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Nello straordinario scenario di piazza del Popolo, dominata dalle splendide opere del Bernini e del Valadier, nel cuore della città eterna, è stata inaugurata, ieri pomeriggio, la mostra ‘Abbasso il grigio’ organizzata dal movimento ‘Gli Amici’ della Comunità di Sant’Egidio, giunta ormai alla nona edizione. L’esposizione che sarà aperta dalle 10 alle 21 fino a domenica prossima, prevede sabato alle 17.00 la premiazione alle migliori opere, a cui farà seguito una festa conclusiva con ‘Gli Amici’.
Non si tratta di una mostra come tutte le altre, in quanto nasce da un’amicizia trentennale con centinaia di amici disabili mentali della Comunità e di diverse associazioni. L’iniziativa, che quest’anno ha potuto contare sull’importante sostegno di Telecom Progetto Italia, ha come tema il continente Africa. L’argomento ha suscitato una vera passione tra gli artisti del movimento ‘Gli Amici’, i quali hanno immaginato l’Africa come una terra bella e affascinante nonostante la grave situazione di disagio della propria popolazione dovuta alle guerre, alle malattie, alla miseria, alla difficoltà di accesso all’acqua potabile e alla fame.
“Ci siamo appassionati a questo continente – ha detto Antonella Ocera, una disabile amica della Comunità di Sant’Egidio – e la nostra passione potete leggerla nei nostri quadri. Attraverso la pittura ognuno di noi ha trovato il modo di dipingere quello che tante volte è difficile esprimere con le parole.”
L’esposizione, articolata in sei sezioni (natura; volti; itinerari; realtà d’Africa; guerre; pace; futuro), apre altrettante finestre attraverso cui compiere un viaggio immaginario per conoscere le molteplici facce del continente africano, le sue speranze e i suoi problemi. Gli autori hanno voluto cimentarsi in linguaggi artistici diversi: disegni; dipinti; fotografie; installazioni; assemblaggi di materiali di recupero. In queste opere spesso i colori, senza alcuna figurazione, si animano e si mescolano, dando vita a una serie di messaggi e letture profonde, che rivelano una capacità di astrazione generalmente non attribuita a chi è disabile intellettivo. Inoltre l’utilizzo di stoffe, di supporti ruvidi e di spezie è stato pensato allo scopo di suscitare sensazioni tattili e olfattive in grado di rievocare nell’immaginario natura e profumi dell’Africa. Molte sono le opere collettive, in cui il gesto di ciascuno ha seguito il proprio ritmo in piena armonia con quello degli altri. Tutto all’insegna della libertà di creare e di comunicare nuove forme, ma soprattutto di esprime la propria amicizia e solidarietà nei confronti della popolazione africana. Le opere in mostra, infatti, sono messe liberamente in vendita e il loro ricavato è destinato interamente alla cura dei bambini malati di AIDS – la peggiore piaga che esiste in Africa – tramite il progetto Dream, avviato dalla Comunità di Sant’Egidio nel 2000, grazie al quale attualmente il 97% dei bambini nati da madri sieropositive o malate nasce sano. Oggi, le attività di Dream, che riguardano sia la diagnosi e la cura sia la costituzione di laboratori di biologia molecolare sia la formazione professionale della popolazione indigena, sono presenti, oltre che in Monzabico, anche in Tanzania, Malawi, Guinea Bissau, Guinea Conakry e Kenia.
All’inaugurazione della mostra sono intervenuti: don Matteo Zuppi, il parroco di Santa Maria in Trastevere; Walter Veltroni, sindaco di Roma; Antonella Greco, docente dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, critica d’arte e curatrice della prefazione del catalogo della mostra; Simonetta Lux, critica d’arte.
Tra i presenti: Ileana Argentin, assessore delegato per le Politiche dell’handicap del Comune di Roma; Stefano Di Tommaso, assessore alla cultura del Comune di Frascati; Marco Vincenzi, sindaco del Comune di Tivoli; Antonella Antezza, responsabile del movimento ‘Gli Amici’; Paolo Ciani e Filippo Sbrana, volontari della Comunità di Sant’Egidio.
