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10/02/2008 |
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Celebrati a Roma i quarant’anni della Comunità di Sant’Egidio |
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Era il 7 febbraio 1968 quando Andrea Riccardi radunò un piccolo gruppo di studenti del liceo Virgilio nei locali della Chiesa Nuova a Roma. Il tema di quell’incontro era “la solitudine nella città”, uno spettro che cominciava ad agitare la società contemporanea. Da quell’incontro iniziò la storia della Comunità di Sant’Egidio che oggi conta oltre cinquantamila membri in più di 70 paesi del mondo. Vangelo e preghiera, amicizia, poveri, dialogo e pace sono il centro dell’impegno della Comunità di Sant’Egidio, riconosciuta nel 1986 come Associazione Pubblica di Laici dalla Santa Sede. Il primo febbraio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il 40° anniversario della nascita della Comunità di Sant’Egidio è stato ricordato con una solenne liturgia presieduta dal segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone a cui hanno partecipato in tanti. Oltre 70 vescovi e cardinali erano presenti alla celebrazione tra cui il cardinale Crescenzio Sepe legato da una antica amicizia con Sant’Egidio. Dalla Campania è intervenuto anche il vescovo di Amalfi-Cava mons. Orazio Soricelli. Numerose anche le presenze ecumeniche. Tra gli altri, l’arcivescovo Innokentij Vassiliev, del Patriarcato di Mosca della Chiesa Ortodossa Russa, a testimonianza del rapporto di amicizia tra cattolici e ortodossi che si va consolidando sempre di più. In questo senso va ricordata la consegna della chiesa di S. Maria del Buon Morire alla chiesa russa ortodossa da parte del cardinale Sepe lo scorso ottobre, durante il meeting di preghiera per la pace ospitato nella città partenopea, gesto che ha contribuito a rafforzare i rapporti di stima e di amicizia tra cattolici ed ortodossi. E a suggello di questo clima di cordialità è arrivato anche un caloroso messaggio di auguri per il 40° anniversario di Sant’Egidio da Aleksij II, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Nella sua omelia il cardinale Bertone ha ringraziato la Comunità di Sant'Egidio per l'opera che svolge a fianco dei poveri, degli ultimi e degli emarginati: "La vostra benemerita Comunità, come piccolo seme gettato nella terra, ha avuto inizio 40 anni fa – ha ricordato il cardinale Bertone - in un periodo storico turbinoso e complesso, segnato dall'ideologia e dal senso prometeico di un'umanità che voleva costruire se stessa e il mondo senza Dio o peggio contro di Lui". "Ecco allora che i poveri sono divenuti vostri amici e familiari, qui a Roma e nel mondo – ha proseguito il segretario di Stato - essi fanno parte della grande famiglia di Sant'Egidio, perché non sono solo assistiti, ma vengono accolti in un circuito di amicizia e familiarità. Penso in modo speciale alle vostre Comunità presenti in ogni continente e particolarmente in Africa, dove con la collaborazione di tanti africani appartenenti a Sant'Egidio, avete sviluppato un significativo impegno per i poveri, i carcerati, i bisognosi di ogni tipo, specialmente con il programma Dream, per la cura ai malati di AIDS, lottando con tanti mezzi contro questa grave e diffusa pandemia". Alla cerimonia è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano che ha rivolto ai membri della Comunità di Sant’Egidio un affettuoso saluto. Nonostante il difficile momento per la crisi di governo ha trovato “il tempo e la voglia di partecipare sapendo che avrei potuto rasserenarmi in un'oasi, chiamiamola così, nell'Italia che ci circonda così agitata e confusa in questo momento, in un'oasi di raccoglimento, un'oasi di rinnovato impegno attorno a valori alti che dovrebbero guidare, in effetti, chiunque voglia dedicarsi in Italia al bene comune”. Il Presidente ha avuto parole di riconoscimento e di augurio “a nome di tutti gli italiani che hanno avuto modi di conoscervi e di apprezzarvi……. per la dedizione che avete dimostrato alla causa della pace e dei diritti umani. La vostra è una comunità ecclesiale e sociale, guardate con intelligenza alle cose del mondo, mossi da passione cristiana”. E’ difficile riassumere quaranta anni iniziati all’indomani del Concilio Vaticano II, che coincidono con cambiamenti epocali in Italia e nel mondo. La Comunità di Sant’Egidio attinge la sua spiritualità dall’incontro con le Scritture, dalla preghiera, che raccoglie ogni giorno chiunque voglia mettersi in ascolto del Signore. Da qui nasce una proposta semplice e personale: è l'antico invito a diventare discepoli di Gesù e amici dei poveri. E proprio questo radicamento nella fede e nella solidarietà ha consentito a quel piccolo seme di crescere e di portare tanti frutti di amore e di bene. Questi sono i valori che continuano ad accompagnare la Comunità di Sant’Egidio all’inizio di quest’anno che non vuole essere celebrativo, ma di rinnovato impegno per i poveri e per il mondo intero.
Antonio Mattone
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