Comunità di S.Egidio


 

14/06/2005

SOLIDARIETÀ I disabili assistiti dal Movimento degli Amici della Sant'Egidio
Uniti nell'amicizia e nella gioia del Signore

 

Il Movimento degli Amici della Comunità di Sant'Egidio organizza annualmente quello che è diventato, ormai da tempo, un appuntamento importante nel mondo dei disabili di Roma e del La-zio; un incontro vissuto nel segno dell'amore, della fraternità e dell'amicizia, una festa che sale dal cuore e che nasce dalla gioia dell'incontro con Gesù, con la sua Parola capace di trasfigurare la grigia esistenza di chi è segnato dalla malattia e dalla solitudine in una vita felice e piena di colori.

Quest'anno la solenne liturgia, tenutasi domenica mattina nella splendida Basilica di Santa Maria in Trastevere, è stata caratterizzata dalla presenza di un-dici adulti tra portatori di handicap e non, che hanno ricevuto il Sacramento della Cresima. Una scelta in sintonia con quanto si legge nel documento «L'iniziazione cristiana alle persone disabili» — pubblicato di recente dall'Ufficio catechistico nazionale della Conferenza Episcopale Italiana e presentato qualche mese fa a Bologna — dove la presenza congiunta dei disabili e non disabili è considerata una ricchezza per la vita ecclesiale.

La Santa Messa, concelebrata da don Matteo Zuppi, parroco della Basilica, è stata presieduta da Monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia nonché consigliere spirituale della Comunità di Sant'Egidio.

Più di mille le persone che hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica, di cui seicento disabili provenienti da di-

verse zone di Roma, dalla provincia e dalla regione.

Tra i presenti: Oscar Luigi Scalfaro, già presidente della Repubblica, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio; Antonella Antezza, responsabile del Movimento degli Amici.

Un clima festoso ha subito inondato le navate della Basilica gremita di fedeli: applausi, canti modulati su musiche africane (Mozambico) eseguite al ritmo del suono del tamburo. Tanti i sorrisi sui volti accesi di felicità di disabili e non: un dono della grazia del Signore ed espressione tangibile del Suo messaggio d'amore che raggiunge il cuore di

ogni uomo.

«L'elemento più significativo di questa liturgia — ha commentato Filippo Sbrana, volontario del Movimento degli Ami-ci — è la gioia e la partecipazione festosa di coloro che si riuniscono per questa occasione; Io si percepisce dai canti e dai volti sorridenti da cui traspare la gioia dell'incontro con il Signore, che è la testimonianza di come il Vangelo tra-sfiguri la vita di tutti gli uomini. Il Van-gelo, infatti, è veramente la risposta alle domande di tutti, come appare in modo evidente nella vita dei disabili mentali; molte volte si tratta di persone che hanno difficoltà concrete, che sono segnate da gravi malattie, ma nonostante questo si vede chiaramente come il Vangelo riesca a toccare il loro cuore e a rendere la loro vita gioiosa, serena, pienamente partecipe dell'incontro con gli altri e con il Signore».

La Celebrazione Eucaristica è stata dominata dall'immagine dello Spirito Santo, spirito d'amore e d'amicizia, che discende sui dodici apostoli, così come rappresentato nella bellissima icona del-la Pentecoste — abitualmente custodita nella chiesa di Sant'Egidio — esposta ai piedi dell'altare.

«Allora Gesù ne radunò dodici ha esordito Monsignor Paglia — voi. siete invece undici, ma in realtà siete dodici, in quanto il dodicesimo è la Comunità, che siamo tutti noi; Gesù, infatti, vuole che l'amore scenda su tutti ed ecco per-ché, oggi, in certo modo si realizza la pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato. Facciamo festa — ha aggiunto il Ve-scovo — perché undici nostri amici so-no circondati dall'amore di Gesù e dal nostro amore. Oggi, questa fiammella di fuoco, che vediamo raffigurata nell'icona della Pentecoste, scende dentro di noi, ci comunica una forza nuova che ci rende tutti più forti e ci fa diventare — come si sente dire — "artisti dell'amicizia". Roma è più bella con noi, senza di noi sarebbe triste e grigia. Santa Maria in Trastevere — ha concluso Monsignor Paglia — che è un po' nel cuore della Comunità, diventa, oggi, il luogo dell'amore e 'dell'amicizia, ciascuno di noi può dirsi davvero amico di Gesù, amico del Signore che continua a camminare

per le strade e le piazze creando festa, solidarietà, fraternità fra tutti. E così che il Vangelo è diventato scuola per noi, una scuola vera, perché questa scuola cambia il cuore e la vita, cambia intimamente ciascuno di noi e coloro che incontriamo. Questo significa festa per noi e io sono certo che ogni volta che obbediamo al Vangelo, qui a Roma e ovunque nel mondo, si applaude al Signore che è tornato in mezzo a noi».

I disabili del Movimento degli Amici condividono con tutti i membri della Comunità di Sant'Egidio l'impegno verso i più bisognosi, partendo dall'idea ispiratrice della Comunità che «nessuno è tanto povero da non poter aiutare gli altri». Molte di queste attività, che li ve-

dono protagonisti, sono state richiamate nell'offertorio: un'immagine grande del continente africano, simbolo del loro impegno di adozione a distanza in Madagascar; un disegno di una colomba che rompe le sbarre, con riferimento al loro impegno contro la pena capitale e a sostegno dei condannati a morte, in particolare del loro amico, John Perry.

«L'amicizia guarisce da tutti i mali — ci ha detto Maria Di Profio, disabile del Movimento degli Amici — e non conosce diversità né barriere, ma conosce ì colori della vita che sono infiniti. Grazie agli Amici della Comunità di Sant'Egidio ho capito che le diversità, le difficoltà possono diventare una forza. Noi, infatti, facciamo tante cose anche per aiuta-re gli altri più sfortunati di noi, come andare a trovare gli anziani, la domenica dopo la messa, che vivono nell'Istituto Cottolengo».

L'abitudine di andare a trovare anziani e disabili, che vivono la solitudine dello sradicamento dalla propria famiglia, è un impegno costante dei disabili del Movimento degli Amici.

Dopo la Santa Messa 250 disabili provenienti da 10 tra istituti e strutture residenziali (Nomentana Hospital, Rsa Villa Monica) sono stati ospitati dagli Amici nei locali parrocchiali della Basilica; i disabili della Comunità hanno servito loro il pranzo, espressione concreta di questo servizio fraterno a chi vive una condizione più difficile.

Pier Vincenzo Rosiello