“Questa mostra parla, – ha esordito don Matteo – parla tanto con un discorso che capiscono tutti e che da qui giunge a tutta la città. Parla, perché parla di amicizia”. L’ingrediente fondamentale perché ci sia colore nella vita è, infatti, la gioia dell’amicizia, quella gioia contagiosa che rende viva la città. “C’è tanto da colorare – ha continuato – ci sono tanti cuori a cui dobbiamo dare il colore, tanti cuori anche da usare perché poi penso che l’amicizia tira fuori da ciascuno il colore migliore, il suo colore. L’amicizia ci aiuta a mettere colore nella vita degli altri. Ma se noi siamo amici tra di noi, proprio per questo siamo amici con tutti, in particolare con l’Africa, il continente che ha più bisogno di amicizia perché c’è la malattia e c’è la fame”.
Dietro la mostra vi è stato un lungo lavoro di preparazione, durato circa un anno. “Dopo aver individuato il tema – ci ha spiegato Vittorio Scelzo, volontario della Comunità di Sant’Egidio che da 10 anni si occupa in particolare dei disabili mentali di Ostia e di Primavalle – abbiamo fatto delle assemblee, visto dei documentari, studiato fotografie, quadri e opere d’arte africana allo scopo di capire qualcosa di più, di andare più affondo. Successivamente ci siamo abbandonati alla fantasia, all’inizio in maniera molto libera, poi provando ad individuare le tecniche più adatte sia per la manualità, la sensibilità, il modo di esprimersi di ciascuno sia per il tipo di soggetto che era stato scelto. Ad esempio Marianna, che essendo sordomuta ha una particolare propensione a guardare e riprodurre le espressioni del viso, ha scelto di dipingere i volti di due bambini monzabicani, utilizzando l’acquarello con un rinforzo di china per sottolineare il tratto. Ognuno ha scelto e individuato un proprio percorso, ogni singola opera ha una storia differente. In alcuni casi ci sono stati dei bozzetti preparatori, in altri i maestri d’arte hanno dato direttamente dei suggerimenti a volte accettati altre volte rifiutati. Inoltre alcune opere sono state realizzate collettivamente, segno dell’amicizia che produce arte, contrariamente a quanto avviene nell’arte contemporanea dove di solito non esiste il lavoro di gruppo”. Maria Raffaella, artista disabile della Comunità di Sant’Egidio, vincitrice dell’edizione del 1999 di ‘Abasso il grigio’, ci ha mostrato la sua nuova opera realizzata insieme al suo fidanzato: due amiche incinta, simbolo della vita che continua e della speranza in un futuro migliore per l’Africa. Densa di significato l’opera ‘L’Africa spremuta’, in cui il continente dipinto di blu lascia cadere lentamente acqua in un catino, e quella dal titolo ‘Lazzaro’, dove 400 metri di garza di ospedale colorati con tanti colori diversi alludono al passaggio dallo stato di malattia e di morte (dell’AIDS) a quello della guarigione e della vita.
Le opere hanno riscosso apprezzamenti da parte delle due critiche d’arte presenti, Simonetta Lux e Antonella Greco. Anche il primo cittadino, che ha pubblicamente confessato la sua grande passione per l’Africa, ha espresso un giudizio molto positivo nei confronti delle opere dei 500 artisti disabili, con alcuni dei quali si è intrattenuto pochi minuti prima dell’inaugurazione. “Pur non essendo mai stati in Africa – ha commentato – voi avete saputo raccontare benissimo i colori dell’Africa, il suo malessere e le sue speranze. Cercheremo di lavorare insieme, Comune, Provincia, Regione e Comunità di Sant’Egidio per organizzare un viaggio degli Amici in Africa, per vedere quali meravigliose persone vivono là”. Veltroni ha quindi raccontato l’esperienza di raccolta dei soldi vissuta dai ragazzi di numerose scuole romane, che hanno deciso di contribuire alla realizzazione di scuole in Africa (Kigalli, Sibacus). “Spero che questi quadri – ha concluso dopo avere elogiato la Comunità per quanto ha fatto e sta facendo con il progetto Dream – vengano trasformati da disegni dell’Africa in vite in Africa perché il ricavato della vendita di questi quadri diventerà pillole che andranno a salvare vite umane”.
Pier Vincenzo Rosiello
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