi con lui convive. Igiene, acqua pulita, medicine essenziali e soprattutto aiuto alimentare, cioè cibo, sono i pilastri dell'azione di contrasto in un contesto dove la fame e molte malattie endemiche rendono il fisico incapace di reagire. Lavoriamo sul campo, andiamo noi dagli infetti. Gli ospedali considerano questi poveracci come malati terminali e li dimettono. La società li respinge come appestati. Noi, con poco, riusciamo a farli stare molto meglio». A Machava, periferia di Maputo, accanto all'ospedale-sanatorio che rigurgita di affetti da tbc - «la più importante delle infezioni opportunistiche legate all'Aids», dice il direttore clinico dell'istituto Antonio Palange -, la Comunità di Sant'Egidio ha aperto ieri le porte del suo centro di formazione alla stampa internazionale. Il centro prepara volontari ottimamente formati che seguiranno passo a passo, e a domicilio, i malati. Una dozzina gli operatori già attivi. Il briefing in sede con il dottor Michele Bartolo svela lo stile di Sant'Egidio: concretezza, disponibilità, niente fronzoli. Come stiamo a cloro? «Ne abbiamo ancora 15 sacchetti». Scrivi che ne dobbiamo comprare ancora. Ne serve una bustina ogni 20 litri d'acqua. Come va Alfredo? «In questi giorni è tornato in ospedale». È importante che tu vada a trovarlo ogni giorno. Se uno ha molta diarrea dategli il farmaco tale. Ne abbiamo in farmacia? «Sì, ne abbiamo». Poi via, nelle case. I volontari si muovo due a due. A Julia e a Roque tocca la visita a Ernesto, quattro figli, inabile al lavoro, ma adesso sembra rinato. Igiene, alimentazione decente, farmaci di base contro la tbc somministrati con regolarità danno buoni risultati. Per Sant'Egidio l'esperimento di Maputo è la prova che si può partire su scala più grande con il primo programma di lotta all'Aids in Africa che include anche le cure. «Nella storia della medicina - sottolinea Palombi - non s'è mai vista una malattia che sia stata vinta solo con la prevenzione». A Ernesto, Julia e Roque portano e spiegano il libro appena edito dalla Comunità, Come stai a salute? che con le sue nozioni di igiene, di corretta alimentazione, di potabilizzazione dell'acqua, sarà distribuito a tutte le famiglie dei malati. Un ulteriore salto di qualità Leonardo Palombi auspica però prossimo, la possibilità di curare anche in Africa direttamente l'Aids - non più solo le infezioni opportunistiche - con la triterapia a base di farmaci inibitori. Una ditta indiana che replica farmaci non patentati mette a disposizione una triterapia completa al costo di 300 dollari l'anno, meno di un dollaro al giorno. Ma ahimé in Mozambico la spesa pubblica per la sanità è pari a 1,6 dollari pro capite. All'anno.
Antonio Giorgi
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