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La Comunità di S.Egidio, presente a Milano dal 1989 (il 7 febbraio ha celebrato a Roma il 40° della sua fondazione, ndr) da sei anni svolge un servizio prezioso distribuendo cibo e coperte ai senza fissa dimora che vivono alla Stazione Garibaldi, a Cadorna, e in centro (tra corso Vittorio Emanuele e piazza San Babila). L’iniziativa coinvolge quasi 60 volontari, chi per cucinare a casa propria le portate destinate ai poveri, chi per reperire i vivere dai luoghi di lavoro, chi per raccogliere indumenti e chi per distribuire beni di prima necessità in strada. Ogni martedì e mercoledì sera i membri della Comunità si ritrovano nella chiesa di San Bernardino in via Lanzone per una preghiera insieme alle 20 e poi si dividono per svolgere il loro servizio nei diversi punti della città «sostenuti dalla fraternità della Comunità e soprattutto dal Vangelo», dice Ulderico Maggi, responsabile di S.Egidio a Milano. «Incontriamo persone segnate dalla vita», spiega Maggi, le loro storie non sono «straordinarie» ma di «normalità». C’è chi perde il lavoro, anche a causa di una malattia o chi subisce una separazione … «La vita della strada è molto dura, vi si incontrano soprattutto uomini, per le donne è tutto più difficile, oltre che pericoloso». Eppure ci sono anche loro, come Tania, una donna russa che faceva la badante, «ma quando è morta la persona che accudiva non aveva più un posto per vivere e si è ritrovata per strada». L’incontro con Mario è dell’estate scorsa. Quando ha ricevuto lo sfratto esecutivo si è messo a cercare un appartamento più piccolo in affitto, «ma gli chiedevano pagamenti anticipati e anche lui è finito per strada». Se lo si vede per le vie di Milano «molto ordinato, con la giacca e la camicia», non viene da pensare a un clochard, «invece se lo si osserva da vicino ci si accorge che la sua camicia è scucita e sul volto si notano i segni della strada, che marcano le persone, anche nel loro aspetto esteriore».
Ma quello che accomuna tutti uomini, donne, vecchi e giovani, non è solo la mancanza di un alloggio, «ma la solitudine e l’isolamento, la mancanza di una famiglia che possa sostenere nei momenti di debolezza». Quasi nessuno decide di vivere per strada, «anche se qualcuno dice di averlo scelto», ammette Maggi, «perché quando si va a scavare nelle storie personali si capisce che il motivo è un altro e che qualche cosa è capitato». Per questo i volontari non si accontentano di un aiuto materiale, ma entrano in rapporto con l’altro. «Moltissime persone ci ringraziano non tanto perché portiamo panini, zuppa calda, carne, vestiti e coperte, che pure è importantissimo, ma perché ci fermiamo a parlare con loro. Ci siamo convinti che la fedeltà nell’amicizia a volte “guarisce” ferite profonde». Il rispetto poi della dignità dell’altro passa anche attraverso piccole attenzioni come chiamare ognuno per nome, salutare dando del lei, non calpestare il cartone su cui dormono perché è la loro casa…
Spesso chi vive per strada oltre a cedere alle dipendenze di alcol, droga e fumo, inizia anche ad avere problemi psichici. «Penso a due persone che vivono a Cadorna - dice Maggi -, danno l’impressione di essersi persi nei meandri della loro mente, ma allo stesso tempo l’amicizia, il tornare a trovarle a giorni fissi, chiamarle per nome li aiuta a “riemergere” e sui loro volti rispunta il sorriso». Gli homeless sono soprattutto uomini tra i 20 e i 50 anni, ma ci sono anche ragazzi e anziani italiani, in crescita il numero degli stranieri. «C’è anche chi esce dal carcere e non ha un posto dove andare – spiega il responsabile di S.Egidio -, tra loro spesso si incontrano persone che vogliono cambiare vita, ma non sanno da che parte iniziare o a chi rivolgersi». A volte scattano sentimenti di «orgoglio, paura e vergogna», per questo alcuni ex detenuti vengono addirittura da altre città. I senza dimora sono aiutati dai volontari anche a ottenere una residenza virtuale per poter ricevere la posta, la pensione o lasciare un recapito quando cercano lavoro. Dopo qualche anno di strada infatti non sono più neppure registrati all’anagrafe, perdono il medico di base. «Anche quando un nostro amico non si trova nel luogo dove normalmente vive - spiega Maggi - andiamo a cercarlo e chiediamo nei vari ospedali se è stato ricoverato».
