Comunità di S.Egidio


 

Angeli Onlus

28/01/2004


Immigrati ed antisemitismo: Una nuova sfida per la convivenza civile
Da un questionario elaborato dalla Comunità di S. Egidio e proposto ad un campione di 750 immigrati in Italia a proposito del fenomeno dell’antisemitismo

 

Secondo Mario Marazziti – portavoce della Comunità – questi risultati rivelano “ignoranza, confusione, pregiudizi che potrebbero sfociare in vero e proprio antisemitismo.” Tra le varie domande cui sono stati sottoposti gli intervistati, una in particolare riguardava la differenza tra la religione ebraica e quella cristiana: bisognava scegliere tra più risposte, tra cui “diversità di riti”, “Gesù” , “la Madonna”, ecc.; ebbene, in molti hanno optato per la risposta “non so” (35%), oppure scelto di non rispondere (17%), per un totale del 53% degli intervistati.

Percentuali molto alte sono state inoltre registrate alla domanda sul perché gli ebrei hanno subìto persecuzioni numerose volte nel corso della storia: il 30% ha scelto le risposte più fortemente antisemite (“perché inferiori”, “per loro responsabilità”).

Ma probabilmente la domanda che ha dato esiti più sorprendenti è stata se gli intervistati avevano mai letto o sentito parlare di episodi di intolleranza contro gli ebrei: in questo caso, solamente il 38% ne sapeva qualcosa. Tutti gli altri o hanno risposto di no, o hanno dichiarato di non sapere o non ricordare.

Anche solo dando una rapida occhiata alle risposte, appare evidente come sia sempre alta la percentuale di coloro che non hanno saputo rispondere alle domande del test. Analizzando la provenienza, l’età e il sesso delle persone intervistate, emerge un quadro significativo: su 750 intervistati il 75% è costituito da donne adulte dai 26 ai 66 anni, e oltre la metà del totale proviene dalla Russia o dai paesi dell’Europa dell’Est (il 16% dall’America Latina e, in percentuali più basse, dall’Asia e dall’Africa subsahariana).

Sono giunte in Italia da poco (il 44% da un anno o meno), ma il dato più sorprendente è che la metà esatta ha un titolo di scuola superiore e il 47% la laurea. Una chiave di interpretazione a questi risultati può venire dal fatto che gli intervistati sono da poco in Italia e quindi hanno avuto ancora poco tempo per studiare e informarsi su avvenimenti storici; o ancora, più semplicemente, non hanno avuto occasione di confrontarsi con altre realtà religiose, culturali, ecc. Una conferma di questa interpretazione la si è avuta dividendo tutti gli intervistati in due gruppi: coloro che frequentano S. Egidio o la Scuola Massignon dal 2003 e quelli che la frequentano da prima.

Riconsiderando le risposte, è emerso che esiste una maggiore consapevolezza del fenomeno dell’antisemitismo nel secondo gruppo, mentre tra coloro che le frequentano da poco tempo, è ancora alta la percentuale di chi fornisce risposte sbagliate o non sa rispondere.

In sintesi il dialogo, lo scambio culturale e una maggiore informazione sui fatti di maggiore attualità servono senza dubbio a informare queste persone ed ha ulteriormente confermato – ce n’era bisogno? – che l’ignoranza è e resta il principale veicolo di diffusione di pregiudizi antisemiti che all’occasione potrebbero sfociare in un vero e proprio razzismo.MM/AD