Comunità di S.Egidio


 

02/02/2008

SANT'EGIDIO HA 40 ANNI
QUELL'ONU IN MEZZO TRASTEVERE

 

La chiamano «l'Onu di Trastevere» e la curiosità manifestata da George W. Bush durante il suo soggiorno romano è solo l'ultima, prestigiosa riprova di un clamoroso successo diplomatico, culturale e umanitario. AI punto che sarebbe ormai impossibile pensare una certa Roma senza la Comunità di Sant'Egidio. Intendiamo «quella certa Roma» non solo cattolica (attenzione, perché sarebbe riduttivo) ma ben più in generale convinta che questa città abbia un preciso retaggio storico, secolare: guardare con consapevolezza politica al resto del mondo, mediare nei conflitti, cercare la via della ragione e non quella istintiva della guerra.

Inutile qui elencare le vittorie della Comunità trasteverina. Sono tante, tutte ragguardevoli. Ottenute per di più con uno stile assolutamente non italiano (quasi anti-italiano): contatti ad altissimo livello ma rigorosamente lontani dalla ribalta e dai suoi riflettori. Verrebbe da pensare a un metodo anglosassone se non fosse, per paradosso, assolutamente intriso di una cultura latina e mediterranea. Ovviamente la migliore. Per questo Bush ha chiesto di incontrarli: perché la Comunità di Sant'Egidio, con il progetto Dream sull'Aids in Africa, sta ottenendo risultati assai migliori di quelli inseguiti da importanti fondazioni statunitensi. Il tutto parte da Roma. Con comprensibile stupore di mister Bush.

Un altro grande merito della Comunità è che i risultati ottenuti in un quarantennio di sforzi diplomatici non l'hanno resa estranea al tessuto cittadino. Anzi. Lo sforzo verso i più deboli ha assunto un sapore straordinariamente non provinciale: perfetto per una contemporaneità fatta di immigrazione, fusione di razze e culture, di incontro-scontro tra religioni, di nuove povertà e drammatiche emarginazioni.

Se ogni tanto la nostra città riesce a fornire risposte adeguate a molte tragedie del nuovo millennio, il merito va attribuito anche alla Comunità e agli strumenti di cui dispone. Chiunque governerà in futuro il Campidoglio farà bene a ricordarlo. Così come non lo hanno mai dimenticato, bisogna riconoscerlo, gli ultimi inquilini di quel colle.

Paolo Conti