«In città ricche come la nostra non si muore certo di fame, ma di freddo e questo capita ogni anno. La memoria delle persone che vivono per strada è molto importane per la Comunità, per questo ogni anno organizziamo una preghiera (domenica prossima). Vogliamo dedicare la nuova guida a due amici che sono morti nel 2007».
Uscita la guida «Michelin dei poveri»
«Dove mangiar, dormire, lavarsi» è la nuova guida del 2008 realizzata dalla Comunità di S.Egidio con il contributo del Comune di Milano per i clochard che vivono in città. Per il capoluogo lombardo questa è la prima edizione, mentre a Roma sono già alla diciottesima. La guida nasce dalla conoscenza diretta delle persone che vivono per strada e dei loro bisogni, come la mancanza di mezzi per spostarsi e le poche notizie che dispongono sui servizi che offre il territorio. Spesso i senza fissa dimora hanno i loro canali di informazione, soprattutto il passaparola, ma è anche vero che l’accesso ai servizi non è sempre immediato. L’eccessiva burocrazia e le troppe procedure spesso scoraggiano i possibili utenti che per ottenere una tessera devono fare prima un colloquio (magari in un altro ufficio) o devono rivolgersi agli sportelli in determinati giorni e orari. Per chi nella vita ha priorità diverse non è semplice accettare di adeguarsi al “sistema”. La “Michelin dei poveri” – così è già stata ribattezzata – invece è semplice, 160 pagine in formato tascabile, con informazioni essenziali sui servizi, accompagnate da simboli. Molti indirizzi e riferimenti sono stati segnalati dagli stessi homeless. La guida è pensata per gli utenti che devono districarsi nella “giungla” dei servizi alla persona di cui Milano è ricca. La Comunità di S.Egidio ne ha stampate 5 mila copie e le ha regalate ai suoi assistiti durante il tradizionale pranzo di Natale nel dicembre scorso. La distribuzione gratuita del vademecum continua attraverso i volontari che la consegnano a clochard che incontrano la sera quando portano un pasto caldo e le coperte. Altre copie potranno essere richieste alla Comunità di S.Egidio (santegidio.milano@gmail.com), ai servizi citati nella guida, in Comune o al Centro di aiuto della Stazione. “Dove mangiare, dormire, lavarsi” sembra non dimenticare nessuna categoria di persone: anziani, malati, stranieri, ex detenuti, donne maltrattate, alcolisti, tossicodipendenti … per tutte le necessità ci sono indirizzi, numeri di telefono, giorni e orari di apertura, compresi i mezzi di trasporto per raggiungere ogni luogo. Nell’edizione del 2009 l’idea è di includere anche la mappa di Milano. La guida verrà aggiornata ogni anno, peer questo l’invito è di inviare nuove segnalazioni alla e-mail milanodove@gmail.com. (l.b.)
Presentazione il 14 in metrò
Giovedì 14 febbraio alle 18 nel mezzanino della metropolitana (fermata MM1 Cairoli) sarà presentata a Milano la guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi” realizzata dalla Comunità di S.Egidio con il contributo del Comune di Milano. Interverranno Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, scuole e politiche sociali; Fabrzio Ravelli, giornalista di Repubblica; don Gino Rigodi, fondatore di Comunità Nuova; Mario Mozzanica, docente all’Università Cattolica, e per S.Egidio Ulderico Maggi. Per informazioni, scrivere a milanodove@gmail.com.
Luisa Bove
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